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Estorsione a sindaca Appendino, ex portavoce voleva "vuotare sacco"

I titoli delle 8 di Sky TG24 del 18/10

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Nei verbali degli interrogatori, resi nell'ambito dell'inchiesta sull'estorsione nei confronti del primo cittadino da parte di Luca Pasquaretta, la sindaca ha spiegato che l'uomo voleva andare in procura chiamandola in causa per due episodi a suo dire compromettenti

"Voleva vuotare il sacco" in procura. Sono le parole della sindaca di Torino, Chiara Appendino, scritte nei verbali degli interrogatori resi ai pubblici ministeri Enrica Gabetta e Gianfranco Colace nell'ambito dell'inchiesta sull'estorsione nei confronti del primo cittadino da parte del suo ex portavoce Luca Pasquaretta. Secondo la sindaca, "era solito sfogarsi in maniera colorita" e voleva andare in procura chiamandola in causa per due episodi a suo dire compromettenti. Pasquaretta, "diceva in giro che mi voleva bene e mi stava proteggendo", spiega la sindaca. Ed è anche per questo motivo, oltre che per il fatto di non essersi mai sentita minacciata, che il rapporto tra i due non si è interrotto. Fino allo scorso primo febbraio, un venerdì pomeriggio. "Dopo che ho appreso della vicenda giudiziaria di Pasquaretta, in particolare dell'accusa appresa a mezzo stampa - sottolinea Appendino - che riguarderebbe appuntamenti con i miei assessori per interessi privati, non ho avuto più contatti con lui".

La vicenda

L'ex braccio destro l'avrebbe minacciata per ottenere un nuovo incarico dopo la cessazione, il 3 agosto 2018, del suo contratto di lavoro in Comune. Era stato l'assessore al Commercio, Alberto Sacco, a riferire alla sindaca delle presunte manovre con cui, secondo l'accusa, Pasquaretta aspirava a ottenere nuovi lavori. La prima circostanza compromettente è legata alla consulenza che Pasquaretta aveva ottenuto dal Salone del Libro nel 2017 e per la quale è tuttora indagato per peculato. Il giornalista diceva "in giro" che Appendino era a conoscenza di quella consulenza, questione per la quale in un primo momento è stata indagata, ma la sua posizione è stata stralciata e si profila una richiesta di archiviazione.

L'uso della macchina di servizio

L'ex portavoce, inoltre, "sosteneva che io avevo usato la macchina di servizio per andare a Ivrea per un impegno del partito", si legge nei verbali. "Nulla da nascondere", secondo Appendino: "In auto verso Ivrea ero con un pubblico ufficiale, un poliziotto municipale. Inoltre avevo già testimoniato in procura sulla consulenza per il Salone del Libro", ricorda la sindaca ripetendo di essere stata lei a convincerlo a restituire i cinquemila euro dell'incarico.

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