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Riconoscimento facciale, oltre 3 miliardi di foto nella app utilizzata dalla polizia Usa

3' di lettura

Il New York Times ha scoperto l’esistenza di una applicazione che consente di risalire, da una singola immagine di una persona, a tutte le foto pubbliche dell'interessato o dell'interessata: “Potrebbe essere la fine della privacy come la conosciamo”

Mentre in Europa si valuta la possibilità di mettere al bando il riconoscimento facciale nei luoghi pubblici per cinque anni, gli Usa viaggiano in un’altra direzione. Il New York Times ha scoperto infatti l’esistenza di una applicazione mai vista prima. Si chiama Clearview e consente di risalire, da una singola immagine di una persona, a tutte le foto pubbliche dell'interessato o dell'interessata. Inclusi i link di dove queste foto appaiono. Lo strumento sta rivoluzionando il modo di lavorare dell’Fbi e delle diverse forze dell’ordine che lo hanno acquistato ma, fa notare il quotidiano, può “mettere fine alla privacy così come la conosciamo”. 

Chi c’è dietro

Clearview è stata fondata da Hoan Ton-That, un australiano appassionato di tecnologia con un passato da modello e Richard Schwartz, uno dei consiglieri di Rudolph Giuliani quando era sindaco di New York. Fra i suoi iniziali sostenitori finanziari figura invece Peter Thiel, il miliardario dietro a Facebook e Palantir. 

Come funziona

Basta caricare sulla app una foto - o un frame di un video - con un volto per risalire a tutte le immagini corrispondenti della persona. Il software cerca infatti in un database con oltre tre miliardi di fotografie pubbliche prese da siti web, YouTube e social network. Se un profilo è privato, viene ignorato dall’algoritmo. Ma se lo stesso profilo in un primo momento era “aperto” ed era già stato scansionato, è troppo tardi. 

I casi risolti grazie a Clearview

Oltre all’Fbi e al Dipartimento per la sicurezza interna, più di 600 polizie a livello locale hanno iniziato a utilizzare Clearview nell’ultimo anno. Anche se, spiega il New York Times, non esiste un elenco completo di agenzie che, una volta terminato il periodo di prova di 30 giorni, hanno acquistato il servizio. Qualche esempio: un uomo accusato di abusi sessuali su minori sarebbe stato individuato perché la sua faccia, riflessa sullo specchio di una palestra, appariva nella foto condivisa da un’altra persona. In Florida, l’autore di un furto in un negozio è stato scoperto grazie alle immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza che hanno permesso alla polizia di risalire a un profilo Facebook. È bastato un tatuaggio per confermare l’identità del ladro.

Il rischio Grande Fratello

Certo, molti poliziotti che fanno l’upload delle immagini non sanno che stanno contribuendo ad arricchire il database di Clearview. È soltanto uno dei problemi legati all’utilizzo di un software di questo tipo. Il riconoscimento facciale infatti è una tecnologia controversa, non ancora in grado di fornire risultati certi e con pesanti ricadute sulla privacy dei cittadini. Come fa notare il New York Times, il rischio è che diventi impossibile camminare per strada senza essere riconosciuti. Basterà fotografare qualcuno per risalire alla sua identità. Insomma, è stato infranto un tabù e a farlo non è stato il Governo o un gigante della Silicon Valley ma una piccola start up. 

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