Videogiochi, arte o danno? Il dibattito continua

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L’annosa querelle prosegue. “E’ sintesi tra creatività e innovazione”, dice il direttore generale Aesvi 

Videogioco opera d’arte o prodotto da guardare con diffidenza per l’influenza (negativa) che può avere sulla crescita dei ragazzi? Dopo la polemica delle scorse settimane alimentata dall’ex ministro dello Sviluppo Calenda, ci ha pensato il New York Times con un suo articolo a fare pendere l’ago della bilancia dalla parte dell’intrattenimento elettronico.  Abbiamo chiesto a Thalita Malagò, Direttore Generale di AESVI (l’Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani) se l’editoriale del prestigioso quotidiano americano sia un punto di svolta per la concezione generale del prodotto. “Il videogioco è un’opera complessa, che realizza una sintesi tra creatività e innovazione tecnologica e rappresenta ad oggi la frontiera più avanzata e promettente dell’industria culturale – risponde - . In base ai dati raccolti da AESVI nel 2017, sono cinque le parole più comunemente associate al concetto di videogioco: divertimento (39%), interazione (28%), competizione (26%), intrattenimento (26%), immersività (23%). Parole che riflettono la capacità del videogioco di coinvolgere l’utente attraverso un’esperienza completa, che rappresenta l’evoluzione di quanto le opere culturali storicamente hanno offerto al pubblico nel corso dei secoli”. 

“Il videogioco non solo è un rappresentante della cultura contemporanea, - prosegue - ma ne è un rappresentante illustre. Luogo intellettuale ed emotivo di sperimentazione, di creazione di nuovi linguaggi, di interazione sociale e di esplorazione del mondo, il medium ha dimostrato in pochi decenni di vita di avere tutte le carte in regola per assumere un ruolo centrale nella cultura contemporanea e futura, nel punto ideale di congiunzione tra l'arte, la tecnologia, la comunicazione di massa e l'intrattenimento”.

“Da un lato, il videogioco può assumere i connotati di uno strumento in grado di veicolare contenuti culturali verso un pubblico sempre più difficile da raggiungere mediante gli strumenti tradizionali. Dall’altro, può assumere anche i connotati dell’opera artistica, come dimostrato dalle esperienze del MoMA di New York o del Victoria & Albert Museum di Londra. Luoghi di arte e cultura che al videogioco hanno dedicato installazioni, percorsi espositivi e museali, con la possibilità per il pubblico di scoprire la profondità dello sforzo creativo che risiede all’interno di esso”, conclude la Malagò. Insomma, il pezzo del New York Times ha segnato un altro punto a favore dei videogames, almeno fino alla prossima polemica.  

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