Brevettata la protesi che rigenera tendini e legamenti

Tecnologia
Immagine di archivio (Getty Images)
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Il supporto, ideato dai ricercatori dell’Università di Bologna, è in grado di farsi colonizzare dalle cellule che riparano il tessuto, per poi degradarsi naturalmente 

Le operazioni ai tendini e i legamenti, per risolvere alcuni dei problemi fisici più comuni in special modo tra gli atleti, potrebbero presto raggiungere un punto di svolta: sarà infatti sufficiente impiantare al paziente un supporto che sostituisca e poi rigeneri la parte danneggiata. La protesi è stata brevettata da un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna, e rappresenta ad oggi un esempio unico nel suo genere. Il team ha sviluppato, fino a questo momento, una fase avanzata di prototipo, che è stata realizzata anche grazie alla collaborazione con alcune eccellenze internazionali del settore, come Gianluca Tozzi dello Zeiss Global Centre dell'Università di Portsmouth e Gwendolen Reilly dell’Università di Sheffield.

Rigenerazione del tessuto

Il titolo scelto dall’ateneo bolognese per brevettare la nuova tecnologia è “Scaffold multiscala gerarchico elettrofilato per la rigenerazione e/o sostituzione del tessuto tendineo/legamentoso e metodo di produzione”. Il termine inglese scaffold sta ad indicare un supporto che, nel caso specifico, riesce a replicare gli aspetti meccanici, fisiologici e morfologici di un tessuto estremamente complesso. Grazie a un processo definito elettrofilettatura, il dispositivo, una volta impiantato, è in grado di farsi colonizzare dalle cellule, che passo dopo passo vanno così a rigenerare totalmente il tessuto danneggiato. Secondo Alberto Sensini, uno dei ricercatori che ha contribuito alla realizzazione del dispositivo, questa tecnologia permette “di simulare tutti gli elementi che compongono un tendine o un legamento umano”.

Supporto degradabile o permanente

Un’altra particolarità del supporto, che lo renderebbe particolarmente prezioso al fine di ridurre il numero di interventi chirurgici per i pazienti, è la capacità di degradarsi in modo naturale con il diffondersi dei tessuti rigenerati. Tuttavia, i ricercatori ritengono che cambiando il materiale di cui è composto il dispositivo si potrebbero mettere a punto protesi definitive, che non si riassorbano e possano dunque sostituire in modo permanente legamenti o tendini non più riparabili. Negli ultimi mesi, l’invenzione ha già riscosso successo in occasione della presentazione ad alcuni eventi internazionali, come il Biovaria di Monaco di Baviera e il World Congress of Biomechanics di Dublino. 

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