Usa, giudice blocca la pistola in 3D: stop alle info per stamparle

Lo stop alla diffusione dei progetti è per ora solo temporaneo (Fotogramma)
3' di lettura

Lo stop è arrivato a poche ore dalla pubblicazione online delle istruzioni per fabbricare le armi: contro il via libera si sono schierati otto Stati americani. Anche il presidente americano Donald Trump con un Tweet aveva definito la pubblicazione senza senso

Lo stop è arrivato all'ultimo minuto: in Usa un giudice ha bloccato all'ultim'ora, poco prima che divenisse legale, la distribuzione on-line delle istruzioni in 3D per fabbricare armi da fuoco. Da oggi, primo agosto, doveva essere legale negli Stati Uniti scaricare da Internet i progetti e i codici per stamparsi una 'pistola fantasma' con una stampante 3D. 

Il progetto

In realtà, però, i progetti sarebbero stati già di fatto scaricabili dallo scorso 27 luglio. E, secondo la rivista Wired, sono già stati "scaricati migliaia di volte". L'iniziativa, in un Paese periodicamente sconvolto da stragi di massa spesso compiute con armi acquistate legalmente, è frutto di un accordo del governo di Donald Trump con l'azienda che vuole commercializzare i piani, la Defense Distributed. Tuttavia la stessa posizione dell'amministrazione Trump è risultata ambigua: martedì 31 luglio si era infatti espresso al riguardo lo stesso presidente americano per evidenziare la sua perplessità: "Sto esaminando le pistole di plastica stampate in 3D, vendute al pubblico. Ho già parlato con la NRA (la potente lobby delle armi) e non sembra avere molto senso!".    

Lo stop

Per adesso comunque c'è lo stop imposto dal tribunale, anche se solo temporaneo: il giudice federale, Robert Lasnik, di Seattle, nello Stato di Washington, ha infatti accettato la richiesta in tal senso di otto diversi Stati e del Distretto di Columbia, definendo l'accordo con il gruppo Defense Distributed come "arbitrario e capriccioso". Venti procuratori dello Stato avevano anche scritto al ministro della Giustizia, Jeff Sessions, e al Segretario di Stato, Mike Pompeo, per denunciare l'accordo tra il governo e l'azienda definendolo "profondamente pericoloso e con un potenziale impatto senza precedenti sulla sicurezza pubblica".    

Una questione delicata

Tutto era iniziato lo scorso giugno, quando, dopo una lunga battaglia giudiziaria, il governo federale aveva autorizzato la Defense Distributed a caricare online gli schemi numerici per fabbricarsi da soli, in casa, un'arma con una stampante 3D. L'oggetto è di plastica, ma funziona come una vera e propria arma, e potenzialmente è non rintracciabile né rilevabile dai metal detector. Il tema è molto sensibile negli Stati Uniti, dove ogni anno circa 30mila persone muoiono per colpi da armi da fuoco: il Paese è profondamente diviso sul tema del controllo delle armi personali, ma negli ultimi tempi è sempre più crescente il movimento che chiede una maggiore regolamentazione. Ancora più sorprendente è che Trump stesso sembra opporsi a questo nuovo modo di armarsi. La NRA, che è la lobby principale a favore delle armi da fuoco e riunisce i principali produttori del settore, non si è espressa sul tema, ma potrebbe non vedere di buon occhio questa nuova competizione.

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