Smartphone usati a insaputa dei proprietari per produrre criptovalute

Tecnologia
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Secondo la società americana di sicurezza informatica Malwarebytes un malware, diffuso attraverso pubblicità ingannevoli su dispositivi mobili, è in grado di sfruttare in maniera fraudolenta la potenza di calcolo dei cellulari per battere la valuta virtuale Monero

L’energia di milioni di smartphone Android viene sfruttata per produrre la moneta virtuale Monero. Lo ha rivelato Malwarebytes, una società americana di sicurezza informatica che ha scoperto una campagna che coinvolgerebbe circa 800mila persone al giorno. Secondo i ricercatori il conio della criptovaluta sarebbe reso possibile da una pubblicità ingannevole che invita gli utenti ad entrare in alcuni siti, da dove prende il via un malware che infetta i dispositivi.

Il malware

Le "malvertising", parola inglese composta da 'malicious' e 'advertising', utilizzata per descrivere le pubblicità ingannevoli, spingono gli utenti a cliccare su un link che consente agli autori della frode di sfruttare la potenza di calcolo degli smartphone per produrre criptovaluta. Nello specifico, ad essere coniata è il Monero, la 13esima valuta digitale per capitalizzazione con un valore unitario di oltre 290 dollari. Durante la frode, però, gli utenti vengono "avvisati" dai siti in cui atterrano attraverso una segnalazione di "attività sospetta" che può essere sospesa inserendo un codice disponibile nella schermata. Secondo Malwarebytes lo sfruttamento degli smartphone, utilizzando buona parte della loro potenza di calcolo, può compromettere le performance del dispositivo mobile. 

Non solo attraverso computer

Secondo i dati della società americana di sicurezza informatica, due dei siti infettati hanno registrato oltre 30 milioni di visitatori al mese, con un tempo di permanenza medio di 4 minuti. In questo modo, per Malwarebytes, i promotori della campagna, che sarebbe attiva dal novembre 2017, sono stati in grado di estrarre Monero per diverse migliaia di euro al mese. La scoperta di questa attività, che prende il nome di "cryptojacking", ossia utilizzo fraudolento dei dispositivi per coniare monete virtuali, dimostra che oltre ai computer possono essere utilizzati anche gli smartphone per dare vita a nuova criptovaluta

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