Dopo il lockdown, Berlino

La capitale tedesca affronta con cautela i nuovi aumenti di contagi, cercando di mantenere la concentrazione sul futuro: cambiamento climatico e rapporti europei restano al centro del dibattito.
Ecco la quinta e ultima tappa del nostro reportage europeo

Cauta, scrupolosa. Mascherine nei mezzi pubblici e nei negozi, distanziamento preventivo, le attività e le scuole già proiettate verso l'autunno. I contagi aumentano anche in Germania, in questa fine estate, ma Berlino si tutela introducendo tamponi obbligatori per chi rientra dalle zone a rischio.

Una prima differenza che noto, rispetto all'Italia, è che non ci sono distributori pubblici di gel igienizzante: sta a ciascun cittadino la responsabilità di portarlo con sé.

La disciplina tedesca è proverbiale e si esprime anche in questo contesto di imprevedibilità sul piano dei contagi e delle conseguenti norme sanitarie.

Già in aeroporto, a Berlino, cartelli ben visibili indicano le aree dove i viaggiatori possono fare i tamponi. Sui mezzi di trasporto poster e cartelli di facile interpretazione anche per chi non parla il tedesco ricordano le norme di sicurezza principali. Tutti le seguono.

Non c'è aria di paura, però, né tanto meno si respira agitazione. Anzi, l'impressione è che sul fronte del turismo Berlino stia vivendo una stagione migliore di altre città europee, incluse Barcellona e Parigi dove siamo transitati all'inizio del nostro reportage.

La "buona reputazione" della Germania nella gestione dell'emergenza ha richiamato in città molti tra i turisti stranieri che hanno scelto di viaggiare all'estero questa estate. L'aumento di contagi, poi, è arrivato in ritardo rispetto a Spagna e Francia, che mentre arrivo a Berlino stanno già vivendo l'incubo delle cancellazioni di massa delle prenotazioni alberghiere.

"Con il Covid i politici vedono l'aria e il mare più puliti e mettono da parte le leggi sul cambiamento climatico. Ma è un effetto solo temporaneo. Stiamo perdendo tempo".

Clara Mayer, attivista Fridays For Future

Nonostante l'emergenza Coronavirus, in Germania il dibattito sul cambiamento climatico non si è arrestato. Può darsi che in alcuni casi gli effetti del lockdown - la riduzione delle emissioni inquinanti dovuta allo stop di fabbriche e attività - sia stato interpretato in maniera fin troppo entusiastica, però.

Ne è convinta Clara Mayer, 19enne attivista di spicco del movimento Fridays For Future Berlin. La intervistiamo nel giorno in cui la cancelliera Angela Merkel incontra Greta Thunberg e altri attivisti in occasione del secondo anniversario dal primo "sciopero per il clima".

"I politici si sono sentiti meno sotto pressione durante l'emergenza Covid sulle tematiche ambientali, sottolineando a più riprese gli effetti positivi del lockdown. Ma sono conseguenze solo temporanee, che spariranno nel momento in cui la vita tornerà alla normalità. Intanto avremo perso mesi preziosi per agire con norme specifiche", aggiunge Clara.

"Di fatto, il Coronavirus ci fa fare passi indietro nella lotta al cambiamento climatico. Ed è triste perché invece siamo a un punto di svolta: è il momento di investire per le giuste battaglie".


Per questo il movimento Fridays For Future non si è mai fermato: da inizio pandemia, quando le manifestazioni sono state interrotte per ragioni sanitarie, le campagne di sensibilizzazione si sono spostate online e sono state seguitissime sui social.

La Porta di Brandeburgo durante il lockdown e oggi, contornata di turisti.

Berlino viene considerata centrale nel coordinamento tra Paesi europei, anche per quanto riguarda la sfera della ricerca. Ecco perché incontriamo Sabine Greiner dell'Italienzentrum, centro studi universitario della Freie Universitat che gestisce gli scambi e i progetti di collaborazione tra ricercatori italiani e tedeschi.

"Chiaramente è un problema per la ricerca procedere in buona parte online, senza poter fare brainstorming di persona, il nostro è un lavoro che si basa sullo scambio di idee e teorie. Ma non abbiamo mai temuto che i rapporti si interrompessero, che le frontiere europee restassero chiuse. I contatti che abbiamo tra università sono frutto di anni e questo non lo cancelli neanche in sei mesi. E' nei tempi di crisi, come nel matrimonio, che vedi se hai un partner affidabile o no".

E sul fronte ERASMUS? "L'ultimo semestre purtroppo è andato", dice Sabine, "Per il nuovo anno vedremo, non siamo ancora alla fine delle iscrizioni perché iniziamo i corsi solo il 2 di novembre. Per ora ne abbiamo la metà di quelle che normalmente abbiamo".

Ci spostiamo a Friedrichshain, zona est della città che ospita diversi celebri club che attirano ogni anno migliaia di berlinesi e visitatori stranieri. Al centro RAW incontriamo la berlinese Emiko. Emiko balla, recita, ha fondato la sua impresa di tour guidati Berlinsidestories... E' il modello perfetto di "esperta di sopravvivenza" in città. Caratteristica che le è servita a rimanere a galla in questa fase di emergenza che ha portato molti locali a chiudere i battenti o ad annullare gli eventi, azzerando i ricavi per artisti e performer.

Alcuni club che hanno spazio all'esterno sono rimasti aperti e si sono reinventati: organizzano piccoli concerti, cinema, mercatini dell'usato oppure ospitano esposizioni d'arte. E' il caso del celebre Berghain che si è trasformato in un museo visitabile in attesa di poter tornare alle vecchie attività notturne.

"Ma non è lo stesso, né in termini di cultura locale - perché qui quella dei club è una vera e propria identità sociale - né in termini di ricavi. Per molti è difficilissimo resistere. Ecco perché bisogna essere flessibili, creativi, reinventarsi".


La sera ritroviamo Emiko nella sua "seconda veste": mi ha invitata ad assistere a uno spettacolo di burlesque nel locale dove lavora come ballerina, il Kleine Nachtrevue. "Siamo stati fortunati perché abbiamo potuto riaprire: il posto è molto piccolo e funziona anche con clientela ridotta", racconta.

"Abbiamo cercato di trarre spunto dalla situazione ed essere creative: la nostra titolare ha cucito delle mascherine a tema utilizzando alcuni vecchi reggiseni. All'ingresso del locale igienizziamo le mani, manteniamo il distanziamento, serviamo le bevande ai tavoli e non al bancone".

Il mio tempo di viaggio è finito, torno a Milano dopo aver attraversato Lisbona, Barcellona, Parigi, Stoccolma e, per ultima, Berlino. Ciascun Paese europeo vive climi, atmosfere, norme diverse.

Passando di fronte all'immagine stilizzata del celebre bacio Honecker-Brezhnev, nel tunnel del terminal in aeroporto, non posso non chiedermi se a posteriori - quando usciremo dall'emergenza - non finiremo per pentirci di non esserci coordinati meglio, soprattutto tra vicini di casa.