Wimbledon, perché tennisti e tenniste sono sempre vestiti di bianco: storia e curiosità

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È dalla prima edizione, datata 1877, che il total white non ammette deroghe. Ma in tempi recenti c'è stata una apertura per le tenniste e qualcuno inizia a sperare che l'arcobaleno conquisti l'erba londinese

Il torneo di Wimbledon 2026 ha preso il via ufficiale il 29 giugno, con il numero 1 del ranking ATP Jannik Sinner che sogna di ripetere l'impresa di un anno fa. Nel circuito dello Slam, Wimbledon è il torneo più prestigioso, è quello che ogni tennista sogna di vincere almeno una volta nella vita. Ma Wimbledon non è solo agonismo, è una liturgia laica che ha il suo simbolo nel colore bianco. Colore che primeggia anche al di fuori dei campi in erba. La storica club house questo richiede. Resta una regola rigidissima in campo e chi, in passato, ha provato a trasgredirla è stato immediatamente richiamato al total white. 

Il total white è una regola dal 1877

Il bianco è regola portante del dress code di Wimbledon fin dalla prima edizione del torneo, datata 1877. All'epoca a giocare erano solo aristocratici e ricchi, abituati a indossare il bianco quotidianamente per rivendicare il loro status sociale, l'unico a permettere di lavare i vestiti con regolarità, mentre il popolo era costretto ad abiti più rozzi e scuri per coprire lo sporco. Quella che inizialmente era una consuetidune snob è diventata regola scritta, segnata anche nel decalogo presente nel sito ufficiale, solo nel 1963, quando il bianco divenne colore esclusivo dello Slam. Ma non da subito è stato fissato il total white come norma assoluta. Agli inizi la formula prevedeva un dress code "prevalentemente bianco", è solo 30 anni dopo, nel 1995, che si è passati al "quasi tutto bianco" e, appena 12 anni fa, nel 2014, al bianco assoluto che comprendesse anche suole delle scarpe, reggiseni, fasce e polsini. Al punto che anche gli sponsor hanno dovuto adeguarsi.

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Le regole del total white

Il total white di Wimbledon ha regole ferree. Come detto, vale fin dal momento in cui i giocatori entrano in campo e riguarda la quasi totalità del suo abbigliamento, scarpe e lacci inclusi. Il bianco deve essere bianco, il color crema e il bianco sporco sono banditi. Sono accettate strisce colorate sul bordo della scollatura o al polsino della manica, con uno spessore massimo consentito di un centimetro. Discorso simile per berretti, fasce per capelli, bandane, polsini, calzini, intimo, gonne e pantaloncini, in cui il bordo colorato di un centimetro è ammesso lungo la cucitura esterna. Supporti e attrezzature mediche, come tutori o tape, possono essere colorati solo se assolutamente necessario. 

I tennisti contrari

Non tutti i tennisti hanno sempre apprezzato questo tipo di restrizioni. Andre Agassi arrivò addirittura a saltare il torne per protesta nel 1988 e nel 1990, mentre nel 2013 destarono polemica le suole arancioni delle scarpe di Roger Federer. Nick Kyrgios, nel 2022, si mostrò particolarmente provocatorio indossando un berretto rosso e sneakers Jordan rosse e bianche. 

La deroga

Ci sono altre ragioni, oltre alla tradizione nobiliare del torneo, dietro l'imposizione del total white. Motivi che mischiano l'aspetto pratico a quello estetico. I capi colorati rendono infatti più evidenti le macchie di sudore, non all'altezza dello spettacolo offerto dal più prestigioso torneo al mondo, e il bianco rende meno fastidioso il sole che, nel mese di luglio, si fa sentire persino nella tendenzialmente uggiosa Londra. C'è però una deroga concessa alle partecipanti al torneo femminile: per loro è ammesso l'uso di pantaloncini intimi di colore medio/scuro per evitare l'imbarazzo delle macchie di sangue durante il ciclo mestruale, a patto che siano rigorosamente a tinta unita e non più lunghi dei pantaloncini o della gonna.

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