Addio a Osvaldo Bagnoli, allenatore dello storico scudetto del Verona

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Si è spento a 91 anni l'uomo che portò il tricolore nella città scaligera nel 1985. In Serie A aveva allenato anche Inter e Genoa

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Il calcio piange Osvaldo Bagnoli. Si è spento a 91 anni, a Verona, l’allenatore che fece sognare la città scaligera portandola alla vittoria dello storico scudetto del 1985. Bagnoli, che in Serie A aveva allenato anche altre squadre, dall’Inter al Genoa, è morto all'ospedale Borgo Roma di Verona (gli aggiornamenti e le reazioni su SkySport.it). Era affetto da una lunga patologia neurodegenerativa. I funerali saranno martedì 21 luglio nella basilica di San Zeno a Verona. Il sindaco Damiano Tommasi ha proclamato il lutto cittadino e nella stessa giornata - informa il Comune - quale ulteriore segno di cordoglio e partecipazione della comunità veronese, la bandiera civica sarà esposta a mezz'asta in tutte le sedi comunali. 

Osvaldo Bagnoli in una foto recente

Nato a Milano, aveva giocato con i rossoneri

Di famiglia operaia della Bovisa, quartiere popolare di Milano, Bagnoli era nato il 3 luglio 1935, da poco aveva compiuto 91 anni. Gli esordi da calciatore nell'Ausonia, storica società milanese, poi il passaggio al Milan. In carriera ha giocato per Verona, Udinese, Catanzaro, Spal e Verbania.

In una foto storica ai tempi del Verona mentre parla con un calciatore - ©IPA/Fotogramma

Da allenatore era stato protagonista soprattutto a Verona, con lo scudetto del 1985 apice di una carriera che lo avrebbe poi visto protagonista di un altro evento straordinario con la vittoria a Liverpool del suo Genoa, prima italiana di sempre a espugnare Anfield.

La carriera da giocatore e poi quella da allenatore

Da giovane centrocampista Bagnoli era arrivato al Milan, dove trovò il Barone Nils Liedholm a prenderlo sotto la sua ala, poi iniziò a girare per l'Italia, incrociando per la prima volta Verona, dove incontrò sua moglie. Dopo un po' di spola tra la A e la B un paio di infortuni che lo costrinsero a spostarsi in panchina, il posto dove la persona riuscì a emergere in tutte le sue qualità, e a lasciare il segno in varie piazze: Fano, Cesena e poi la città veneta, in un decennio ricco di gioie e di storie. "Quell'impresa resta una delle pagine più belle e sentimentali del nostro calcio", ha dichiarato il presidente della Figc Giovanni Malagò. Poi il Genoa e l'Inter, in un biennio non troppo fortunato: un secondo posto al primo anno, alle spalle del Milan, e un esonero al secondo, segnato dai contrasti con gli olandesi Wim Jonk e Denis Bergkamp, per chiudere la carriera a 59 anni.

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