The Affair 5, la recensione degli episodi 9 e 10

Leggi la recensione del nono e del decimo episodio della quinta e ultima stagione di The Affair , in onda su Sky Atlantic ogni martedì alle 21.15. - Julia Goldani Telles, le foto più belle dell'attrice di The Affair

The Affair, scopri lo speciale sulla serie

The Affair, stagione 5, episodio 9

Il nono episodio della stagione finale di The Affair è un concentrato di #metoo, tematica peraltro affrontata senza prendere una posizione netta, un po' come se la serie volesse ricordarci che il fatto di non avere una verità oggettiva è uno dei suoi tratti stilistici fondanti. Ha senso quando si ha a che fare con qualcosa di così controverso? A dire il vero, non è preciso dire che The Affair non prende posizione: semplicemente ci mostra posizioni diverse, lasciando agli spettatori il compito di farsi un'opinione in merito. Ma andiamo a vedere cos'è successo in questo terz'ultimo capitolo della serie.

Con l'intervista in uscita, Noah cerca di avvisare Helen e la sua famiglia, ma Helen riceve una telefonata proprio da Petra, ed è da lei che viene a sapere ciò che sta per accadere. Solloway, però, in questo episodio non è al centro della narrazione, ma è piuttosto - paradossalmente, o forse no - una figura "di contorno" in riferimento alle due donne più importanti della sua vita: Helen, ovviamente, e Whitney. E' dura vedere i personaggi di Maura Tierney e Julia Goldani Telles essere obbligati ad avere a che fare con le conseguenze di una tempesta da loro sicuramente non scatenata ma altrettanto sicuramente subita: di nuovo, Noah ha un effetto distruttivo sulle loro esistenze, e questa volta le implicazioni etiche sono ancora più pesanti.

Noah è un molestatore, uno stupratore? Di sicuro è figlio della sua epoca, del modo in cui è stato cresciuto e della società in cui ha vissuto, dunque non stupisce che il suo rapporto con l'altro sesso sia quantomeno problematico. E' un uomo che usa le donne? Non più di quanto a volte le donne usino gli uomini. E' un violento? Verrebbe da dire di no, quantomeno non ha una natura violenta. Ma tornando alla domanda di prima: è un molestatore, uno stupratore? Di nuovo, spetta allo spettatore l'ardua sentenza. 

Il dialogo tra Helen e l'ex marito dopo la telefonata di Petra non ci dà informazioni certe, ma ribadisce un concetto purtroppo noto a molti ormai: il presunto molestatore è assolutamente sicuro di non aver fatto niente di male. E' bene ripeterlo, non sappiamo cosa sia o non sia effettivamente successo, ma il fatto che Solloway non prenda neanche in considerazione il fatto di poter avere almeno una parte di responsabilità...beh, la dice lunga su quanta strada dobbiamo ancora fare come società.

Helen, che, per fortuna o purtroppo, conosce fin troppo bene il soggetto in questione è tendenzialmente certa che, nonostante sia ben lontano dall'essere un santo, non abbia potuto violentare nessuno. Però qualche momento di dubbio ce l'ha. Quando poi però scopre che questo brutto scherzo è stato organizzato da Sasha - è stato lui a mettere la pulce nell'orecchio a Petra, che poi a sua volta ha contattato Eden - solo per togliere il nome di Noah dall'adattamento di Descent, allora torna sui suoi passi. O meglio, ha sempre il desiderio di uccidere quell'idiota del suo ex marito, ma almeno ha la certezza (più o meno) che non sia un violentatore. Poco male, però, perché chiunque altro pensa che lo sia. 

Con Whitney le cose però vanno diversamente. Nonostante anni e anni di rabbia e disprezzo nei suoi confronti, il personaggio di Julia Goldani Telles vede suo padre in maniera molto più obiettiva rispetto a sua madre. La breve visita a Furkat - che dà prova di essere il bas****o di sempre, altro che illuminazione interiore! - serve a livello narrativo per mettere in scena le tematiche della manipolazione e del peso che hanno i rapporti di potere quando di tratta di violenza, sia fisica sia psicologica, tematiche che torneranno più avanti, al momento della "chiacchierata" in aereo con Audrey.

Il fatto che le due si ritrovino proprio sullo stesso volo è ben lontano dall'essere un caso. L'interazione con Audrey - la studentessa del college stroncata da Noah nella terza stagione che però alla fine è diventata una scrittrice piuttosto di successo - è intensa, e porta in scena un aspetto a cui forse si pensa troppo poco: cosa succede ai familiari e degli amici delle persone che vengono accusate di certi crimini o comportamenti? Che impatto ha tutto ciò sulle loro vite? Anche Audrey, però, ci fa riflettere: è vero che sono gli uomini come Noah - quelli che più di tutti sembrano "normali" se non addirittura "evoluti" in riferimento al rapporto tra i sessi - i peggiori nemici di donne come loro, donne che potrebbero effettivamente arrivare al potere nei loro rispettivi campi? Questo episodio lancia parecchi spunti di riflessione, non c'è che dire. 

La scena del chiarimento tra Whitney e Colin è molto tenera, con lui che riconferma il suo amore e che le chiede di non arrendersi e di credere in lui e in loro. E' evidente che Colin in questo momento serve come rappresentante di quella parte della popolazione maschile in cui di certo non possono dire di rientrare Noah, Sasha e Furkat, e non è un caso che si tratti di un uomo giovane, di un ventenne.

La riappacificazione viene però interrotta dall'arrivo dei genitori di lei e di Trevor e Stacey, tutti preccoupati perché Whitney non ha risposto al telefono per tutto il giorno. Quando Helen cerca di spiegare che quel pasticcio è colpa di Sasha, Whitney, furibonda, esplode: basta giustificazioni, suo padre, purtroppo, è proprio l'uomo descritto in quell'articolo. E' la stessa persona che, una notte di tanti anni fa, pensò bene di provarci con una ragazza molto, molto, molto più giovane di lui, salvo scoprire che era sua figlia. "Ho visto il modo in cui guardi le donne...come se fossero delle prede!" abbaia Whitney, ed è veramente il colpo di grazia per tutti, anche per lei, costretta ad ammettere a sé stessa una verità così sconvolgente.

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The Affair, stagione 5, episodio 10

Il penultimo episodio di The Affair 5 è quasi interamente dedicato non solo a Noah e Helen, ma addirittura a Noah e Helen che, finalmente, dopo anni e anni parlano apertamente e in maniera costruttiva di quanto accaduto quella maledetta estate a Montauk e delle conseguenze dell'affaire di Noah con Alison, il terremoto che ha distrutto la loro famiglia e che ha segnato un prima e un dopo nelle loro esistenze. Meglio tardi che mai!

Tralasciando i primi minuti - ambientati a casa di Whitney, che prima spara a sua madre un pesantissimo "Non voglio diventare come te!" e poi sgancia la bomba defintiva, cioè il fatto di non volere suo padre al suo matrimonio -, tralasciando la ricerca del certificato di nascita e tralasciando la parte in cui Helen è in macchina con la giovane coppia di hippy in fuga, il resto dell'episodio vede in scena praticamente solo Maura Tierney e Dominic West, che, casomai ce ne fosse stato bisogno, non fanno altro che ricordarci non solo che sono due attori di altissimo livello, ma anche che, a volte, per fare un buon drama bastano dei dialoghi ben congegnati e due professionisti della recitazione.

Andiamo dunque al cuore dell'episodio, alla "chiacchierata" a casa di Noah e a quella "passeggiata" tra le colline arse dal sole. Dopo aver passato la notte dal suo ex marito, che ha pensato bene di ubriacarsi per non pensare a quanto fa schifo la sua vita attualmente, Helen passa all'attacco: vuole sapere cos'è successo quella maledetta notte di cui ha parlato Whitney, notte che Noah non pensa due volte a definire come la peggiore di tutta la sua vita. La litigata viene però interrotta da un poliziotto che li avvisa che il fuoco è sempre più vicino, e che bisogna evacuare la zona. Helen se ne va senza l'introvabile certificato di nascita della figlia (ma non prima di sputare un velenosissimo "Ti auguro di bruciare!"), mentre Noah, fatalistico, decide di restare, perché lì c'è tutto ciò che è rimasto della sua famiglia, cioè scatoloni e scatoloni di foto e disegni.

Si ritroveranno dopo poco tempo, lei bloccata nel traffico, lui - che nel frattempo ha trovato il certificato e ha fatto un salto nel passato con la registrazione della dichiarazione di Alison alla polizia - intenzionato ad aggiustare quel poco che di aggiustabile ancora (forse) c'è. Per farla brevissima, Solloway propone di tagliare per le colline a piedi, e la sua ex moglie, dopo un'iniziale riluttanza, accetta di seguirlo. Nonostante tutto.

La camminata - tranquilla a parte la scena in cui i due devono scendere da un'irta parete rocciosa - è ovviamente la scusa per costringere i personaggi di Tierney e West a passare del tempo insieme, e quale occasione migliore per rivangare il passato e magari, FINALMENTE, chiarire alcune questioni in sospeso e sanare alcune ferite che, dopo anni, sono ancora laceranti?

Quel "Hello friend..." del finale, quando Helen si risveglia in ospedale dopo essere stata morsa da un serpente (a proposito, ok con il dramma, ma questo forse è stato un tantino esagerato, cara Sarah Treem!), lascia intendere che ormai la riconciliazione tra gli ex coniugi Solloway è completa: ora le ferite - quelle letterali e quelle metaforiche - possono cominciare a rimarginarsi. Forse.