House of the Dragon 3, il banchetto della regina. Recensione dell'episodio 3
Dopo essersi presa il trono di spade, Rhaenyra è costretta a fare i conti con la crisi economica della capitale, prendendo decisioni scomode e scegliendo da che parte stare. La nuova puntata dello spin-off e prequel di Game of Thrones è su Sky e Now, disponibile anche on demand
“Inquieto giace il capo di chi indossa la corona”. E scomodo è un trono in ferro ottenuto dalla fusione di centinaia di spade. Che essere monarca non sia semplice, Rhaenyra lo comprende subito. Il terzo episodio della terza stagione di House of the Dragon, spin-off e prequel di Game of Thrones targato HBO, su Sky e Now dal 6 luglio e disponibile on demand, è una lunga testimonianza di quanto l’onere dell’essere regina superi l’onore. Approdo del Re è a pezzi, le casse della Fortezza Rossa sono vuote, tra i corridoi i ratti corrono indisturbati e il popolo reclama il pane. E siccome le brioche di Maria Antonettiana memoria hanno ancora da venire, a Rhaenyra non resta che andare a cercarlo da chi, negli anni di guerra, lo ha accumulato.
I dubbi di Rhaenyra
Quella interpretata da Emma D’Arcy continua a essere una regina in bilico. Indecisa, a tratti persino riluttante, desiderosa di preservare l’eredità e la memoria del padre Viserys il Pacifico, di governare come lui ha fatto e come lui avrebbe voluto, ma dilaniata da una serie di doveri e incombenze e minacciata dal suo stesso essere donna in un mondo di uomini. “Ho corteggiato il popolo da lontano ma non mi sono ancora presentata da regina”, dice mentre scopre, poco a poco, di non poter sperare di ottenere il consenso della gente, dell’aristocrazia e del clero. Rhaneyra deve compiere delle scelte, scelte strategiche che avranno un peso, mentre la faida interna alla sua famiglia è ancora lungi dal potersi considerare conclusa.
Il confronto con Alicent
Dopo essere state a lungo separate dai chilometri, confinate in due fortezze distinte e distanti, Rhaenyra e Alicent (Olivia Cooke) si ritrovano. Ed è sul loro rapporto, ritrovato e ricostruito su sentimenti contrastanti, che Clare Kilner e Sara Hess, regista e sceneggiatrice, costruiscono il perno di questo terzo episodio. Le due regine, quella con la corona e la vedova, si confrontano in dialoghi serrati, sospese tra l’affetto di quando erano bambine e il rancore alimentato dal sangue familiare reciprocamente versato, si scambiano sguardi diretti, evidenziati da efficaci primi piani.
La loro è una relazione ambigua: Rhaenyra continua a colpire Alicent senza provare alcun piacere nel farlo, Alicent incassa senza realmente perdonare, ma è nell’amica di un tempo che Rhaenyra cerca rifugio e consiglio sentendosi incompresa dagli uomini che la circondano. Entrambe sono donne che hanno scoperto cosa significa avere potere in un mondo profondamente maschilista. Hanno sofferto e sono state costrette a prendere decisioni difficili. Non si può regnare senza perdere se stesse, dice Alicent, ma Rhaenyra non ha intenzione di cedere, vuole essere la monarca che fu il padre, ma Viserys, incalza Alicent, si era costruito un mondo tutto suo all’interno del quale loro non sono mai entrate.
Da che parte stare
La scelta di campo di Rhaenyra avviene durante un banchetto che è profondamente diverso da quello con cui, nella prima stagione, Viserys aveva provato a ricompattare una famiglia allo sfascio, poco prima di morire. Una cena dalle luci soffuse in cui la regina mette la corte davanti alla realtà da cui si è nascosta, al cospetto delle sue responsabilità. In un episodio dai ritmi lenti, costruito sui dialoghi e quasi esclusivamente in spazi chiusi, vengono gettate le basi per il ritorno all’azione, prendendo tempo per scavare nell’animo di una protagonista sempre più in difficoltà. Il femminile, nella sua corporeità oltre che nello spirito, viene messo al centro della scena, reso sempre più protagonista mentre i personaggi maschili – inclusi il Daemon di Matt Smith e il Corlys di un intensissimo Steve Toussaint - cedono il passo e fanno da contorno. La Danza dei Draghi è, sempre più, una questione di genere.