'Un volto, due destini', la recensione del quinto e penultimo episodio della serie tv

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Linda Avolio

Leggi la recensione del quinto e penultimo episodio di 'Un volto, due destini' (la serie è disponibile on demand e in streaming su NOW TV) - ** ATTENZIONE: SPOILER **

'Un volto, due destini', cos'è successo nel quinto episodio

Il quinto e penultimo episodio di Un volto, due destini si apre nel passato, all’inizio del Novecento, con Domenico Onofrio Tempesta e suo fratello minore Vincenzo in viaggio verso l’America, la terra delle opportunità.

 

Giunti a Three Rivers, i due trovano lavoro come conciatori. Mentre Domenico mette tutto sé stesso nel lavoro per fare colpo sui superiori e fare carriera – così sputerà metaforicamente in faccia a chi lo ha umiliato e lo ha sempre trattato da poveraccio –, Vincenzo si dedica più a correre dietro alle ragazze e alle donne, anche sposate, della zona. Mentre Domenico costruisce pressoché da solo la propria casa in un lotto di terreno acquistato col sudore della propria fronte, Vincenzo passa le sue giornate a vivacchiare in compagnia della sua scimmietta. In compenso qualcosa in comune i fratelli Tempesta ce l’hanno: odiano i nativi, in particolare Nabby Drinkwater, che lavora con loro.

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Sperando di dare una lezione al fratello e di fargli passare i bollori, Domenico fa una soffiata a un poliziotto della zona, che torna a casa giusto in tempo e coglie la moglie in flagranza di reato. Parte un colpo di pistola…e Vincenzo passa a miglior vita. Tempesta, che intanto ha già iniziato a buttare giù il manoscritto della sua vita, promette di prendersi cura della sopracitata scimmietta…ma da omuncolo meschino qual è, nel giro di un paio di giorni la fa fuori, gettandola nel fiume chiusa nella sua gabbietta.

 

Nel presente sono passati circa sei mesi dall’incidente di Dominick. Dalla televisione apprendiamo che la Guerra edl Golfo è in pieno svolgimento. Durante una seduta con la dottoressa Patel scopriamo che Dom non è più andato a trovare Thomas, che, peraltro, ormai sta molto meglio e si è ambientato. Il personaggio (principale) di Mark Ruffalo è piuttosto abbattuto: ha fallito e ha deluso suo fratello. Come se non bastasse, ha scoperto che suo nonno non era per niente una bella persona, come credeva la sua povera madre. Pace all’anima sua, e per fortuna che non ha fatto in tempo a leggere quell’assurda autobiografia! La dottoressa Patel, però, è di altro avviso: forse tra quelle righe potrà scoprire qualcosa di sé, forse sua madre lo sapeva. Forse gliel’h dato proprio per questo motivo.

 

Di nuovo nel passato, vediamo Domenico vestito di tutto punto, pronto a conoscere la sua futura moglie, comprata a caro prezzo. Sì, comprata, una volta era consuetudine. Lei si chiama Prosperina Tucci…e lui, che non la reputa all’altezza, troppo brutta, si alza e se ne va. Rocco, il fratello di Prosperina, il businessman, lo avvisa: guarda che quella sa fare il malocchio! Tempesta è inamovibile. Gli viene allora offerta Ignazia, un’altra sorella…e Ignazia è bellissima e col carattere di una guerriera. La poverina prova a opporsi, ma è pur sempre una donna, peraltro siciliana, all’inizio del Novecento, e per lei non c’è scampo.

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Domenico al prezzo di una moglie alla fine si porta a casa entrambe le sorelle Tucci: una gli darà i necessari eredi, l’altra terrà in ordine la casa. Tempesta, che è ben lontano dall’essere un gentleman, possiede Ignazia con la forza. Prosperina prova a difenderla, anche perché i litigi sono all’ordine del giorno. Minaccia il suo “proprietario,” maledicendolo: non avrà mai un figlio maschio, e il nome Tempesta sarà sempre circondato da malattia e morte, per le prossime sette generazioni.

 

Nel 1991, Dom ingoia il disgusto e continua a leggere. Una sera, però, gli arriva un messaggio sulla segreteria telefonica. E’ Ralph Drinkwater, che gli suggerisce di far fare il test dell’HIV a suo fratello. Il giorno dopo, il personaggio (principale) di Mark Ruffalo irrompe come una furia nell’ufficio di Lisa Sheffer, che anzitutto lo fa calmare e, di nuovo, lo rimette al suo posto, ma che poi gli dice che richiederà il test, anche se, personalmente, crede che questo sia del “semplice” panico omosessuale. Il povero Thomas viene costretto con la forza a fare un prelievo di sangue, sotto gli occhi pieni di angoscia e senso di colpa del suo gemello.

 

In flashback scopriamo che la maledizione di Prosperina si è avverata: Ignazia dà alla luce una bambina, bionda e col labbro leporino, ma poi muore. Domenico, con in braccio la neonata Concettina (la madre dei gemelli), esce in giardino e vede un coniglio. Sperava di averli sterminati tutti quei malefici animaletti, e invece… “L’orgoglioso nome dei Tempesta sarebbe morto con me…” è la sua amara riflessione in quel momento.

 

Dessa a va trovare Dom per vedere come sta. C’è una novità: ha iniziato a fare volontariato presso il reparto di pediatria. Si mette a sfogliare il manoscritto, ma il suo ex marito non vuole che lo legga, e glielo toglie brutalmente dalle mani. Farfuglia qualcosa, parla di una non precisata maledizione sulla sua famiglia…e lei, molto preoccupata, gli risponde che non esiste nessuna maledizione, e, soprattutto, che non può portare sulle sue spalle l’intero peso del mondo. Lui reagisce malissimo: non si rinuncia da un giorno all’altro a una persona a cui si vuole bene, non la si abbandona sui due piedi, ma lei cosa può saperne?!

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Il risultato del test è negativo. Dom a quel punto va a parlare con Ralph: perché gli ha suggerito di richiederlo? Drinkwater inizialmente è restio, ma poi canta: pare che un prigioniero, un certo “John Wayne”, si sia intrufolato di notte nella stanza di Thomas, senza che le guardie muovessero un dito. E ovviamente il carcere non vuole che questa cosa sia resa pubblica. Esiste però un report di quell’incidente…e Ralph riesce a procurarglielo. D’altronde, chi fa caso a un inserviente?

 

L’avvocato a cui si rivolge Dom vorrebbe approfittarne per fare una class action e spillare un bel po’ di soldi alle istituzioni coinvolte, ma lui vuole solo proteggere suo fratello. Vuole giustizia. Chiede così aiuto a Leo – che ne approfitta per comunicargli che Danny e Dessa si sono ufficialmente lasciati –, che finge di essere il suo legale e che, nel parcheggio di un ristorante, avvisa il dottor Hume: o rilasceranno Thomas, oppure renderanno pubblica questa storiaccia.

 

Il 25 aprile del 1991 Thomas finalmente viene rilasciato. Hume e gli altri presenti, però, suggeriscono fortemente di farlo ammettere in una struttura adeguata alla sua condizione. Anche Lisa Sheffer è di questa opinione. Prima di andarsene, il personaggio di Rosie O’Donnell snocciola a quello di Mark Ruffalo un’amara verità: è arrogante, e non apprezza quanto impegno ci vuole per fare ciò che loro fanno. Nonostante ciò, lei si batterà ancora per Thomas, e cercherà una struttura adatta a lui e ai suoi bisogni, in modo da alleviare anche il peso sulle sue spalle.

 

Una volta fuori, Dom chiede al gemello cosa voglia fare per festeggiare. “Festeggiare cosa?” chiede spaesato Thomas, che però una richiesta ce l'ha: vorrebbe andare a vedere La Cascata.

'Un volto, due destini', il commento al quinto episodio

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Non si può aprire il commento al quinto e penultimo episodio di Un volto, due destini se non con un doveroso elogio al calabrese Marcello Fonte, qui negli scomodissimi panni di Domenico Onofrio Tempesta, il nonno dei fratelli Birdsey, un uomo meschino, spregevole, violento e manipolatore, un’interpretazione assolutamente degna di nota per l’attore italiano, diventato famoso al grande pubblico solo recentemente, nel 2018 per la precisione, grazie al film Dogman di Matteo Garrone. Forse agli spettatori americani la sua presenza non dirà molto, ma per noi italiani, ammettiamolo, è sicuramente un valore aggiunto.

 

Riguardo Domenico Onofrio Tempesta non c’è molto da aggiungere, invece, perché ciò che vediamo nei flashback riesce a restituire alla perfezione la sua vera indole, a dispetto di come lui stesso si descrive nella sua autobiografia. In questi salti nel passato, però, ci viene comunque rivelato un dettaglio fondamentale: la maledizione di Prosperina. Ed è proprio a questa presunta maledizione che Dom si appiglia per tentare di spiegare la valanga di sfortuna, di sofferenze e di tragedie che ha investito non solo la sua esistenza, ma anche quella di sua madre e di suo fratello. Ovviamente si tratta di una spiegazione totalmente priva di senso, come gli dicono sia la dottoressa Patel, sia Dessa…ma si sa, quando si soffre è difficile pensare con lucidità.

 

Dom comincia questo episodio in totale stato di rassegnazione: che senso ha combattere quando hai addosso il malocchio? E’ abbattuto, e come dargli torto. Ritrova un po’ di carica grazie al messaggio di Ralph: lottare per sé stesso forse non avrà senso, ma lottare per suo fratello sì. Deve averne. Mark Ruffalo non è mai stato così bravo come in questa miniserie, ed è un vero e proprio piacere vederlo vestire i panni dei gemelli Birdsey, in particolare in quelli di Dominick.

 

Notevole anche l’interpretazione di Rosie O’Donnell, specialmente nelle ultime scene. Anche Lisa Sheffer, come la sua collega psichiatra, ha chiaramente capito che Thomas non è l’unico ad avere bisogno d’aiuto; ciononostante, non esita a dare a Dom un bel, per usare un’espressione gergale statunitense, reality check, mettendolo di fronte a una delle sue qualità meno attraenti, la sua arroganza per l’appunto.

 

Toccante il finale, con Thomas che chiede innocentemente al fratello per quale motivo debbano festeggiare. Sarà mai veramente libero? La risposta è scontata per noi spettatori, ma è scontata anche per Lisa Sheffer, per la dottoressa Patel, e per il dottor Hume. Solo Dominick, ostinatamente convinto di avere ragione – desideroso di avere ragione, perché non averla significherebbe che quella non è stata una vittoria, bensì l’ennesimo fallimento – non sembra aver capito che forse l’unica persona a cui ha fatto un favore è sé stesso. Specialmente dopo aver saputo da dove arriva parte del sangue che gli scorre nelle vene.

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