Il complotto contro l'America, la recensione dei primi due episodi

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Linda Avolio

Leggi il riassunto e la recensione dei primi due episodi de 'Il complotto contro l'America'. La miniserie è interamente disponibile On Demand e in streaming su NOW TV. - OVVIAMENTE CI SONO SPOILER PER CHI NON HA ANCORA VISTO GLI EPISODI

Il complotto contro l'America, cos'è successo nel primo episodio

Newark, New Jersey, giugno del 1940. L’assicuratore ebreo Herman Levin, convinto sostenitore di Roosevelt, è disgustato dalla retorica antibellica di Charles Lindbergh – l’aviatore-eroe conosciuto in tutto il mondo per essere stato il primo pilota a fare una traversata in solitaria dell’Oceano Atlantico –, ma ciò che lo fa veramente infuriare è l’antisemitismo veicolato dai suoi discorsi (ndr, nei primi decenni del secolo scorso gli ebrei in America non se la passavano proprio benissimo; la comunità ebrea, infatti, non era perseguitata, ma non era neanche assimilata al tessuto sociale come lo è oggi): com’è possibile che gli americani non si accorgano di quanto sta accadendo? Com’è possibile che Lindbergh, uomo dalle note simpatie filo-naziste (simpatie peraltro ricambiate dagli alti ufficiali del Terzo Reich, come dimostra una certa medaglia datagli in dono da Hermann Göring), sia in corsa per la presidenza della più grande democrazia del mondo? 

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Il complotto contro l'America, la trama della serie tv

Herman non riesce a crederci, ma suo fratello Monty e il suo amico Shepsie – l'addetto ai cinegiornali del cinema locale, uno che, nel bene e nel male, è comunque sempre informato su quanto sta accadendo oltreoceano, per esempio la resa della Francia e il bombardamento dell’Inghilterra – hanno una visione nettamente più obiettiva, e sanno bene che al di fuori del quartiere ebraico in cui vivono non c’è proprio tutta questa simpatia per gli ebrei americani.

 

Anche Mr. Levin, però, a un certo punto è costretto ad aprire gli occhi e a rendersi conto di come la situazione stia pian piano andando a rotoli. In vista di una promozione imminente, Herman porta la sua famiglia a vedere la casa che avrebbe intenzione di acquistare, una bella villetta con giardino sul retro in un quartiere decisamente più prestigioso. Un posto tutto per loro e molto più vicino al suo ufficio, dunque due piccioni con una fava.

 

Sanford (detto Sandy) e Philip, i suoi due figli – il primo adolescente, con una grande passione per il disegno e con una grande ammirazione per Lindbergh, il secondo ancora alle elementari e piuttosto confuso su quanto sta accadendo attorno a lui –, sono entusiasti, ma sua moglie Bess non se la sente di trasferirsi: da piccola è cresciuta in una via dove l'unica famiglia ebrea era la sua, dunque sa bene cosa significhi avere il dito puntato addosso ogni giorno. Soprattutto, sa bene cosa significhi crescere isolati, e non è questo che vuole per i suoi figli. Inoltre quel pub tedesco con avventori tedeschi e decisamente pro Hitler non promette nulla di buono. Alla fine, Herman decide di rifiutare la promozione: la sua famiglia viene prima di ogni altra cosa.

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Il complotto contro l'America, il cast della serie tv. FOTO

Intanto Evelyn Finkel, la sorella maggiore di Bess, ha un ultimo incontro col suo amante, un certo Angelo, un italiano che è sposato e che non ha nessuna intenzione di lasciare sua moglie. La delusione è tanta, ma forse il destino ha in serbo una bella sorpresa per lei. Dal sud, infatti, si è da poco trasferito a Newark il rabbino Lionel Bengelsdorf, un gentiluomo d’altri tempi e d’altre maniere. Rimasto vedevo qualche anno fa, il rabbino, un simpatizzante di Lindbergh, sembra decisamente bendisposto nei suoi confronti: forse c’è ancora una speranza, forse finalmente Evelyn potrà presentare a sua madre – ormai anziana e con un inizio di demenza – un brav’uomo ebreo e potrà avere la sua fetta di felicità.

 

Sandy scopre per caso che Alvin, il nipote orfano di Herman, cresciuto da lui, è stato licenziato dalla stazione di servizio presso cui lavorava con l’accusa di furto. Il ragazzo si difende dicendo che ha preso la colpa al posto di un amico, ma, alla fine, la notizia arriva anche allo zio. Dopo un intenso scambio di opinioni, Alvin decide di andare a vivere per conto proprio, ma in realtà chiede ospitalità a un amico. Quando questo amico viene picchiato da alcuni tedeschi, c’è una sola cosa da fare: restituire pan per focaccia. Nel frattempo, il Paese si sta trasformando in un posto diverso, decisamente peggiore…e la colpa non è solo della propaganda di Lindbergh…

IL COMPLOTTO CONTRO L'AMERICA, COS'È SUCCESSO NEL SECONDO EPISODIO

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Il complotto contro l'America, tutto quello che c'è da sapere

Ottobre del 1940. La campagna di Lindbergh, contrario all’entrata in guerra degli USA, macina un successo dietro l’altro. Nonostante il parere di suo padre, fortemente contrario, e di sua madre, altrettanto contraria ma in maniera più moderata, Sandy prova una grande ammirazione per l'aviatore-eroe, e non si lascia scappare l’occasione di vederlo atterrare e scendere dal suo ultraleggero durante una delle ultime tappe (un arrivo da vera rockstar, tra l’altro, non c’è che dire!). Il giovane Levin, però, non è l’unico della famiglia a presenziare: anche Evelyn, infatti, si trova lì, in compagnia di Bengelsdorf.

 

Quando Bess viene a sapere da sua madre che la sorella sta frequentando il rabbino pro Lindbergh, un po’ ci rimane male, ma Evelyn la rassicura: Lionel è un brav’uomo, e non farebbe mai qualcosa che potrebbe mettere in pericolo gli ebrei americani. Ovviamente l’ancora per poco Miss Finkel è di parte: il suo interesse nei confronti di Bengelsdorf è infatti ampiamente ricambiato, e i due nel giro di poco cominciano a frequentarsi.

 

Grazie all’intercessione di Herman, Alvin ha trovato un altro lavoro, e ora fa l’autista per un magnate locale dell’edilizia, Abe Steinheim, ovviamente ebreo. Un uomo arrogante e prevaricatore, che si sente superiore a tutti. Un uomo che, però, l’ha preso in simpatia e che ha promesso di pagargli il college. Ma il giovane Levin al college non ci arriverà mai. Un giorno, stufo del modo di fare del suo capo, Alvin decide di mandarlo sonoramente a quel paese e di licenziarsi in tronco. Quando Herman viene a sapere quanto successo va subito a cercare suo nipote, ma suo nipote, disgustato da quanto sta accadendo e dal discorso di endorsement a Lindbergh di Bengelsdorf, è partito alla volta del Canada per arruolarsi nell’esercito di sua maestà: finalmente avrà la possibilità concreta di fare qualcosa per la sua gente…finalmente potrà andare ad ammazzare un po’ di nazisti!

 

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Il complotto contro l'America: alla scoperta della serie tv

Per sostenere economicamente la famiglia, Bess si mette alla ricerca di un impiego, e lo trova nel giro di poco tempo. Finisce a lavorare come commessa ai grandi magazzini, ed è proprio lì, immersa in quell’ambiente, circondata dai sostenitori di Lindbergh, che si rende sempre più conto di come buona parte degli americani non ebrei vede l’aviatore-eroe: come il salvatore della patria in un momento delicatissimo. Intanto Philip, sempre più confuso, si fa coinvolgere da un compagno di classe nell’ennesima marachella. Il ragazzino, però, allontanandosi dalle zone a lui conosciute comincia a vedere come vivono “gli altri”, i ricchi.

 

Le elezioni sono ormai vicine, e Bengelsdorf, con un accorato discorso, rende ufficiale il suo sostegno a Charles Lindbergh, che a suo parere non è un antisemita, ma solo un americano intenzionato a fare il bene del proprio Paese non trascinandolo in una guerra così remota (“La scelta è semplice: o Lindbergh, o la guerra!”). La cosa ovviamente crea qualche attrito a casa Levin a causa delle scelte e delle convinzioni di Evelyn. Tra un cinegiornale sul bombardamento dell’Inghilterra che causerà parecchi incubi al povero Philip e uno sull’occupazione della Polonia, Herman è sempre meno sicuro della vittoria di Roosevelt. Alla fine, infatti, a vincere le elezioni e a diventare il 33esimo presidente degli Stati Uniti d’America sarà proprio Lindbergh: gli USA non andranno in guerra, e l’antisemitismo e il populismo più becero prenderanno pian piano il sopravvento.

Il complotto contro l'America, la recensione dei primi due episodi

Il complotto contro l’America, l’adattamento dell’omonimo romanzo fantapolitico del 2004 di Philip Roth, è, per dirla in breve, un’ucronia distopica e una cautionary tale, come amano dire gli americani, cioè una storia che serve da ammonimento. Come non vedere infatti dei rimandi e dei paralleli tra quanto accade nella miniserie e quanto è accaduto negli ultimi anni e sta tuttora accadendo negli Stati Uniti (ma anche in svariate altre parti del mondo)? D’altronde David Simon e Ed Burns non sono due novellini: con maestria, le vicende narrate da Roth prendono vita, e, seppur ambientate ormai un’ottantina di anni fa, diventano spaventosamente contemporanee.

 

La famiglia Levin, una famiglia ebrea, rappresenta infatti un po’ tutte le minoranze a rischio (ieri erano gli ebrei, oggi e domani chissà a chi toccherà?), e i discorsi populisti di Lindbergh e dei suoi sostenitori in quanto a tono e modalità di comunicazione potrebbero tranquillamente essere usciti dalla bocca di politici (e non solo) contemporanei e ancora vivissimi. Inutile girarci attorno: allora come adesso, e poco importa che ci troviamo davanti a un’ucronia, il populismo non fa altro che dare voce a sentimenti già esistenti di disagio sociale…disagio prontamente convogliato verso il capro espiatorio di turno, cioè gli ebrei, le persone LGBTQ, gli immigrati, e via discorrendo.

 

Ma torniamo alla miniserie. Il primo episodio, decisamente introduttivo, ci presenta i Levin nella loro normalità. Eppure, nel giugno del 1940, mentre in Europa la guerra imperversa, anche gli USA, che grazie al New Deal rooseveltiano finalmente sono in piena ripresa, cominciano a mostrare i primi segnali di cambiamento. Uno sguardo di traverso, un commento a denti stretti: l’antisemitismo è strisciante, ma è ben presente. Le affermazioni di Lindbergh – un ammiratore di Hitler, sia nel mondo della serie che nel nostro, quello reale, qui trovate qualche informazioni in merito – sono la proverbiale benzina sul fuoco, e la sua vittoria permetterà alle fiamme di esplodere liberamente e fare danni.

 

Sotto questo aspetto, Il complotto contro l’America ricorda un po’ l'ottima Babylon Berlin. Anche lì i germi del nazismo e dell’antisemitismo ci sono già, infatti di lì a poco per la Germania si aprirà il capitolo più buio di sempre, eppure nella Berlino-Babilonia dell’industria cinematografica, dei locali notturni, dei cinema e delle feste sono pochissimi quelli che sembrano accorgersi di quanto sta realmente accadendo. Allo stesso modo, in una Newark che nel complesso se la passa benone dopo la Grande Depressione, non sono molti quelli che hanno veramente capito che Roosevelt questa volta potrebbe trovarsi in seria difficoltà.

 

Molto interessante la figura del rabbino Lionel Bengelsdorf, interpretato da un sempre ottimo John Turturro, e degno di nota il commento che fa Alvin dopo il suo discorso di endorsement a Lindbergh: quelle parole non sono rivolte a loro, agli ebrei, ma sono dirette al resto del Paese. Sono un “via libera” generale: se addirittura un rabbino è arrivato a sostenere l’aviatore-eroe e le sue posizioni, allora è tutto a posto, perché a quel punto non si può più essere tacciati di antisemitismo. Della serie: come ti sdogano la xenofobia nel giro di un paio di minuti. Eppure, siamo sicuri, più avanti Bengelsdorf sarà costretto a prendere atto del fatto che, nonostante le sue parole, gli ebrei americani agli occhi degli altri saranno sempre ebrei americani, e non americani ebrei.

 

Decisamente buone anche le performance del resto del cast, ma la più brillante è senza dubbio Zoe Kazan. Mentre Herman e Alvin si agitano e urlano indignati quando sentono le ultime notizie alla radio, alla sua pacata Bess quasi non servono parole: basta uno guardo, e noi spettatori capiamo subito cosa si agita dentro la sua testa. Ottimo anche il lavoro di ricostruzione a livello visivo – il cinema con i suoi cinegiornali, la strada in cui abitano i Levin, il microcosmo del quartiere ebraico in generale, gli abiti, gli accessori, gli arredamenti, insomma, ogni singolo dettaglio –, ma da HBO non ci aspettavamo niente di meno.

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