Euphoria: il trailer della serie tv in onda a settembre su Sky Atlantic

Arriva su Sky Atlantic, a settembre, Euphoria, la serie tv di HBO prodotta dal rapper Drake e interpretata dalla talentuosa Zendaya. Esplicita, emozionante, estrema, una produzione (destinata a un pubblico adulto) che racconta il complesso e controverso mondo in cui, a volte, vivono gli adolescenti oggi

Euforia: "sensazione accentuata di benessere con tendenza all'ottimismo e all'ilarità, talvolta artificialmente prodotta dall'uso di droghe o di eccitanti, o anche derivante da malattie nervose."

Questa è la definizione comune del sostantivo femminile che dà il titolo alla serie tv che vedremo su Sky Atlantic a partire da settembre. Ma questa è una mera esplicitazione tratta da un dizionario. Un cocktail analcolico di soggetti, verbi, aggettivi, mentre un’immagine, si sa, vale più di mille parole. Sicché, l’Euphoria di cui parliamo è qualcosa che forse non si era mai visto prima in televisione. Otto episodi che emozionano, stordiscono, inquietano, turbano. E in fondo è questo il compito di ogni opera d’arte: interpretare la realtà, cogliere lo spirito del tempo. Euphoria non ci fornisce risposte, ma ci costringe a porci domande. Una produzione, destinata a un pubblico adulto, che si trasfigura in una cartina di tornasole capace di mostrare senza filtri, ma con sincerità e partecipazione, il mondo in cui vivono oggi molti adolescenti. Certo, Euphoria concentra lo sguardo su situazioni estreme, violenze quotidiane, relazioni disfunzionali. Realtà che non appartengono a tutti. Però sono mondi con cui è necessario e importante confrontarsi.

Creata da Sam Levinson per HBO, e ispirata all'omonima miniserie israeliana, Euphoria ci racconta, con uno stile originale e contemporaneo, le storie di un gruppo di liceali americani coinvolti in una girandola di droghe, sesso, identità, traumi, amori, amicizie. Lo spettatore viene catapultato in un viaggio, in un trip a base di ossicodone, o peggio di fentanyl. Un mondo popolato di problematici e caratteriali adolescenti che postano video dei propri coetanei su YouPorn. Bullismo e disordini alimentari vanno a braccetto con tossicodipendenze e stupri. Insomma, un pasto nudo, come avrebbe detto William Burroughs, a inquadrare l’istante, raggelato, in cui si vede quello che c’è sulla punta della forchetta. Ma si tratta di una visione sempre consapevole e mai compiaciuta.

Grazie a un gruppo di giovani interpreti straordinari (tra cui spicca l’attrice, cantante e ballerina Zendaya, protagonista di Spider-Man - Far From Home), Euphoria è la cartina di tornasole di una generazione perduta tra smartphone e oppiacei. Ragazzi e ragazze cresciuti troppo in fretta, alla disperata ricerca di un amore, o forse semplicemente di un ritmo più lento, più naturale, anche se generato da una dipendenza, da un artificiale paradiso. E non si tratta di una spettacolarizzazione delle trasgressioni, né tantomeno di un moralistico rifiuto di una realtà comunque presente negli Stati Uniti, come in Europa.

Euphoria è una serie tv fluida, quanto il genere sessuale di Hunter Schafer, altra indimenticabile protagonista di questa opera che non ha paura di raccontarci il mondo in cui viviamo. Certo, parliamo di fiction piena di situazioni borderline, di momenti scioccanti, di scene violentissime di nudi maschili e femminili. Ma in fondo sono, con le dovute differenze, le stesse cose che troviamo nelle tragedie greche o nelle opere di William Shakespeare. Euphoria infine parla di noi, della nostra cognizione del dolore. Non a caso il primo episodio della serie inizia mostrandoci tutta la fatica della nascita, tutta la disperazione di venire al mondo. “Una volta ero appagata, felice, sguazzavo nella mia piscina privata primordiale. Poi un giorno per ragioni al di fuori del mio controllo, sono stata schiacciata ripetutamente, più e più volte dalla cervice crudele di mia madre...”, ci avvisa Rue, la protagonista. Insomma, Euphoria, non è una serie per tutti, ma è certamente un’occasione unica, spaventosa e meravigliosa per guardare l’abisso prima che l’abisso ci guardi.