Joy Division, 40 anni fa moriva Ian Curtis: la breve vita di una band passata alla storia

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Stefania Bernardini

Voce del gruppo post-punk di Manchester, Curtis si uccise a 23 anni il 18 maggio 1980, poco prima di partire per il primo tour americano. Con soli due album all’attivo, il quartetto è diventato una delle band più influenti della musica

Ian Curtis e i Joy Division, in soli due anni e mezzo di attività, sono riusciti a entrare nella storia della musica influenzando ancora oggi lo stile di vari artisti internazionali. Ma per descrivere la carriera della band si deve partire dall’atmosfera di fine anni ’70 britannica. Il racconto di cosa sono stati i Joy Division è breve e intenso con una triste conclusione: il suicidio di Curtis, voce del gruppo, a soli 23 anni il 18 maggio 1980. La band stava assaporando il successo del loro primo album “Unknown Pleasures” ed era in partenza per il primo tour americano. In occasione dei 40 anni dalla morte del cantante è stato organizzato un evento in streaming con protagonisti il chitarrista Bernard Sumner e il batterista Stephen Morris. Ospite di “Moving Through the Silence: Celebrating the Life&Legacy of Ian Curtis” è anche Brandon Flowers dei The Killers che spiegherà l’influenza di Curtis nella sua musica.

Gli esordi del gruppo

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Per comprendere quanto la band abbia cambiato le regole e preparato il terreno alle generazioni future si deve partire dalla Manchester di metà anni ’70 in piena scena punk. Il concerto dei Sex Pistols alla Lesser Free Trade Hall nel 1976 è stata la molla che ha dato vita ai Joy Division. Ad assistere alla performance ci sono Bernard Sumner, Peter Hook e Terry Mason, amici e compagni di scuola alla Salford Grammar School, che dopo l’evento decidono di formare un gruppo, gli Stiff Kittens, che a fine 1976 si esibisce all’Electric Circus. Nel 1977 i tre vengono contattati dal cantante Ian Curtis, la band cambia nome in Warsaw e perde Mason che lascia il posto alla batteria a Tony Tabac. I quattro iniziano a esibirsi come spalla dei Buzzcocks e nel 1977 i Warsaw entrano per la prima volta in una sala di registrazione. Ancora una volta il batterista viene sostituito, prima con Steve Brotherdale al posto di Tabac e poi con Stephen Morris.  

I Joy Division

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Nel dicembre del 1977 i Warsaw, con la formazione Curtis, Sumner, Hook e Morris, debuttano con l’EP “An Ideal for Living” con il quale la band inizia a raggiungere una certa popolarità. L’anno successivo, per non essere confusi con i Warsaw Pakt, un gruppo londinese, avviene il cambio di nome in Joy Division, scelto da Ian Curtis che in quel periodo stava leggendo “La casa delle bambole”, romanzo del 1955. Il nome prende spunto dalla sezione dei campi di concentramento nazisti nella quale si trovavano le prigioniere usate come schiave sessuali dagli ufficiali.

Unknown Pleasure

Per l’accordo tra i Joy Division e la Factory per la pubblicazione di un LP si deve però aspettare il 1979, quando la band produce “Unknown Pleasures”. Inizialmente considerato semplice post punk, il disco è uno dei migliori esempi musicali della new wave: il goth rock. L’album, dai suoni complessi, oltre al punk è influenzato dallo stile dei Doors, dei Black Sabbath e dei Velvet Underground. Ai toni baritonali e melodrammatici della voce di Curtis si uniscono una musica astratta e gelida e testi introspettivi. “Unknown Pleasures” viene accolto bene dalla critica e dal pubblico e per promuoverlo ulteriormente la band inizia un tour di supporto ai Buzzcocks che tocca varie città del Regno Unito e del Nord Europa. Il disco riesce a essere inserito nelle prime posizioni di varie classifiche redatte da riviste specialistiche di musica, mentre altri iniziano a considerare il gruppo la miglior band del 1980.

La morte di Ian Curtis

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Mentre la band acquista sempre maggiore notorietà ed è pronta a partire per un tour oltreoceano, cominciano ad aggravarsi i problemi di salute di Ian Curtis. In concomitanza di un paio di concerti il cantante ha alcuni attacchi epilettici. Intanto peggiorano anche i problemi tra il frontman e la moglie Deborah. La sera prima della partenza per il tour americano, Curtis, che si era trasferito per qualche settimana da Sumner, torna nella casa di Macclesfield per parlare con la compagna, ma resta da solo nell’abitazione. La mattina del 18 maggio 1980 è proprio Deborah a trovarlo impiccato alla rastrelliera della cucina. La morte di Curtis decreta la fine dei Joy Division: gli altri tre membri formano poi una nuova band, i New Order, non prima di pubblicare un album postumo “Closer” che riesce a conquistare la sesta posizione nella classifica inglese. Con il singolo “Love Will Tear Us Apart”, il più melodico, il gruppo raggiunge il successo e la consacrazione internazionale. Il brano era stato scritto dal cantante per raccontare la fine del suo matrimonio.

L’influenza di Ian Curtis e dei Joy Division

Anticonformisti e ribelli, i Joy Division sono lontani dall’immagine triste e desolata dell’era post punk. Durante i trasferimenti sul bus da una città all’altra nel corso dei tour si divertivano a mostrare il fondoschiena dai finestrini alla altre auto e il chitarrista Bernard Sumner ha rivelato che “non eravamo un gruppo cupo, greve e inavvicinabile. Di solito ci facevamo delle grandi risate”. L’anima della band era Ian Curtis la cui eredità artistica si ritrova in decine di album di numerosi altri musicisti. Con “Unknown Pleasures”, i Joy Division hanno segnato un’epoca e uno stile musicale con brani ermetici e tragici che mostrano il lato oscuro del rock.

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