Igor Stravinskij, vita e carriera di uno dei più illustri compositori del Novecento

Approfondimenti
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UNSPECIFIED - CIRCA 1987:  Igor Fedorovic Stravinskij or Stravinsky (Lomonosov, formerly Oranienbaum, 1882 - New York, 1971), Russian composer, later naturalized French and American citizen. Photographic portrait, 1914.  (Photo By DEA / G. DAGLI ORTI/De Agostini via Getty Images)

Cinquanta anni fa moriva uno dei più grandi maestri della musica del XX secolo. Russo naturalizzato francese e poi statunitense, la sua opera comprende composizioni d'ogni genere: dalle sinfonie alle miniature strumentali. Morto a 88 anni a New York, per sua stessa richiesta è stato seppellito a Venezia nel cimitero monumentale dell’isola di San Michele

Sono passati 50 anni dalla morte di Igor Stravinskij, uno dei più grandi compositori del Novecento. La sua opera musicale comprende composizioni di ogni genere, la maggior parte delle quali rientra nell’ambito del neoclassicismo e della serialità. Divenne popolare con i tre balletti composti durante il suo primo periodo: “L’uccello di fuoco”, “Petruska” e “La sagra della primavera”. Nel corso della sua carriera scrisse anche un'autobiografia, “Chroniques de ma vie”, e un saggio teorico su una serie di lezioni tenute ad Harvard nell'anno accademico 1939-1940 intitolato “Poetica della musica”. Morì nel 1971, a 88 anni, a New York, ma venne seppellito a Venezia, come l’artista stesso aveva precedentemente richiesto.

La vita di Igor Stravinskij

Figlio d’arte del celebre basso del teatro Mariinskij, Fedor Stravinskij, Igor nacque a Lomonosov, in Russia, il 17 giugno del 1882. Iniziò a dedicarsi allo studio del pianoforte a 9 anni. Nel 1905 si laureò in giurisprudenza ma all’università affiancò gli studi di armonia e contrappunto e di pianoforte. Durante gli anni alla facoltà di legge conobbe il figlio del compositore Nikolaj Rimskij-Korsakov che gli presentò il padre. Rimskij-Korsakov, dopo iniziale diffidenza, accettò di dargli lezioni. Un anno dopo la laurea, l’artista sposò la cugina Katerina Nossenko, dalla quale avrà quattro figli. Le prime opere musicali di Stravinskij risalgono al 1907 con la “Sinfonia in mi bemolle”, composizione che presenta forti influenze della musica di Rimskij-Korsakov, e la suite di canzoni dedicate alla moglie “La faune et la bergère”.

I primi successi

Le opere sinfoniche “Feu d’artifice” e “Scherzo Fantastique” catturarono l’attenzione di Sergej Djagilev che il 6 febbraio del 1909 le ascoltò ai Concerti Ziloti a San Pietroburgo. L’impresario teatrale gli commissionò, allora, l'orchestrazione di due brani di Chopin per il suo balletto “Les Sylphides” e subito dopo gli chiese la composizione di un balletto originale, “L’uccello di fuoco”, tratto da una fiaba russa. Stravinskij terminò la scrittura del balletto nel maggio del 1910 e, il mese successivo, partì per la prima rappresentazione della sua opera a Parigi. La performance fu un grandissimo successo che fece imporre l’artista all’attenzione della scena musicale europea. Nello stesso periodo Stravinskij conobbe anche l’eccezionale maestro francese Claude Debussy, con il quale resterà amico fino alla morte di quest’ultimo. Del collega russo Debussy disse: “È proprio un bambino viziato che ogni tanto mette le dita nella musica. Si aggira come un giovane selvaggio, con cravatte da pugno nell'occhio, baciando la mano alle signore, mentre al contempo pesta loro i piedi. Da vecchio, sarà insopportabile, o meglio non sopporterà nessuna musica; ma per ora è straordinario”. Sempre per Djagilev, Stravinskij realizzò il balletto “Petruska”, nel quale si iniziarono a delineare le caratteristiche musicali del compositore consacrate dal successivo “La sagra della primavera” che ne decretò la fama mondiale.

L’abbandono della Russia e le difficoltà economiche

L’ultimo viaggio in Russia fu nel 1914. In seguito, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e della successiva Rivoluzione d’ottobre, Stravinskij fu costretto a stabilirsi in Svizzera lasciando tutti i suoi beni in patria. In questo periodo il compositore dovette affrontare gravi difficoltà economiche. Abbandonate le gradi composizioni orchestrali, l’artista iniziò a lavorare a opere per occasioni specifiche e ampiamente retribuite. Con lo scrittore Charles-Ferdinand Ramuz e il direttore d’orchestra Ernest Ansermet, diede vita a uno spettacolo ambulante, una sorta di piccolo teatro da spostare di paese in paese. Ne nacque “L’Histoire du soldat” nel 1918. L’influenza spagnola che colpì il maestro e vari suoi amici e collaboratori, bloccò però il progetto dello spettacolo itinerante attraverso la Svizzera. Una volta guarito, durante un viaggio in Francia, Stravinskij tornò in contatto con Djagilev che gli propose di comporre un nuovo balletto su musiche di Giovanni Battista Draghi detto Pergolesi. Ne venne fuori l’opera “Pulcinella” che segnò l’inizio del periodo neoclassico del compositore. Per le scene e i costumi il maestro collaborò persino con il geniale artista Pablo Picasso.

Il periodo francese e le relazioni

Nel 1920, dopo la prima di “Pulcinella”, Igor Stravinskij decise di trasferirsi in Francia e, l’anno seguente, realizzò le “Sinfonie di strumenti a fiato” in memoria di Claude Debussy. Al periodo francese sono legate numerose conoscenze e relazioni con donne dell’alta società. Seppur non considerato generalmente bello, il compositore era molto fotogenico e affascinante. Alla sua opera artistica si affiancavano voci su sue presunte avventure e legami sentimentali, tra cui una storia anche con Coco Chanel. In realtà Igor era molto devoto alla famiglia anche se non particolarmente fedele alla moglie con la quale rimase comunque sposato fino alla morte di lei nel 1939. Il rapporto più significativo fu però con la seconda moglie Vera De Bosset. I due si conobbero nei primi anni ’20 quando erano entrambi sposati. La relazione divenne seria e la donna decise di lasciare il marito per poi convolare a nozze con il compositore nel 1940. Fino al 1924 Stravinskij si spostò in Francia prima a Biarritz e poi a Nizza e realizzò numerose composizioni tra le quali l’opera buffa “Mavra”. Nel 1925 il maestro partì per la prima volta per gli Usa dove rimase due mesi. Da questo momento l’artista divenne un cosmopolita viaggiando il molte grandi città tra le quali Parigi, Venezia, Berlino e Londra. Tra il 1926-1927, intanto, compose l’opera oratorio “Oedipus Rex", collaborando per il testo con Jean Cocteau. Nel 1934 ottenne la cittadinanza francese e fino alla fine del decennio scrisse numerose opere e concerti, tra cui una delle più conosciute è “Symphonie de Psaumes”.

La vita negli Usa

Negli Usa Stravinskij tornò nel 1939 e qui rimase fino alla morte. Il viaggio a fine anni ’30 avvenne perché l’università di Harvard chiese al compositore di tenere un corso di poetica musicale. A causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il maestro russo rimase in America stabilendosi a Los Angeles. Nel Paese ottenne la cittadinanza nel 1945. Come era già avvenuto con “La Marsigliese”, l’inno francese, nel 1941 compose un arrangiamento dell'inno americano “The Star-Spanled Banner” che venne eseguito una sola e unica volta a Boston il 14 ottobre. Le leggi del Massachusetts vietavano qualsiasi trascrizione del componimento originale, perciò il compositore non ebbe più modo di eseguirlo. Negli Stati Uniti Stravinskij inizio a lavorare con il poeta W.H. Auden per la realizzazione di “The Rake’s Progress” e conobbe il musicologo Robert Craft che divenne suo interprete, cronista, assistente direttore fino alla morte del maestro russo. Entrato in contatto con l’opera di Anton Weber, l’artista si avvicinò alla tecnica dodecafonica componendo “Cantata”, “Settimino”, “In memoriam Dylan Thomas” e varie altre opere e balletti. Spesso Stravinskij dirigeva direttamente i suoi componimenti come avvenne anche nel 1958 per un concerto dedicato alle sue musiche al Teatro La Fenice di Venezia con l'Orchestra Sinfonica e il Coro del Norddeutscher Rundfunk di Amburgo. Attento studioso, si interessò alla scrittura ebraica realizzando la ballata sacra "Abramo e Isacco". Continuò a produrre musica per quasi tutta la vita. Nel 1969 si ammalò di una grave forma di bronchite e l’anno successivo, invitato in Italia, annunciò di voler tornare a vivere in Europa. A causa di un edema polmonare, il compositore fu costrettò a restare nella sua casa di New York dove si spense nella notte tra il 6 e il 7 aprile del 1971. Suo desiderio era di essere seppellito a Venezia e la sua tomba si trova nel settore ortodosso del cimitero monumentale dell’isola di San Michele.

Lo stile musicale

L’animo cosmopolita si riflesse anche nella produzione musicale di Igor Stravinskij, estremamente eterogenea con sperimentazioni di stili e generi diversi. Reinventore della forma classica del balletto, nelle sue composizioni convergono culture e tradizioni da tutto il mondo. Tratto distintivo del maestro russo è il suo particolare uso del motivo e dell’ostinato. Tra i più importanti compositori della storia della musica, ancora oggi la sua arte influenza musicisti di ogni tipo. A lui è stata dedicata anche una stella sulla Hollywood Walk of Fame. Per l’autore russo l’arte più è “controllata, limitata, lavorata, e più è libera” e si ha “un dovere nei confronti della musica: inventarla”.

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