L'Officina della Camomilla, l'album VM18: "Immergiamoci nell'auto coscienza"
Musica
La band torna a raccontare la giovinezza attraverso uno sguardo più ampio e stratificato. Le canzoni intrecciano cultura alta e cultura pop, memoria generazionale e visione personale, trasformando l’esperienza giovanile in un mito contemporaneo e l’immaginazione in uno spazio di libertà e resistenza alla superficialità del presente. L'INTERVISTA
L’Officina Della Camomilla inaugura un nuovo capitolo del proprio percorso con l’uscita del nuovo album VM 18 che porterà in tour dal 17 ottobre nei principali club italiani. Il disco VM 18 espande l’immaginario della band in un mosaico di visioni, rituali e stati di coscienza alterati, sospeso tra adolescenza e cultura pop, letteratura e cinema, psichedelia e memoria generazionale. Il titolo diventa così la chiave simbolica del progetto: una soglia oltre il semplice divieto anagrafico, verso uno spazio in cui desiderio, immaginazione e riferimenti culturali convivono senza gerarchie
Officine della Camilla partiamo dal VM 18 un album che ricorre a un limite anagrafico in realtà per togliere muri culturali: come è nato e come ci avete lavorato?
E’ il nostro quinto disco e siamo arrivati a VM 18 per una serie di influenze letterarie e cinematografiche che ci hanno segnato: simboleggiamo le nostre citazioni, a volte pure troppo. L’immagine che proviamo a trasmettere è un impatto visivo forte e avendo un pubblico anche giovane serve a sottolineare che abbiani un pubblico ampio.
Celeste racconta la storia, un po’ torbida, di due amiche. Ha come sfondo il cimitero Pere Lachaise: in quel mondo gotico, tra teschi d’ardesia e sex toys, mi ha colpito la citazione di Araki che è precisissimo nei suoi disegni, si ispira molto al mondo della moda. Perché proprio lui?
Possono essere lette come citazioni fuorvianti ma sono suggestioni visive, a volte sono elenchi personali, citazione degli Smiths e delle Vergini Suicide…è un collage creativo scritto per evocare scenari emotivi, una geografia mentale personale, un labirinto.
Nella title track citate sia Giovanna d’Arco che, a mo’ di esclamazione, Cristo: essendo una canzone apocalittica l’elemento religioso, per quanto sfiorato, può diventare salvifico?
Ci sono riferimenti al mondo della chiesa, tutte persone un po’ alterate o ai margini che hanno patito sofferenze: Giovanna d’Arco è legata al discorso degli Smith che abbiamo ascoltato in modo patologico, abbiamo fatto ricorso a immagine molto crude. Parliamo di dannati ante litteram, sono tutte suggestioni con un elemento didattico, il brano mostra mostra la nostra cultura e le nostre refererce culturali.
Madchester recupera un concetto oggi un po’ smarrito: la band come elemento identitario: visto che sono citati nel testo, in quel 1993 il Leoncavallo e il Parco Lambro ma anche le tante realtà simili erano le nostre Manchester?
Si tratta di un parallelismo con una scena di Manchester traslarla al presente. Tu citi un locale che è stato chiuso, luoghi che bisogna scolpirli per ricordare quello che si è perso nella sottocultura, oggi c’è più individualismo, si è perso il senso di aggregazione anche se ai nostri concerti si vede.
Dedicate un brano a Bret Easton Ellis: cosa resta oggi del sogno americano?
Più che un sogno è un incubo, restano schegge, ci sono terrore e titubanza patinata. Siamo partiti dai romanzi suoi e dalla sua gioventù bruciata, dai ricchi americani viziati persi in un nulla cosmico e ricco ma c’è un senso di vuoto totale.
Restando in ambito letterario più volte c’è riferimento al Dio di Illusioni di Donna Tartt: cosa ha di speciale? Per altro è una storia ambigua.
Ci sono molte cose in comune col suo libro Le Schegge e in più è dedicato ad Ellis. Mi affascinavano gli elementi bacchici e il folk horror, l’idea di un gruppo di amici che vivono fuori dal mondo, sono emarginati, sono outsider, mi ha colpito la scrittura e il fenomeno Tartt che lo pubblica nel 1992 e diventa best seller poi sparisce per dieci anni e torna rappresenta.
Marinella è una fuga dalla realtà: al di là della psilocibina e cose simile, questa epoca vi fa sentire fuori posto?
E’ un mondo così disgregato e frammentato che non dico che bisogna assumere sostanze ma servirebbe per andare oltre il nostro mondo, fare una full immersion di auto coscienza.
Cosa mi dite dei prossimi tempi del vostro percorso artistico?
E’ uscito il formato fisico dell’album e poi andiamo in tour partendo da Como. Già abbiamo fatto un tour estivo che è andato bene.