Nel 2025 il prezzo medio di un biglietto per un concerto in Italia è stato di 45,55 euro, il 56,38% in più rispetto a dieci anni fa. Per assistere dal vivo a un artista internazionale nel nostro paese il costo è in media di 92,5 euro, con Lady Gaga in testa tra le cantanti più costose. Al prezzo del biglietto si aggiungono altre spese, che superano in media i 50 euro. Tra le possibili cause del rincaro, l’elevata domanda scaturita dal post-pandemia e la trasformazione delle fonti di guadagno degli artisti
Consultando l’Annuario della Siae relativo al 2025, emerge che il prezzo medio del biglietto di un concerto in Italia, al netto di prevendite e omaggi, è di 45,55 euro, in crescita del 12,4% rispetto all’anno precedente, quando questo valore si attestava a 40,54 euro. Confrontando questi dati con quelli di dieci anni fa, notiamo che l’aumento è stato consistente. Nel 2016, infatti, il prezzo medio di un concerto era di 25,68 euro, che rispetto al dato del 2025 fa registrare una crescita del 56,38%, di poco superiore alla metà. Restringendo la lente d’ingrandimento ai soli concerti nelle grandi venue, gli spazi e le strutture di maggiori dimensioni che ospitano soprattutto gli artisti di calibro superiore, il prezzo medio per gli italiani, sempre al netto di prevendite e omaggi, è di 57,34 euro, in crescita rispetto ai 52,25 euro del 2024, mentre quello per gli artisti stranieri è di 92,15 euro, abbastanza stabile rispetto ai 90,59 euro dell’anno precedente. Se invece estendiamo lo sguardo a livello internazionale, secondo Pollstar, la testata web specializzata nella raccolta di dati sui live, l’aumento del prezzo medio negli ultimi dieci anni si attesta intorno al 70%.
La top 10 degli artisti internazionali più costosi
Sempre su Pollstar si può leggere anche la classifica dei dieci artisti internazionali con il prezzo medio più alto nel 2025. Al primo posto troviamo Beyoncé, con un prezzo medio di 255,36 dollari, seguita da Lady Gaga al secondo posto con 215,49 dollari, mentre chiudono il podio Kendrick Lamar e SZA con 203,59 dollari. Subito sotto troviamo proprio gli Oasis, con la loro reunion del 2025 e un prezzo medio di 181,93 dollari, The Weeknd con 152,72 dollari, Chris Brown con 144,93 dollari e Post Malone con 144,39 dollari. Chiudono la classifica i Coldplay con 133,80 dollari, Shakira con 129,32 dollari e gli Imagine Dragons con 113,89 dollari. Anche in Italia, la classifica pubblicata dalla Siae relativa al 2025 degli artisti con la spesa al botteghino più alta è composta da artisti internazionali: al primo posto troviamo gli AC/DC con la loro data all’Autodromo di Imola, Ed Sheeran con il suo concerto all’Olimpico di Roma del 14 luglio e i Linkin Park all’Ippodromo di Milano. In questa classifica figurano, invece, solo due artisti italiani: Luciano Ligabue al sesto posto con il suo concerto all’Arena Campovolo di Reggio Emilia e, al nono posto, la data di Max Pezzali all’Autodromo di Imola.
Le spese da sostenere oltre al concerto
Per condurre un’analisi più approfondita, bisogna prendere in considerazione anche i costi aggiuntivi che i fan devono sostenere oltre al singolo biglietto. Secondo un’indagine realizzata dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, la spesa aggiuntiva media è pari a 52,50 euro. Concorrono a comporre questa somma i costi relativi alle prevendite, pari a 10,50 euro, il costo delle commissioni, di 6 euro, quello degli e-ticket, di 2,50 euro, quello dell’acqua e del cibo, di 11 euro, e il costo del parcheggio pari a 22,50 euro.
Gli introiti generati dai concerti
Sempre consultando il rapporto Siae del 2025, si legge che in quell’anno i concerti hanno generato 1,16 miliardi di euro di spesa da parte del pubblico, in crescita del 17,5% rispetto ai 989,3 milioni di euro dell’anno precedente, superando il calcio e raddoppiando quella relativa al cinema. L’introito medio per evento è stato di 17.117 euro, +13,3%, e quello per locale, 68.672 euro, +15,5%. Salgono anche i locali attivi, 16.922, +1,7%, e i comuni coinvolti, 4.567, +1,7%, mentre sono in flessione il numero degli organizzatori, 11.965, con un calo dell’1,9%. Sono lievitati, ma di poco, anche il numero degli eventi, 67.890 con un +3,6% sul 2024, e quello degli spettatori, che hanno raggiunto quota 31,5 milioni, in crescita dell’8,7%. In generale, il settore dei concerti si conferma la vera locomotiva del settore dell’intrattenimento. Pur rappresentando appena il 2% degli eventi complessivi, la concertistica è stata in grado di attirare il 12,4% degli spettatori ma soprattutto il 27% della spesa complessiva. Dati che comprendono tutti i generi musicali, ma i numeri più significativi li raggiunge il pop-rock, in grado di raccogliere l’83,8% del pubblico e il 91,6% della spesa totale per la musica, superando da solo il miliardo con 39.195 spettacoli.
Le possibili motivazioni dietro al rincaro dei biglietti
Sono diverse le ragioni che potrebbero nascondersi dietro la crescita del costo dei biglietti. Una di queste potrebbe essere proprio la grande richiesta da parte del pubblico, che dopo la pandemia ha riscoperto il desiderio di assistere a queste manifestazioni, cercando di soddisfare quel desiderio di aggregazione e gioia collettiva negato dalla quarantena. Tra le cause più strettamente economiche, come abbiamo visto, ci potrebbe essere proprio la centralità della concertistica per quanto riguarda la sostenibilità economica della musica. In seguito alla diffusione delle piattaforme di streaming e al crollo delle vendite di supporti fisici, nonostante qualche eccezione legata ai dischi che vengono sempre più richiesti dai collezionisti come oggetto vintage, a diventare la principale fonte di guadagno per gli artisti sono stati proprio i concerti. Mentre gli streaming assicurano pochi centesimi di guadagno a ogni ascolto e non hanno compensato il calo della vendita di musica fisica, gli spettacoli dal vivo sono diventati il principale introito. Ricavi che servono anche a colmare l’aumento di spesa per la realizzazione di questi eventi, che avendo assunto dimensioni sempre più importanti, richiedono una produzione più grande e spettacolare, dalla costruzione di palchi molto grandi all’utilizzo di luci ed effetti speciali, che servono anche ad attirare i grandi nomi stranieri. Questo fenomeno rischia però di mettere i bastoni tra le ruote agli artisti emergenti, schiacciati dal peso di cantanti di maggiore fama e con maggiore difficoltà nel riempire quei pochi spazi che vengono loro concessi. Riscoprire quindi la musica indipendente potrebbe essere anche un modo per ridistribuire l’elevata richiesta di concerti e, perché no, scoprire anche buona e nuova musica.