Ariete, album Tutti Tornano a Casa: "Bello affiancare il mio nome alla parola rivoluzione
Musica ©GettyLe dodici tracce che compongono il disco racchiudono gli ultimi anni vissuti dalla cantautrice e raccontano il suo percorso artistico
Tutti Tornano A Casa (Bomba Dischi in licenza Warner Records Italy) è il nuovo album di Ariete e arriva a tre anni di distanza dall’ultimo disco della cantautrice, La notte, e racchiude il percorso artistico che Ariete ha compiuto in questi anni. Tutti Tornano A Casa è un concetto universale che ognuno può riconoscere e interpretare. Casa può essere protezione, il viaggio di ritorno e la corsa tra le braccia di una persona cara; il calore di una serata trascorsa con la propria famiglia, un discorso con un’amica e, soprattutto, uno spazio interiore, costruito con pazienza nel tempo. Ariete inaugura così un nuovo capitolo del proprio percorso artistico con la sincerità e l'autenticità che da sempre caratterizzano la sua scrittura. Il disco contiene diverse collaborazioni, ciascuna contribuisce ad arricchire l’atmosfera e intensificare la narrazione: dalla sinergia con Angelina Mango in Che Bella Vita, all'intesa intima e romana con Fulminacci in Mano Nella Mano, passando per la complicità con Tredici Pietro in Casa Mia / Casa Tua e le sonorità suggestive di prima stanza a destra in Quando La Luna Si Accende.
Arianna raccontami la storia di Tutti Tornano a Casa: come è nato e quanto sono state importanti le radici umane e geografiche per forgiarlo?
Ho visto molti film più che ascoltare musica, soprattutto degli anni Settanta e Novanta, uno dei preferiti è Se mi lasci ti cancello ovvero Eternal Sunshine of the Spotless Mind. Il titolo del disco in origine mi sembrava un po’ banale.
Cosa ti ha fatto cambiare opinione?
Ero al concerto di James Blake e quando è finito ho visto le persone dividersi e ognuno è tornato a casa sua, dai genitori, nella sua abitazione, chi ha preso un treno e chi un aereo, insomma la comunità si è sparpagliata: il concetto lo ho ingigantito con ‘l’idea di casa ma io in questi due anni di vita e di terapia ho imparato che la mia casa sono io. So anche che stare da sola è una grande cosa.
Sai che nel suo etimo latino casa era una capanna mentre la vera abitazione era la domus? Casa sta per copertura, capanna che ripara: in cosa oggi ti senti protetta dalla casa che hai costruito?
Principalmente dai pensieri intrusivi che potrei essermi fatta soprattutto sul giudizio degli altri, oggi sono affezionata a quello che penso di me, sono in pace con me stessa. Sono scudo dei pensieri sugli altri e su di me. A volte ho dubitato di me e di quello che stavo facendo, oggi sono felice delle consapevolezze raggiunte.
Sull’Alveare splende il tiepido sole di marzo: Francesco Guccini ne La Canzone dei Dodici Mesi cantava che marzo porta le piogge, la nebbia squarcia il velo ma soprattutto porta “il riso del disgelo”: è così anche per te?
Nel momento in cui la ho scritta ho capito che era l’incipit del disco e lo sarà anche del tour. Le fragilità dell’ape le ho avvicinate alle mie, la paura di uscire e non sai che c’è fuori dalla porta. Le api vivono e ogni volo potrebbe essere l’ultimo, volano da un fiore all’altro e fanno perfettamente il loro lavoro. E’ l’inizio del viaggio ed è il mio mese, c’è il mio compleanno. Marzo mi piace da morire, mi dà speranza e ci porta le belle giornate, le allunga.
Capricci è una canzone di cura: inizia una nuova relazione e c’è la paura che il passato possa essere contagioso. Non credi possano essere più pericolose le aspettative che si riversano su una persona che conosci poco ma è molto idealizzata?
E’ la mia preferita e segna l’inizia della conoscenza con una nuova persona, è stata l’ispirazione per mettere in musica ogni momento della mia relazione. Avendo molto approfondito in analisi la mia tendenza a strafare e le mie aspettative quando dico ho paura di capirti, empatizzo e metto mani nel fango: la relazione ho paura che diventi ossessiva nella mia testa.
Rivoluzione ha un testo di speranza: nella stagione delle app di incontri, del poliamore, dei social cosa vuol dire essere rivoluzionario in amore?
E’ l’ultimo che ho scritto, è un brano d’amore che racconta quell’amore che anche se sei giovane sai che ti capita una sola volta nella vita. Cerco quotidianamente di rivoluzionare un po’ il mio pensiero e per quello che posso provo ad aiutare i ragazzi che mi ascoltano a portare avanti le proprie scelte. Devo molto a mio padre che è schierato e intelligente, mi ha insegnato tanto di politica e a 16 anni facevo i corsi sulla cultura LGBTQ+: è bello affiancare il mio nome alla parola rivoluzione. Il mio nome e questo titolo vicini mi emozionano.
La Mia Bocca, La Tua Bocca è una canzone catartica ma che si appoggia ai ricordi così come anche Casa Mia Casa Tua: sei un collezionista di ricordi o una attenta selezionatrice?
Ricordo tutto, lo ho preso da mio nonno di 88 anni che ricorda tutto…ha una testa pazzesca. Sono nostalgica di professione e sulle canzoni, mi sono inventata il concetto di cassettini emotivi. Casa Mia Casa Tua racconta la mia primissima relazione con una ragazza, era il 2018: racconto lei e quel periodo.
10Chiamate parla del rischio amaro di amare una persona fragile: perché quando una relazione diventa tossica e più facile scendere nelle sabbie mobili che fare entrambi un passo indietro, tirarsi fuori e ambire alla rinascita di due soldatini?
La base delle relazioni tossiche è la paura di non riuscire a vivere distanti, ti si attacca alle ossa e pensi di morire senza quella persona: è il pezzo più vecchio del disco. Ne ho vissuto e la sola cosa da fare è sfasciarsi la testa contro il muro perché in cuor tuo tu pensi che stia andando bene.
Questo disco esisterebbe senza 65 sedute dallo psicologo?
Probabilmente no.
Vorrei sapere, e se lo desideri mi presento, se oggi ti sei spostata da quel bar, quanti libri leggi, se viaggi, se hai dei cani e quale sogno hai acceso rispetto alla Arianna del 2019?
E’ stato il primo singolo da indipendente. Non è autobiografica, racconto di due amici, una ragazza e un ragazzo ad Anzio. Sono una da bar, mi piace l’idea della birretta e caffè. Cane ne ho uno da cinque anni. Il mio sogno è portare il disco in giro più a lungo possibile e confido nell’apprezzamento delle persone e sogno tour europeo.
Infine cosa puoi anticiparmi del tour che debutterà il 7 novembre a Roma?
Spero sia il primo di tanti, parto dai club con un progetto molto intimo. Dopo quasi tre anni di stop e l’ultimo tour estivo risale all’estate 2024 dunque le persone devo riabituarsi. Il palco avrà luci soffuse, costruirò uno spazio il più normale, intimo ed etereo con momenti acustici. Riarrangerò molte cose a partire da Amianto della quale c’è già una versione alternativa. Vorrei portarmi la loop station e comunque riarrangerò le canzoni che faccio da tanto tempo.