Notte della Taranta 2026, il Concertone si è aperto con l’Inno d’Italia a Melpignano

Musica
Foto dalla pagina Facebook della Notte della Taranta

Il Concertone della Notte della Taranta 2026 si è aperto a Melpignano con l’Inno d’Italia eseguito dall’Orchestra Popolare al ritmo dei tamburelli e con il palco illuminato dal tricolore. Un omaggio agli 80 anni della Repubblica accompagnato dalle immagini delle Teche Rai del 2 giugno 1946. Ermal Meta ha guidato la 29ª edizione come maestro concertatore, dedicata al Mediterraneo, con Alessandra Amoroso, Levante, Gisela João, Maria Mazzotta, Sayf, Welo e Giulia Vecchio tra gli ospiti

Tamburelli, tricolore e migliaia di voci. Il Concertone della Notte della Taranta 2026 si è aperto sabato 22 agosto a Melpignano sulle note dell’Inno d’Italia, cantato dalla folla e reinterpretato ritmicamente dall’Orchestra Popolare La Notte della Taranta. Sullo sfondo, i ledwall del palco accesi di verde, bianco e rosso.

Un incipit solenne ma tutt’altro che ingessato per la 29ª edizione dell’evento simbolo dell’estate salentina: l’inno nazionale è passato attraverso il suono dei tamburelli, quasi a ricordare che una tradizione resta viva proprio quando riesce a parlare con il presente.

L’omaggio agli 80 anni della Repubblica

L’apertura del Concertone è stata pensata come omaggio agli 80 anni della Repubblica italiana. L’esecuzione dell’inno è stata accompagnata dalle immagini delle Teche Rai dedicate al 2 giugno 1946, giorno del referendum istituzionale che segnò la nascita della Repubblica.

Fotogrammi di un’Italia di ottant’anni fa, con le strade affollate e i cittadini chiamati alle urne, hanno incontrato le immagini della folla radunata davanti all’ex Convento degli Agostiniani di Melpignano.

Un cortocircuito fra memoria e presente che aveva già trovato una sintesi nelle parole di Massimo Bray, presidente della Fondazione La Notte della Taranta, che alla vigilia aveva ricordato quel momento storico e la convinzione di tanti italiani che la scelta repubblicana rappresentasse la strada della democrazia

E così, per qualche minuto, la piazza della pizzica è diventata anche una piazza della memoria.

Approfondimento

Notte della Taranta 2026, stasera il Concertone con Ermal Meta

Ermal Meta maestro concertatore della 29ª edizione

Dopo l’omaggio alla Repubblica, la scena è tornata alla musica. A guidare l’Orchestra Popolare La Notte della Taranta è stato quest’anno Ermal Meta, maestro concertatore della 29ª edizione.

Il cantautore ha affrontato il repertorio tradizionale salentino senza trasformarlo in un reperto da museo: pizziche, canti di lavoro, stornelli e canzoni d’amore e di lontananza hanno dialogato con pop, rock, rap e sonorità provenienti dalle diverse sponde del Mediterraneo.

Una scelta che sembra cucita anche sulla biografia dello stesso Meta, nato in Albania e cresciuto in Puglia: una storia personale fatta di partenze, attraversamenti e approdi che rispecchia il filo conduttore scelto per questa edizione.

Alessandra Amoroso, Levante e gli altri ospiti

Sul palco di Melpignano si sono alternati Alessandra Amoroso, Levante, Gisela João, Maria Mazzotta, Sayf, Welo e Giulia Vecchio, chiamati a confrontarsi con il repertorio della tradizione salentina attraverso gli arrangiamenti firmati da Ermal Meta.

Particolarmente simbolica la presenza della portoghese Gisela João, tra le interpreti contemporanee più apprezzate del fado: un’altra musica nata per raccontare desiderio, perdita e lontananza che ha incontrato i canti e i ritmi del Salento.

Alle esibizioni musicali si è affiancato il Corpo di ballo della Notte della Taranta, con le coreografie firmate da Fredy Franzutti. Perché qui la pizzica non è soltanto qualcosa che si ascolta: è un ritmo che passa dai tamburelli ai corpi e dai corpi alla piazza.

Il Mediterraneo come spazio di incontro

Il Mediterraneo è stato il filo rosso del Concertone 2026. Non un confine che separa, ma uno spazio di partenze, ritorni, approdi, contaminazioni e memorie condivise.

La suggestione rimanda anche alla lezione dello storico Fernand Braudel, che nel Mediterraneo riconosceva non una sola civiltà, ma una pluralità di civiltà sovrapposte e capaci, nel corso dei secoli, di influenzarsi reciprocamente.

In un presente attraversato da guerre, frontiere e contrapposizioni, il Concertone ha scelto di rispondere attraverso il linguaggio della musica, dell’incontro e della contaminazione.

Le ronde di pizzica che già dalle ore precedenti allo spettacolo hanno animato Melpignano ne hanno rappresentato forse l’immagine più semplice ed efficace: persone sconosciute riunite nello stesso cerchio, chiamate almeno per la durata di una danza ad ascoltare il ritmo dell’altro.

Pizziche, canti di lavoro e lingue del Salento

Sul palcoscenico il patrimonio musicale del territorio ha mostrato ancora una volta la sua capacità di trasformarsi senza perdere le proprie radici.

Alle pizziche si sono affiancati canti di lavoro, stornelli e brani dedicati all’amore, alla lontananza e all’emigrazione, nelle parlate salentine e nel griko, la lingua minoritaria storicamente presente nella Grecìa Salentina.

Un repertorio popolare che incontra linguaggi e musiche provenienti da altri territori, dimostrando come la tradizione possa essere tutt’altro che immobile: non una teca da conservare sotto vetro, ma una materia da attraversare, contaminare e riconsegnare al presente.

La Notte della Taranta per la prima volta in Eurovisione

Il Concertone è stato trasmesso in diretta su Rai 3, con la conduzione di Ema Stokholma e Aurora Leone, su Rai Radio 2, con il racconto di Martina Martorano, e in streaming su RaiPlay. La manifestazione è andata in onda anche su San Marino RTV.

L’edizione 2026 ha inoltre segnato un passaggio importante nella storia dell’evento: per la prima volta il Concertone della Notte della Taranta è entrato nel circuito dell’Eurovisione, ampliando ulteriormente la platea potenziale della musica popolare salentina.

Un approdo quasi naturale per una manifestazione nata per valorizzare una cultura locale e diventata negli anni un grande rito musicale collettivo.

Per una notte Melpignano, paese di poco più di duemila abitanti nel cuore della Grecìa Salentina, ha cambiato ancora una volta scala. E il tamburello, da strumento di una terra, ha provato a trasformarsi in una lingua che non ha bisogno di traduzione.

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