Lo speciale di Sky TG24 sull'Eurovision 2026
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Eurovision, cambia il regolamento: i Paesi in guerra potranno perdere il diritto alla sede

Musica
©Getty

L’Eurovision Song Contest cambia le regole sulla scelta della sede. Dal 2027 l’emittente del Paese vincitore potrà perdere il diritto a organizzare l’edizione successiva se un conflitto armato, una situazione geopolitica sensibile o altre condizioni compromettono la sicurezza e la stabilità del territorio. L’EBU valuterà ogni caso e potrà affidare il Contest a un’altra emittente. La norma riguarda l’organizzazione dell’evento e non comporta automaticamente l’esclusione del Paese dalla gara

L’Eurovision Song Contest cambia il regolamento e introduce nuove regole per stabilire quale Paese potrà ospitare la manifestazione dopo una vittoria. A partire dall’edizione 2027, infatti, l’emittente del Paese vincitore potrà perdere il diritto a organizzare il Contest successivo qualora un conflitto armato, una situazione geopolitica sensibile o altre circostanze compromettano concretamente la sicurezza e la stabilità del territorio.

La modifica è stata annunciata dagli organizzatori dell’Eurovision nell’ambito dell’aggiornamento delle regole della competizione.

Eurovision, cosa cambia per i Paesi coinvolti in una guerra

Tradizionalmente è il Paese vincitore dell’Eurovision Song Contest a ospitare l’edizione dell’anno successivo. Il nuovo regolamento introduce però un criterio più preciso legato alla sicurezza.

L’emittente vincitrice potrà essere considerata non idonea a ospitare il Contest se un conflitto armato, una situazione geopolitica particolarmente delicata o qualsiasi altra circostanza incide materialmente sulla sicurezza, l’incolumità o la stabilità del suo Stato o della regione immediatamente circostante.

La norma, dunque, non riguarda soltanto un Paese formalmente in guerra, ma più in generale tutte quelle situazioni nelle quali tensioni militari o geopolitiche possano mettere a rischio l’organizzazione della manifestazione.

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La decisione finale spetterà all’EBU

Non si tratta tuttavia di un divieto assoluto. Sarà l’European Broadcasting Union (EBU) a valutare la situazione caso per caso, insieme al Reference Group dell’Eurovision.

Qualora fosse necessario, potrà essere richiesta anche una valutazione indipendente dei rischi per la sicurezza. Se da questa analisi emergerà che il Contest può essere organizzato garantendo condizioni adeguate, l’EBU potrà comunque considerare idonea l’emittente del Paese vincitore.

La modifica introduce quindi un principio generale, ma lascia agli organizzatori la possibilità di valutare concretamente ogni situazione.

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Se il vincitore non può ospitare, il Contest passa a un’altra emittente

Nel caso in cui il Paese vincitore venga giudicato non idoneo a ospitare l’Eurovision, l’EBU potrà affidare l’organizzazione della manifestazione a un’altra emittente partecipante.

Quest’ultima assumerà i diritti e gli obblighi previsti per l’Host Broadcaster e avrà quindi la responsabilità di organizzare e produrre il Contest.

Un punto importante riguarda la partecipazione alla competizione: la nuova norma disciplina il diritto a ospitare l’Eurovision, ma non comporta automaticamente l’esclusione dalla gara del Paese coinvolto né modifica l’esito della competizione.

Il precedente dell’Ucraina e l’Eurovision 2023 a Liverpool

Il caso più significativo degli ultimi anni è quello dell’Ucraina. Nel 2022 i Kalush Orchestra vinsero l’Eurovision Song Contest con Stefania, ma l’invasione russa e le conseguenti condizioni di sicurezza impedirono al Paese di organizzare l’edizione successiva.

L’Eurovision 2023 si svolse quindi a Liverpool, nel Regno Unito, con la BBC nel ruolo di emittente organizzatrice e con una forte presenza della cultura e degli artisti ucraini all’interno dello show.

La manifestazione venne ospitata ufficialmente dal Regno Unito per conto dell’Ucraina. Il nuovo regolamento trasforma ora in una procedura più definita una situazione che l’EBU aveva già dovuto affrontare nella pratica.

Eurovision 2027, cambiano anche età minima e regole sulle voci

La revisione del regolamento introduce anche altre novità. Dall’Eurovision 2027 l’età minima degli artisti salirà da 16 a 18 anni, calcolati al momento della prima prova.

Vengono inoltre precisate le norme relative alle esibizioni vocali. La voce principale dovrà continuare a essere eseguita dal vivo, mentre eventuali parti preregistrate non potranno sostituire o sostenere in maniera indebita il cantante.

Più severe anche le disposizioni sulla promozione del voto: artisti, emittenti e commentatori potranno invitare il pubblico a votare, ma non saranno consentite campagne promozionali sproporzionate o sostenute su larga scala da apparati statali.

L’Eurovision 2027 si terrà in Bulgaria

Le nuove regole entreranno in vigore con l’Eurovision Song Contest 2027, che sarà ospitato dalla Bulgaria dopo la vittoria di Dara con Bangaranga all’edizione 2026 di Vienna.

Al momento non è stata ancora scelta ufficialmente la città che ospiterà il Contest: la selezione della sede è ancora in corso.

La modifica segna comunque un cambiamento significativo nella tradizione dell’Eurovision: vincere continuerà ad assegnare il trofeo, ma in presenza di guerre o gravi rischi geopolitici non garantirà più automaticamente anche il diritto di organizzare l’edizione successiva.

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