Fiorella Mannoia canta Anime Salve, omaggio a De Andrè e Fossati sul mare di Genova

Musica

Camilla Sernagiotto

©IPA/Fotogramma

Non solo interpretazioni musicali, dunque, ma un vero attraversamento emotivo e sociale, nel quale le canzoni diventano strumenti per interrogare il presente e le sue contraddizioni. Il debutto del tour si è svolto il 28 giugno 2026 e ha assunto la forma di un racconto serrato e denso, in cui la dimensione artistica si intreccia costantemente con quella civile

Nel cuore di una Genova che si è ritrovata gremita per due serate tutte esaurite all’Arena del Mare, Fiorella Mannoia ha inaugurato il suo nuovo percorso live trasformando il palco in un luogo di riflessione collettiva oltre che di musica. Il progetto, costruito attorno all’eredità poetica e civile di Fabrizio De André e Ivano Fossati, si è imposto fin dall’avvio come un’operazione che va oltre il concerto tradizionale, assumendo i contorni di una narrazione culturale e politica insieme. Non solo interpretazioni musicali, dunque, ma un vero attraversamento emotivo e sociale, nel quale le canzoni diventano strumenti per interrogare il presente e le sue contraddizioni.

 

Il debutto del tour si è svolto il 28 giugno 2026 e ha assunto la forma di un racconto serrato e denso, in cui la dimensione artistica si intreccia costantemente con quella civile. Un impianto che, a trent’anni di distanza dalle opere di riferimento, viene riletto come sorprendentemente attuale, quasi a confermare la persistenza delle domande poste da quei testi. In questo quadro, la serata genovese ha restituito un percorso in cui memoria e contemporaneità si sovrappongono, sostenute da una regia musicale e narrativa che ha puntato a trasformare ogni brano in un’occasione di discussione pubblica.

Un progetto che diventa dichiarazione d’intenti

Durante circa due ore di spettacolo, Fiorella Mannoia ha alternato interpretazioni e riflessioni, inserendo tra una canzone e l’altra considerazioni su diritti civili, omosessualità, conflitti, assenza delle istituzioni, immigrazione, condizione dei rom e salute mentale. Un insieme di temi affrontati con un registro che ha mescolato intensità emotiva e ironia, costruendo un filo narrativo coerente con la natura stessa del progetto.

 

Il concerto, intitolato Fiorella canta Fabrizio e Ivano - Anime Salve, è stato presentato come un viaggio destinato a confluire, al termine del tour, in una pubblicazione discografica. L’idea alla base viene sintetizzata dalla stessa artista nella convinzione che la capacità di emozionarsi di fronte a queste canzoni rappresenti una forma di resistenza interiore, riassunta nella frase: “se riusciamo ancora a commuoverci e a provare emozioni con canzoni come queste le nostre anime sono salve”.

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La costruzione musicale e la lettura dei testi

L’architettura sonora del progetto porta la firma di Carlo Di Francesco, musicista e produttore oltre che compagno di vita dell’artista, che ha lavorato agli arrangiamenti “guidato dai testi delle canzoni”.

 

Una scelta che ha inciso profondamente sull’impianto emotivo dei brani, come nel caso di Don Raffè, dove la lettura proposta insiste sulla crisi delle garanzie sociali e istituzionali. In quel contesto, la musica assume una tonalità cupa, quasi processionale, definita come una marcia funebre in relazione alla rappresentazione della “morte dei diritti” e al ricorso alla criminalità organizzata come sostituto dello Stato.

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Il concerto come lettura del presente

Nel corso della serata, Fiorella Mannoia ha accompagnato il pubblico in un percorso interpretativo che ha preceduto ogni esecuzione con riflessioni personali. Fiume Sand Creek è stata ricollegata all’attualità internazionale, con un riferimento diretto alla situazione palestinese e alla mancata punizione di “criminali di guerra che non pagarono allora e non pagano oggi”.

 

Allo stesso modo, Mio fratello che guardi il mondo è stata utilizzata come punto di partenza per ribadire la necessità di un approccio umano al tema delle migrazioni, richiamando l’attenzione sul rischio di semplificazioni e slogan che ignorano la complessità delle persone coinvolte. Tra il pubblico era presente anche Dori Ghezzi, alla quale è stata attribuita la possibilità di una futura collaborazione artistica, evocata con la formula “se ci viene una bella idea”.

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Un’apertura tra musica e dichiarazione politica

L’inizio dello spettacolo è stato affidato a Dolcenera, brano che ha segnato l’avvio di un percorso definito dalla stessa Fiorella Mannoia come “un viaggio dell’anima”. Prima dell’ingresso nel repertorio, l’artista ha sottolineato la necessità, in un contesto storico complesso, di mantenere il coraggio di procedere “in direzione ostinata e contraria”.

 

La scaletta ha poi incluso Smisurata preghiera, Princesa, Khorakhanè e La guerra di Piero, componendo un mosaico coerente con l’impostazione generale dello spettacolo. Secondo l’artista, riproporre un repertorio di questo tipo rappresenta “un atto politico”, poiché gli artisti dovrebbero contribuire a stimolare la capacità critica del pubblico. In questa prospettiva, Fiorella Mannoia si è definita “fieramente disobbediente”, in opposizione a una direzione del mondo contemporaneo che non condivide.

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Riflessioni sulla scena musicale e sui cantautori

Nel corso del concerto è emerso anche uno sguardo critico verso le nuove generazioni di interpreti. L’artista si è interrogata sul presente della musica, domandandosi quale relazione esista tra gli autori contemporanei e la realtà che li circonda, e invitando a una maggiore attenzione verso lo studio e l’ascolto dei grandi cantautori del passato.

 

Un passaggio è stato dedicato anche a Francesco De Gregori, descritto come un autore che ha sempre espresso le proprie posizioni attraverso i testi, pur senza esplicitarle direttamente dal palco, con un riferimento al suo imbarazzo rispetto agli eventi in corso tra Israele e Palestina.

 

Il concerto si è concluso con Quello che le donne non dicono, brano attraverso il quale Fiorella Mannoia ha ribadito un messaggio rivolto in particolare ai padri, invitandoli a trasmettere ai figli il valore del consenso e il significato del rifiuto, inteso come limite da rispettare e non come offesa alla virilità.

Nel complesso, la serata genovese ha confermato l’impianto di un progetto che unisce musica, memoria e attualità politica, trasformando il concerto in un dispositivo narrativo che attraversa temi sociali e culturali con l’obiettivo di riportare al centro la funzione critica della canzone d’autore. Il tour proseguirà il primo luglio a Trento.

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