Transumare Fest 2026, a Roseto degli Abruzzi la metamorfosi diventa musica e comunità
Musica
Introduzione
Dal 19 al 22 agosto il Transumare Fest – La Metamorfosi torna a Roseto degli Abruzzi trasformando un parcheggio sul mare in una comunità temporanea sotto le stelle. La terza edizione del festival abruzzese porta sulla costa adriatica una line-up che attraversa tre continenti e mescola indie, elettronica, rap, jazz, funk e drum and bass: da MACE a Giorgio Poi con uno speciale live con archi al tramonto, passando per Tutti Fenomeni, The Egyptian Lover, Paranoid London, Soichi Terada e il ritorno de I Cani il 1° agosto con Transumare nello Spazio. Ma il festival è anche trekking a Rocca Calascio, yoga sul mare, degustazioni, workshop artistici e Sintonie, il progetto che sta ridefinendo il concetto di accessibilità culturale nei festival italiani
Quello che devi sapere
Dal parcheggio al cielo stellato: la festa come inversione del tempo
C’è un parcheggio a Roseto degli Abruzzi. Per 360 giorni l’anno è esattamente quello: asfalto grigio, righe bianche, automobili parcheggiate con la beata indifferenza delle cose inutili. Poi arriva agosto. E quel rettangolo di bitume adriatico si trasfigura in qualcos’altro — qualcosa che il filosofo Antonio Magariello, ospite fisso della conferenza stampa del festival nella sua funzione di bussola intellettuale, chiamerebbe con espressione folgorante «zona erotica delle fonti umane». Vale a dire: uno spazio in cui il tempo inverte la sua direzione. Sicché vale la pena fermarsi sull’etimologia, come farebbe qualsiasi buon latinista con la schiena dritta e il calice in mano. La parola festa — e il festival ne è filiazione diretta — viene da felis latino e dal greco therossi. Non significa semplicemente «divertirsi». Significa interrompere. Sospendere il normale andamento della vita. E come lo fa? Rovesciando l’atteggiamento quotidiano: di solito inseguiamo un obiettivo, desideriamo che il giorno passi presto, speriamo che arrivi il futuro quanto prima. Durante la festa — durante il festival — vogliamo il contrario. Vogliamo che non finisca mai.
Magariello porta anche un’osservazione sul ballo che merita di essere riferita intatta: il ballo, a differenza del correre o del lavorare, non è un movimento diretto verso qualcosa che manca. È la manifestazione del possesso presente nell’attività stessa. Ci si ferma in un punto e si balla in armonia con sé, con il proprio corpo, con gli altri. Parimenti, aggiunge, ci si avvicina agli sconosciuti invece di evitarli, come si fa di solito a Milano o in qualunque altra metropoli dove ognuno cammina nella propria bolla trasparente. E accade qualcosa di raro: persone di 20 anni e persone di 70 condividono lo stesso momento, la stessa musica, la stessa riva del mare. Le differenze d’età, di provenienza, di abitudine — che nella vita quotidiana funzionano da barriere — diventano, nel festival, componenti di una comunità provvisoria ma reale. Sotto il cielo stellato, di fronte al mare.
Il Transumare Fest — giunto quest’anno alla terza edizione con il tema La Metamorfosi, a Roseto degli Abruzzi dal 19 al 22 agosto 2026 — è nato proprio qui, in questo parcheggio trasformato in sogno. L’ha ideato l’Associazione di Promozione Sociale Rosangeles: un collettivo di giovani abruzzesi che tre anni fa non aveva la minima esperienza di organizzazione festival e che oggi conta sold out, una line-up internazionale che farebbe impallidire palchi assai più navigati, un progetto sull’accessibilità premiato dalla Regione Abruzzo e un evento satellite presentato a Milano. Come il bruco che diventa farfalla — la metamorfosi, appunto, non abbandona le proprie origini, le trasfigura.
Il nome, la transumanza, il manifesto: la tradizione si crea
Il nome non è casuale. E non è nemmeno un omaggio folcloristico da cartolina abruzzese con il pastore e le pecore sullo sfondo del Gran Sasso. Transumare nasce dall’unione di transumanza e mare. La transumanza era la migrazione stagionale dei pastori dall’Appennino alle pianure costiere e ritorno, dal latino trans + humus, «transitare sul suolo». L’UNESCO l’ha riconosciuta patrimonio culturale immateriale nel 2019. Il manifesto del festival, però, mette subito in guardia dal romanticismo facile: «La tradizione non si eredita, va ricreata ogni volta daccapo». Niente nostalgia bucolica, dunque. L’idea è precisa: la musica come movimento, come attraversamento di generi, confini, generazioni. Come le greggi sui tratturelli, ma con synth FM e drum machine.
Roseto degli Abruzzi è la cornice. «Lido delle Rose», Bandiera Blu dal 1999, Tre Vele di Legambiente, Bandiera Verde dei pediatri. A pochi chilometri sorge Montepagano, borgo collinare a 295 metri da cui si abbraccia con un solo sguardo tutta la costa adriatica fino al Gran Sasso. Dall’altra parte la Riserva Naturale del Borsacchio, 1.100 ettari istituiti nel 2005 per fermare la cementificazione del litorale. Sullo sfondo, il Gran Sasso d’Italia con i 2.912 metri del Corno Grande — vetta più alta dell’intera penisola — e i Monti della Laga con le loro gole e cascate. Un paesaggio che va dal mare all’Appennino in una manciata di chilometri, esattamente come il festival va dall’electro hip-hop di Los Angeles anni ’80 all’house giapponese, passando per il post-punk, il jazz progressivo, la tropicalia brasiliana. Una geografia musicale che è, in piccolo, la stessa cosa della geografia fisica: mobile, stratificata, impossibile da ridurre a un’unica definizione.
La line-up: quattro serate, tre continenti
La terza edizione ha fatto esplodere la mappa. Quattro serate, ognuna con un carattere preciso, nessuna uguale all’altra. Si comincia il 19 agosto — ingresso a offerta libera, con parte del ricavato devoluto a un’associazione benefica — con Dutch Nazari, tra le penne più affilate e politicamente irriverenti del cantautorap italiano. Accanto a lui svegliaginevra, voce emergente dell’indie col recente secondo album La fine della guerra; gli Atabasca, trio funk cinematico che mescola afrobeat e psichedelia con la nonchalance di chi ha già tutto chiaro; Kyoto, con la sua elettronica sospesa tra delicatezza e profondità; il collettivo techno abruzzese Thanks Mate, ormai di casa a Transumare; e i Laca Collective, sette
Tutti Fenomeni, Soichi Terada e altre deviazioni necessarie
Il 20 agosto tocca a Tutti Fenomeni, cantautore e rapper che nel suo terzo album Lunedì ha messo insieme post-modernismo, classicismo e contemporaneità con insolenza ragionata. E poi Si! Boom! Voilà!, progetto rock che ha riunito Roberta Sammarelli (ex Verdena), N.A.I.P., Giulio Ragno Favero (ex Teatro degli Orrori), Giulia Formica e Davide Lasala — non si chiama supergruppo per rispetto delle singole traiettorie, ma di fatto lo è, e Transumare lo porta a Roseto con tutti gli onori. Da Londra i Paranoid London, progetto radicale come pochi nell’elettronica contemporanea. Dal Giappone Soichi Terada, compositore della colonna sonora della saga di videogiochi Ape Escape, artista polivalente che abbina house, hip-hop e soul con una differenza «stratostetica» difficile da descrivere e facilissima da sentire. Completano la serata le Irossa, con il loro sound che attraversa post-punk, art-rock e jazz, e il cantautore napoletano Sano, passato dai Thru Collected alla carriera solista con la disinvoltura di chi sa bene dove sta andando
La notte di MACE e dell’electro-funk di Los Angeles
Il 21 agosto è la serata di MACE, il producer italiano più trasversale degli ultimi anni, collaboratore di Marco Mengoni, Fabri Fibra, Coez, Salmo — il suo album Maya è una mappa del pop italiano contemporaneo, con le sue glorie e le sue contraddizioni. Ma la sorpresa vera della serata è The Egyptian Lover, pioniere dell’electro hip-hop di Los Angeles negli anni ’80, uno di quegli artisti che ha rivoluzionato il modo di intendere sintetizzatori, pista da ballo e corpo umano. Tant'è che portarlo a Roseto, su un lungomare adriatico di agosto, ha qualcosa di programmaticamente surreale e insieme perfettamente logico — la stessa logica per cui una coppa di Margarita funziona meglio al tramonto sul Pacifico che a pranzo in ufficio. Con loro i Selton, quartetto nato a Barcellona tra amici di Porto Alegre che mescolano pop, cantautorato italiano e tropicália brasiliana; il compositore casertano Giovanni Ti Amo, reduce dal nuovo album Coyote; Arya, col suo neo-soul e R&B italovenezuelano; e gli Spammerheads, duo spagnolo di industrial anni ’80 con anima punk, scovati quasi per caso in un disco circolato estate scorsa tra le serate rosetane. «Li abbiamo trovati, ci siamo innamorati, abbiamo scritto», racconta uno degli organizzatori con il tono di chi ha appena bruciato una tappa del Grand Tour musicale. Sono stati il primo nome firmato per il 2026.
Giorgio Poi, archi al tramonto e una metamorfosi definitiva
la serata di chiusura, ha come grande protagonista Giorgio Poi — cantautore e polistrumentista tra i più amati dell’indie pop italiano, quattro album da solista, collaborazioni italiane e internazionali — in un set speciale con archi al tramonto. Non era scontato: il management era scettico, giustamente, di fronte a un palco che per 360 giorni l’anno è un parcheggio. Poi hanno visto i rendering del nuovo anfiteatro progettato da due designer del collettivo, e si sono convinti. Un dettaglio che racconta molto: Transumare non vende solo nomi, vende un luogo. Accanto a lui faccianuvola, fresco del suo Il dolce ricordo della nostra disperata gioventù, tra i cantanti e produttori emergenti più apprezzati nella scena attuale; e i Deki Alem, duo svedese che fonde drum and bass, dance, trip-hop e rap in un universo dal forte impatto live. Chiude la serata il back-to-back storico tra Nicky Macha e Gabbs, due dei fondatori, insieme per la prima volta dopo oltre dieci anni dalla fondazione di Jooice. Un cerchio che si chiude, un bruco che diventa farfalla e poi ricorda di essere stato bruco.
I Cani e Transumare nello Spazio: il festival che non dorme mai
Prima ancora del festival, il 1° agosto allo Stadio Fonte dell’Olmo va in scena il secondo appuntamento di Transumare nello Spazio: I Cani dal vivo. Il progetto guidato da Niccolò Contessa è tornato nel 2025 con un album il cui tour ha totalizzato 17 sold out. Per Roseto e l’Abruzzo è un ritorno che ha il sapore dell’atteso: l’ultima esibizione in regione risale al 2016. I Cani sono, per chi ha tra i venticinque e i quarant’anni, qualcosa di più di una band. Sono la voce di una generazione che ha imparato a riconoscersi nelle fragilità, nell’ironia come armatura, nel racconto diretto e insieme poetico dell’alienazione contemporanea. Parimenti a quanto accade con certi libri che si incontrano al momento giusto, I Cani hanno intercettato uno spirito del tempo con uno stile diretto, ironico e profondamente emotivo che nessun algoritmo aveva previsto.
Portarli a Transumare nello Spazio, in uno stadio, venti giorni prima del festival, è un gesto culturale preciso: dimostrare che Transumare non è quattro giorni di agosto ma un organismo vivo che respira durante tutto l’anno. Come certi cocktail che non sono bevande ma stati d’animo.
Vivi Transumare: il festival esce dal palco ed entra nel territorio
Otto attività distribuite tra Roseto e la provincia di Teramo. L’anno scorso 400 partecipanti, sold out su tutto. Sicché nel 2026 Vivi Transumare torna più ambizioso: si cammina verso Rocca Calascio, nel Parco Nazionale del Gran Sasso, fortezza a 1.460 metri tra i borghi più belli d’Italia, set di Ladyhawke, Il Nome della Rosa e L’Armata Brancaleone — una scelta cinematograficamente impeccabile. Si pratica mindfulness in spiaggia con Chiara Russo, yoga all’alba con Aurelia D’Andrea, una flow di asana accessibile a chi non si è mai messo su un tappetino. Si va al Frantoio Montecchia di Morro d’Oro per un’educazione sentimentale sull’olio extravergine — come si produce, come si riconosce al bicchiere, come si abbina in cucina — con pranzo conviviale nell’oliveto. Si degustano vini alla Cantina Savini, tra le botti, con musica dal vivo.
C’è poi Interno Workshop, laboratorio di pittura a coppie condotto da Silvia Macrì: due persone dipingono su tele separate, poi si scambiano e ognuno finisce il quadro dell’altro. Una piccola, perfetta lezione sull’incompletezza e sulla fiducia. E c’è Source to Signal, sessione di ascolto guidato sulla musica campionata con il curatore Andrea Fabrizii: si parte da brani iconici, si risale al campione originale, si arriva al brano finale, attraversando soul, library music, colonne sonore italiane, hip-hop, jazz, elettronica, cultura club. Non è un dj set né una lezione tecnica. È qualcosa di più raro: ascolto. Pratica sempre più rara e sempre più necessaria
Sintonie: l’accessibilità come pratica quotidiana
Un festival musicale non si esaurisce in qualche giorno. Lo dimostra Sintonie, il progetto sull’accessibilità ideato da Rosangeles, vincitore del bando regionale ADP 2022–2024. Partito a febbraio 2025 e chiuso a dicembre, ha lavorato su due fronti con la metodica di chi non vuole cavalcare l’onda ma costruire argini: quattro cicli di laboratori musicali — DJing con Nicky Macha, Ricicli Sonori, Meditazione Sonora, Paesaggi Sonori — per un totale di 77 incontri, 28 partecipanti al primo ciclo, persone dai 18 ai 60 anni con e senza disabilità. E una ricerca nazionale sull’accessibilità nei festival: 8 interviste qualitative ad esperti, 197 questionari raccolti in sette eventi. Il progetto è uscito a dicembre 2025 su Mixmag Italy.
Il primo prodotto operativo è già disponibile: la checklist «Quanto è accessibile questo festival», sperimentata al Transumare 2025, destinata a confluire in un manuale in uscita nella seconda metà del 2026. Al Transumare Fest 2026 si traduce in: percorsi accessibili, volontari formati, biglietto gratuito per l’accompagnatore, comunicazione inclusiva. L’accessibilità non è abbattere barriere — sentenza ormai usurata — ma creare spazi dove ogni sensibilità possa sentirsi a casa. La differenza è sostanziale. Ed è la differenza tra chi fa un gesto e chi costruisce un’abitudine
La sostenibilità e il parcheggio anfiteatro:
Quest’anno il festival è certificato Plastic Free: eliminazione totale della plastica nell’area. Il car sharing con Wegoo si amplia con navette dedicate e personalizzate. L’area festival evolve con interventi grafici e architettonici — quell’anfiteatro leggero che ha convinto il management di Giorgio Poi non è solo un palco, è una dichiarazione estetica: questo luogo, almeno per quattro giorni, è qualcos’altro. «I dettagli talvolta invisibili», dice uno degli organizzatori, «come la progettazione di un palco, a volte valgono quanto la line-up». Ca va sans dire, concordiamo.
Nel movimento la vittoria»: un festival nato da urgenza vera
Seguire la conferenza stampa di presentazione al The Base di Milano ha confermato quello che la carta non sempre riesce a restituire. Gli organizzatori del Transumare Fest hanno la rara alchimia di chi sa tenere insieme passione e autorità, entusiasmo e precisione, slancio visionario e rigore operativo. Non è una combinazione frequente — di solito chi brucia di entusiasmo manca di metodo, e chi ha il metodo ha già sepolto il fuoco sotto la cenere della professionalità. Loro no. E ascoltandoli si pensa subito al celebre motto che la tradizione attribuisce a Tamerlano e alla sua Orda d’Oro: «Nel movimento la vittoria». Sicché c’è qualcosa di quella dottrina nomade in questo festival: la convinzione che fermarsi significhi morire, che la metamorfosi non sia una minaccia ma la condizione naturale di tutto ciò che è vivo.
Transumare non è nato per moda, né per opportunismo culturale, né per riempire un vuoto di curriculum. È nato da una reale urgenza: quella di un gruppo di abruzzesi che erano andati via, avevano vissuto altrove — Milano, l’estero, le latitudini della diaspora meridionale — e al ritorno avevano trovato una fiamma ancora accesa sotto la cenere del territorio. Come il verso di Rimbaud recitato da Terence Stamp in Teorema di Pasolini: ciò che era venuto e sembrava non poter tornare, in realtà non era mai del tutto scomparso. Hanno soffiato, e il fuoco ha preso.
Il cielo stellato è libero e infinito. Le onde del mare fluenti come il transito di una mandria lungo un tratturello antico. E la musica — «l’unico linguaggio senza parole che accomuna tutti» — sorge in quel parcheggio trasformato e lo rende un posto diverso. Non per qualche giorno. Per tutto l’anno.
Ci vediamo a Transumare sotto le stelle.