Willie Peyote, l'album Anatomia di uno Schianto Prolungato racconta l'umanità in affanno

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Credit Matteo Bosonetto

Il titolo del disco è volutamente ossimorico per cercare di cogliere le contraddizioni di un periodo in cui tutto sembra andare verso la fine senza mai arrivarci davvero. Il tour debutterà il 10 ottobre da Nonantola. L'INTERVISTA

Anatomia di uno Schianto Prolungato è il nuovo progetto discografico di Willie Peyote e ha un’ispirazione cinematografica; è anche un po’ un ossimoro, perché in fondo viviamo in un periodo pieno di contraddizioni, in cui tutto sembra andare verso la fine senza mai arrivarci davvero: si parla di fine delle ideologie, tramonto della civiltà occidentale, crollo del sistema capitalistico, morte del pianeta e talvolta addirittura estinzione della razza umana, ma poi, pur di fronte a un costante ed evidente peggioramento, tutto rimane ancora in piedi.

La parola anatomia, invece, oltre a richiamare titoli cinematografici, vuole anche indicare la metafora della lenta e inesorabile caduta del corpo umano nel processo di invecchiamento, che si manifesta dal superamento dei quarant’anni in poi, affiancando al discorso generale quello particolare e personale dell’autore.

Guglielmo partiamo dalla storia di Anatomia di uno Schianto Prolungato: come ci hai lavorato? Che storia ha?
Le canzoni sono nate ex novo e scritte durante il tour del 2025. Ci sono tante città Testaccio, Milano, Marsiglia, la Riviera Romagnola dove è nata Kodak, per l’esattezza a Gabicce aspettando il concerto a Cattolica. Ma il racconto non è limitato, parlo dell’attesa della fine del mondo, della civiltà occidentale: ho superato il mezzo del cammin di nostra vita e anche se la situazione intorno a noi non è la migliore, cambia la prospettiva.

Le sedie di plastica del tuo bar di quartiere di cui parli in Preferisco non Sapere ti riconnettono a un mondo che non c’è più? Al bar come incontro e non come passaggio?
Mi piace la poetica del bar di quartiere, andare da Gigi che è vicino alla casa del mio produttore e del videomaker, che sono in zona San Donato mentre io vivo in zona Porta Palazzo. Mi piace anche l’idea che sia un po’ il mio bar Mario.

“Sapessi com’è strano sentirsi così stupidi a Milano": una volta ci si innamorava oggi preferisci non sapere cosa accade?
La citazione è giusta, la versione che conoscevo è di Ornella Vanoni anche se l’originale è di Memo Remigi. Pensavo agli innamorati di Milano e invece io mi sono sentito stupido e dopo la terapia sono rientrato a Torino.
 
“Si alzano gli affitti e noi viviamo in tenda che vita stupenda, sembra la California”: sono i momenti in cui la signora in coda vorrebbe dare fuoco a tutto come in fanno in Francia che se si incazzano lo fanno davvero e paralizzano il paese? Siamo una nazione che sa protestare solo alla macchinetta del caffè?
Siamo sempre stati in qualche modo quelli della protesta alla macchinetta del caffé. Forse Milano ha fatto una sua rivoluzione cacciando qualcuno, più in generale ti dico che siamo stati bravi ad avere fatto la Resistenza. A Torino forse l’ultima ribellione c’è stata quando le hanno tolto il ruolo di capitale ma parliamo del 1861.

“La cultura qua è uno sport per ricchi”: è il momento esatto in cui tutto quella che ci resta sono il disgusto e il fastidio?
Non sono collegate, mi preoccupa che la musica sia considerata passatempo, da quando è tutto gratis e più costoso i live costano tre volte tanto. E’ un inganno del capitalismo, il turismo a Milano è per ricchi, il problema abitativo si vive anche a Bologna e non va sottovalutato. Ricordo la protesta dei ragazzi che dormivano in tenda contro il caro affitti.

Come Se è una canzone di incomprensioni: accade perché tendiamo più a idealizzare il prossimo che ad accettarlo per quello che è?
Abbiamo un catalogo davanti e quello che scegli non risponde alle aspettative non aspetti di capire il perché ma cambi. E’ un prodotto.

Luigi è chi non riesce più a sognare in grande e accetta che ci venga distrutto il futuro e che viviamo in tempi grigi?
Penso a Luigi Mangione mentre veniva processato. Non basta Greta Thunberg a protestare ma siamo anche arrivati a vedere lui che interviene. Ragionando sulla redistribuzione della ricchezza il mondo ti appare come un parco giochi per super ricchi.

Kodak è una narrazione intima e riflessiva che descrive la dimensione sospesa di un pomeriggio estivo vissuto in solitudine: che rapporto hai con la solitudine? La soffri o sai fartela amica?
Mi piace stare da solo, lì ero a Gabicce ed era la situazione perfetta per avere qualcuno vicino ma ero solo. Nella mia vita sono in pace con la mia solitudine. Dipende però se la scegli tu o te la impongono gli altri.

In Sapore di Marsiglia citi la squadra tedesca del St Pauli: hanno come simbolo Jolly Rogers ed è stata la prima squadra a bandire l’ingresso allo stadio ai tifosi di estrema destra. Oltre ad avere lo stadio nel quartiere a luci rosse di Amburgo. E’ la metafora del mondo che vorresti?
Un po’ più in là ma sì. C’è pure l'Olympique Marsiglia che ha una curva che guarda a Sinistra. Come risposta alternativa alla city londinese è meglio Marsiglia. O il quartiere a luci rosse di Amburgo.

In Mi Arrendo parli di un mondo senza favole: tu ci credi alle favole? Da bambino ne avevi una preferita?
Mi fai ricordare i libri in rima che mi leggeva mia mamma; non ne avevo una preferita ma se penso alla Disney scelgo Robin Hood. Fantasia ne ho tanta ma non da favola. Però servono le favole, se siamo affaticati reagiamo attraverso le favole.

Vasco Rossi in Sally dice che si potevano mangiare anche le fragole e tu lo riprendi in Mi Arrendo: soffri di attacchi di nostalgia?
Non in generale ma sono cresciuto in contesto più facile rispetto ai giovani di adesso. Ho avuto solo più fortuna ma no, non sono nostalgico.

“La propaganda è uno scam e il presidente è un pagliaccio perché è schiavo della lobby che lo tiene in ostaggio”: scam significa truffa…la musica può smascherarla e dare respiro all’umanità? Chi negli anni Sessanta con la musica voleva cambiare il mondo ci ha veduto una illusione?
Potrebbe ma anche l’arte in generale. Il tema è solo scegliere se vuoi farci i soldi perché allora non ha quella funzione. L’arte può scegliere cosa essere e oggi è capitalistica. Ci hanno comprato con Colpo Grosso e Drive In ma quella degli anni Sessanta non è stata una truffa il non riuscire a cambiarlo, lo interpreto come un tentativo di stare insieme ad affrontare un tema.

Infine il tuo film Elegia Sabauda tornerà nelle sale cinematografiche e cosa puoi anticiparmi del tour che debutterà il prossimo 10 ottobre dal Vox di Nonantola? In estate farai qualche festival e radio tour?
Non sono così lontano dal passato col suono, desidero comunque raccontare in primis questo disco. Siamo contenti del progetto, forse prima ci sono stati singoli easy listening come Kodak e Burrasca che arrivano più facilmente. Non so se Elegia Sabauda tornerà nelle sale, magari in estate. Io col tour partirò a ottobre, prima parteciperò a eventi per la raccolta di fondi: sarò con Piero Pelù a Firenze per sostenere la Palestina, con Elio Germano per la comunità di Sant’Egidio e a Genova per Don Gallo. Ora restituiamo poi guadagneremo.

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