Chiara Raggi, l'album Zénta: "Guardiamo alla realtà con una purezza essenziale"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Il progetto in dialetto santarcangelese, che in italiano significa gente, è popolato da tante persone, personaggi, storie, destini, speranze e sofferenze. Tra schermi e passi distratti, c’è la gente che cerca ancora un varco nel cielo, di respiro, di luce. L'INTERVISTA

Zénta è il nuovo viaggio musicale di Chiara Raggi. E' un album in dialetto santarcangiolese, vernacolo romagnolo che si è sviluppato nel paese di Santarcangelo di Romagna, ed è scritto a quattro mani con la poetessa Annalisa TeodoraniZénta significa Gente e dunque ospita persone, personaggi, storie, destini, speranze e sofferenze. Tra schermi e passi distratti, c’è la gente che cerca ancora un varco nel cielo, di respiro, di luce. Tutte le composizioni ruotano intorno al tema del “lasciare andare”: una sorta di studio sulla sollevazione, un’indagine sull’arte di abbandonarsi al destino. Si lasciano andare luoghi comuni che ancora aleggiano intorno, sopra e dentro le donne; si lascia andare chi muore e non si rivedrà più; ci si lascia andare allo stupore per tornare bambini e recuperare uno sguardo puro, semplice sul mondo; ci si lascia andare alla propria natura, ci si arrende alla vita che si è scelta. Zénta è un insieme di storie e di domande, alcune di queste trovano risposte nei ricordi, nella memoria.

Chiara partiamo dalla storia di Zénta, progetto in dialetto santarcangelese: come lo hai pensato, come ci hai lavorato e perché come titolo hai scelto un parola che significa gente?
L’album nasce nel mio cuore molti anni fa con l'idea di collaborare con Annalisa Teodorani. Il nostro annusarci artistico è nato nel 2024 quando si è sviluppato un flusso creativo potente e forte: le canzoni nascono con una coesione di intenti, parliamo del nostro vissuto, di amici, nonne, conoscenti, personaggi incontrati e in questo moso ci siamo comprese nell’animo. Zénta, in inglese people, è un album popolato. Tutti i musicisti sono del territorio, c’è unione intorno all’album come c'è tra le persone.

Il progetto, come già accennato, ha un ospite che è la poetessa Annalisa Teodorani: mi racconti la storia della vostra collaborazione?
Ci ha presentate nel 2018 una amica comune per conoscerci artisticamente, ma ognuno in quel periodo aveva i suoi progetti.

Ci sono poi due numi tutelari che sono Tonino Guerra e Raffaello Baldini: in oca è presente nell’album e in cosa ti senti parte della sua eredità umana e culturale?
Se qualcosa della loro poetica è entrata nell’album ne sono onorata, è un dialetto diverso dagli altri romagnoli, rischia di essere un grimaldello. Ci hanno insegnato a guardare la realtà con quella buona purezza che riporta all’essenziale.

Tema portante di Zénta è il lasciarsi andare, c’è anche il brano Làsa Andé: cosa significa e che sfumature assume canzone dopo canzone? In cosa è libertà e liberazione interiore?
Lasciare e lasciarsi andare sono due temini in uno. Qui è scrollarsi di dosso pesantezza e luoghi comuni e anche lo sguardo impietoso verso se stessi. Si va verso la rinascita, la vita è la mia e la canto e la vivo come voglio.

Gente, nel suo etimo latino, significa insieme di genti, di nuclei umani, viene dal verbo gignére ovvero generare: in questa stagione di muri e razzismi quale è la sua anima?
Abbattere tutte le barriere, anche quelle linguistiche. Confine è una parola importante perché sapere fin dove puoi arrivare è una parte strutturale che ogni persona dovrebbe conoscere per rispettare il prossimo. Andrebbe riconsiderata oggi che siamo invasi dai muri: abbiattiamo le barriere, la musica ha un valore molto forte e in questo caso il santarcangelese diventa una lingua universale; non conta la frase ma il sentimento che arriva attraverso la musica.

L’album ti riconnette anche alla storia della tua famiglia, ho scoperto che in dialetto Raggi è Ribuglioun ovvero i ribelli. In cosa ti senti una ribelle?
Anni fa avrei detto nella scelta di fare la musicista, oggi sono ribelle nella ricerca di un equilibrio di normalità e pace.

Aria da Nòiva ovvero aria di neve è la canzone dello stupore, parola che negli anni è stata svilita del suo significato in una società dove tutto è programmato e deve essere performante: raccontami la tua idea di stupore.
E’ la curisoità che mi insegna mia figlia ogni giorno. La neve è la purezza di tornare bambini, leggera ma non superficiale.

La follia creativa di cui parli in La Matìria è l’affrancarsi dai giudizi e seguire la propria idea di arte: quanto è difficile essere se stessi?
C’è ironia in questa canzone, affrontiamo la follia cretiva ironizzandoci. E' difficile perché i canali a disposizione sono molti e in direzione univoca. E’ più complesso.

E’ naturale fare un parallelismo tra la tua Ta T’Arcòrd e l’Amarcord di Federico Fellini: cambia però l’approccio con la memoria, per te è ti ricordi per lui era mi ricordo. E’ molto di più di una sfumatura. Come interpreti i due approcci alla memoria?
Il nostro è un gesto collettivo, un dialogo collettivo, un ricordare insieme, da morti ci diremo ancora ti ricordi; amarcord è più onirico, non è una contrapposizione ma un omaggio a una storia.

Infine che accadrà nelle prossime settimane? Ci saranno concerti o lavori a nuova musica? In Vòula parli di espandere il nostro vocavolario: è la tua missione
quotidiana?

Con Laura Gramugli presentermo un libro su Federico Fellini, poi in estate farò concerti sola o con la band e chiudiamo a Sant’Arcangelo di Romagna a ottobre. Ti anticipo che il progetto si evolverà con un nuovo brano e una sorpresa.

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