Mannarino, l'album Primo Amore: "Siamo in questa vita per sognare"
MusicaL'artista romano torna con un progetto (ancora più) identitario che ruota attorno alla domanda chi siamo. Il tour debutterà il 21 giugno da Fermo. L'INTERVISTA
A cinque anni dall’ultimo progetto discografico, Mannarino torna con Primo Amore (BMG). L'album segna una nuova fase del suo percorso sottolineando il suo ruolo di interprete di un cantautorato popolare e non convenzionale. Primo Amore è un mondo sonoro in cui c’è un uomo sospeso tra cielo e terra, vita e morte, luce e oscurità. Il disco nasce da una profonda ricerca di senso e si sviluppa attorno a una domanda essenziale: chi siamo davvero? Il titolo Primo Amore rimanda al momento in cui qualcosa nasce e, allo stesso tempo, muore per sempre. È lì che tutto diventa eterno. Il disco prende forma come un viaggio circolare, una traiettoria emotiva che inizia e si conclude da dove era iniziato. Dopo un’apertura più luminosa e impulsiva, il racconto si addentra progressivamente in una dimensione più interiore e immersiva. Anche nella scrittura, Mannarino sceglie di sottrarre piuttosto che aggiungere, cercando parole necessarie, capaci di restituire senso più che costruzione. Da questo smarrimento prende vita un lavoro attraversato dalla consapevolezza del dolore, ma
sostenuto da energia, movimento e ritmo, vissuti come atto di celebrazione della vita. Il tour partirà il 21 giugno da Fermo.
Alessandro parliamo dalla storia di Primo Amore un progetto che è la linea che unisce l’alfa all’omega, dove tutto inizia e finisce ma dove si respira anche il senso dell’eternità: cinque anni di gestazione dunque come è nato e come ci hai lavorato?
E’ un disco autobiografico che parla anche di cose più grandi, mi sono visto nel mondo, in questo trip che viviamo, in questo sogno. Per la prima volta mi sono chiesto cosa è la vita e chi siamo e dunque sono partito per un viaggio che in alcune fasi della stesura mi ha portato lontano dalla razionalità, alla ricerca di un senso. Primo Amore sta tra il cielo e la terra, tra la luce e il buio, tra la vita e la morte, tra l’essere e il non essere in quella danza tra opposti che crea la vita. Non offro una soluzione ma alimento il senso della vita, Primo Amore è anche una canzone che dondola, e non so perché lo faccia, e finisce col battito del cuore, espansione e contrazione. In mezzo ci sono strada e cielo, quella struttura sociale che contempla carcere, strada, tribunale, e poi l’infinitezza della coscienza
Le canzoni trasmettono, come abbiamo già accennato, quel senso di sospensione tra realtà e immaginazione ma a un secondo ascolto sembrano un domino che le unisce e che ci portano ad attraversare l’esistenza: è così?
Le ho sentite addosso, lo ho vissuto io questo viaggio. Mi sono chiesto di vedere dentro di me a prescindere dalla struttura esterna, c’è qualcosa di esistenzialista e mistico: la domanda è vivo una vita vera o un sogno? Cosa è l’amore non solo come rapporto ma come motore?
Il Matto che strilla in Primo Amore che l’umanità che non viene ascoltata dai potenti e si trova a vivere in un “monno che crolla” chi é?
Sono sempre io il matto che strilla ma sono anche quello che sta zitto: lui ha ragione a urlare perché è follia e il conforto è il battito del cuore di un’altra persona.
Ciao nonostante il mondo visto mentre andavi a fondo ha un finale positivo con quell’abbraccio più forte della morte che ti fa restare qua: hai una visione positiva dell’umanità? Fino a che punto la fragilità è resistenza?
In questo disco la sfida a livello interpretativo è stato mostrarmi fragile, senza paura. Da soli non ce la facciamo, abbiamo bisogno degli altri: il primo amore è il momento in cui ti consegni all’altro inteso come altro da te e sei scoperto e fragile, in quell’istante si aprono porte ma anche ferite. L’amore è bellezza ma è anche le malattie dell’anima e della psiche, tocca corde profonde. Vivere con un’altra persona non è razionale e dunque è potente e pericoloso, vai all’espansione della coscienza.
Il fiume che ritorna alla sorgente di Dammi è un invito a volerci più bene, a rispettarci di più come individui?
La vita di una persona che parte dall’ospedale, poi passa in una gabbia di parole, poi è racchiusa in un documento, quindi, lavoro e denaro e c’è poi quella fuga che è il bacio. Lì parlo sia della morte che del bacio che è l’orgasmo del desiderio: quella connessione è altro, è un corpo che dondola senza saperlo e che torna alla sorgente.
Che storia ha Maradona? E le cose che non puoi spiegare in cabina elettorale o in un'aula in tribunale sono le distorsioni di una società malata?
Ho seguito tutta la prima stagione di Un Giorno in Pretura che è uno spaccato dell’umano. Lì vedo assassini e criminali e mi chiedo come spiegano a un giudice il casino che hanno in testa. Il tema è la lotta tra ciò che siamo dentro e ciò che siamo diventati con la programmazione della società, la stessa società che ci viene disegnata.
Carne trasmette un senso di inquietudine: l’umanità sembra “ricucita solo nel sonno” perché è in un altrove ma di giorno è sgretolamento interiore dell’uomo. Come possiamo ritrovare la dimensione sacrale dell’esistenza?
Ci vuole una rivelazione e la trovi nel linguaggio della natura, nel riconoscersi espressione dell’universo e nel rapporto interumano irrazionale. Essere nudo davanti a una persona trasmette infinite possibilità di conoscerci.
Kalanera in greco significa buone acque e lì tu fai incontrare Eros e Thanatos: è una battaglia navale oppure una danza in equilibrio tra il bene e il male?
E’ la danza di equilibrio. Lì racconto quello che ho sentito dentro di me nel perdere il controllo nel rapporto d’amore. In questo disco lo racconto come una dimensione sacra e ti dico che nel sacro, in tutte le culture antiche precolombiane o in quelle africane, il bene e il male convivono senza essere giudicati, la loro danza crea la vita. Il cristianesimo ha poi creato la luce nel buio e Satana che ti tenta: l’amore dà la morte nega.
In cosa è salvifico lo sguardo puro del Bambino che “cammina sul filo del destino”?
E’ un volo astrale nelle mie ricerche e scrivo perché quando sarà grande ascolterà ciò che gli ho lasciato scritto.
Ti capita di domandarti, come accade al bambino, se “siamo solo un sogno”? Chi è nel 2026 un dreamer?
Tutti siamo sognatori e tutti siamo portati al sogno. Siamo qui per sognare in questa vita, la vita è un sogno collettivo, siamo tutti creatori del proprio sogno e ospiti dei sogni altrui.
Cosa puoi anticiparmi del tour che debutterà il 21 giugno da Fermo?
Sarà uno staccarsi da terra. E quando tornerai a terra ti porto ancora in viaggio. Rispetto ai brani del passato riarrangio qualcosa per essere sincero, il suono è la mia espressione materiale. Se ci pensi quando creiamo suoni usiamo l’aria, dunque è effimero, ma io cesello l’aria e deve rispecchiarmi per come sono oggi. Quindi voglio attualizzare il mio repertorio passato in base al mio gusto di oggi.