Smog, la colonna sonora di Piero Umiliani con Chet Baker torna con 7 brani inediti
Musica
Esce il 30 aprile 2026, per la Giornata Internazionale del Jazz, la nuova edizione della colonna sonora di Smog di Piero Umiliani, con Chet Baker e Helen Merrill. Pubblicato da CAM Sugar in doppio vinile, CD e digitale, il progetto include sette brani inediti ritrovati negli archivi dopo oltre sessant’anni. Dalla lavorazione tra Italia e Los Angeles alla riscoperta dei nastri originali, un viaggio nella storia del jazz e del cinema italiano
C’è una nota di tromba che non finisce mai. Comincia, sale, e invece di risolversi rimane lì sospesa, come il fumo di una sigaretta in un locale chiuso. È il tema di Smog, 1962, e quando l’hai sentita una volta non riesci più a toglierla dalla testa.
Quella nota l’ho sentita per la prima volta una sera al "Gesto", locale di Milano, seduto tra una ventina di persone con i bicchieri in mano e l’aria di chi sa di essere nel posto giusto al momento giusto. Andrea Fabrizi, che cura il catalogo CAM Sugar — il più importante e vasto catalogo di colonne sonore italiane e francesi al mondo, 2.500 titoli originali da La dolce vita ad Amarcord, da Morricone a Stelvio Cipriani — era venuto a raccontarci una storia. Una storia di nastri ritrovati, di trombe prestate, di un compositore fiorentino geniale e di un trombettista californiano maledetto e bellissimo che insieme, nel 1962, hanno fatto qualcosa di straordinario.
Il disco si chiama Smog. Esce oggi, 30 aprile 2026, Giornata Internazionale del Jazz. Non è una data casuale. È una scelta precisa, consapevole, quasi liturgica.
Smog e il jazz italiano: il contesto degli anni Sessanta”
Per capire Smog bisogna capire un’Italia. Non tutta l’Italia — quella è impresa troppo vasta anche per i più temerari — ma un’Italia precisa: quella del dopoguerra che vuole dimenticare, correre, ballare, reinventarsi. Un paese che aveva avuto il jazz proibito per vent’anni, e quando gli americani sono arrivati sul lungofiume con i loro tendoni e le loro jam session, i giovani compositori si sono precipitati fuori come cani sciolti.
Piero Umiliani era uno di quelli. Fiorentino, genio precoce, figlio di un padre contrario che voleva per lui la carriera forense. La leggenda racconta che una sera Piero tornò a casa, aprì il portafoglio davanti ai genitori e tirò fuori una mazzetta di dollari americani. «Ti basta?» Basta eccome. Da quel momento fu compositore.
In quegli anni nelle sale italiane uscivano trecento film l’anno. Trecento. Oggi siamo a venti, se va di lusso. Era il momento di massima creatività dell’industria cinematografica e discografica italiana — quello che Fabrizi chiama, con il francese che ci vuole, l’âge d’or — e al centro di tutto c’era il jazz. Non il jazz accademico, non il jazz da conservatorio: il jazz della West Coast californiana, quello di Chet Baker, fresco e malinconico e luminoso come una mattina di Los Angeles.
«Il jazz in quel momento vive un’era di freschezza incredibile» spiega Fabrizi. «E i nostri compositori ci aggiungono gli ingredienti tipicamente italiani: la melodia, gli archi, il Mediterraneo.» Il risultato è qualcosa di unico al mondo, non classificabile, non riproducibile. Arte pura, dice Fabrizi. «Non passa di tendenze. Sopravvive al tempo, punto.»
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Smog: quando esce, formati e cosa contiene la nuova edizione
La nuova edizione di Smog, colonna sonora firmata da Piero Umiliani con la partecipazione di Chet Baker e della cantante Helen Merrill, è pubblicata da CAM Sugar nel centenario della nascita del compositore. L’album è ordinabile dal 2 aprile 2026 e disponibile dal 30 aprile, in occasione della Giornata Internazionale del Jazz, nei formati doppio vinile, doppio CD e digitale. La release rappresenta l’edizione più completa mai realizzata e include sette brani inediti emersi dalle sessioni originali del 1962, ritrovati negli archivi dell’etichetta dopo un lavoro di ricerca e catalogazione. I nastri d’epoca sono stati digitalizzati in alta risoluzione e restaurati con approccio filologico, preservando dinamica e caratteristiche del suono analogico originale.
Il progetto si inserisce nel recupero della colonna sonora del film Smog, primo film italiano interamente girato a Los Angeles, e propone una rilettura completa del materiale musicale, ampliata da circa tre ore di registrazioni di studio da cui sono stati selezionati gli inediti.
Chet Baker e l’Italia: la storia dietro le registrazioni di Smog
Chet Baker arriva in Italia «disastrato». Gli hanno spaccato i denti — i denti di un trombettista, si figuri — e la carriera americana sembra definitivamente chiusa. Però i jazzisti e i compositori italiani guardano quest’uomo con la faccia da angelo californiano, biondo, giovane, già consunto, e intuiscono qualcosa che non si spiega in parole ma solo in note.
Quello che non si può non dire, però, è che Chet Baker era anche — e con assoluta fedeltà a se stesso — un eroinomane di classe mondiale. Lo arrestano in Italia. Finisce due anni nel carcere di Lucca. Ma il figlio del direttore del penitenziario è un appassionato di jazz, e gli concede un’ora al giorno per suonare. I detenuti, i passanti, i curiosi si raccolgono fuori dalle mura ogni pomeriggio, ad ascoltare. «Solo noi potevamo arrestare Chet Baker» commenta Fabrizi, con la precisione di chi ama il paradosso. Poi, uscito, Baker inciderà con Ennio Morricone Chet is Back — con brani cantati anche in italiano — che è tra i dischi più belli della sua produzione.
La prima collaborazione tra Umiliani e Baker risale al 1957. Poi nel 1959, per L’audace colpo dei soliti ignoti. Le figlie di Piero, Elisabetta e Alessandra, custodi della memoria paterna e autrici delle liner notes di questa nuova edizione, raccontano un episodio che da solo vale un film. Stavano registrando a Cinecittà. Un mattino il produttore manda l’autista a prendere Baker. Chet sale in macchina, chiede di essere portato alla stazione Termini, scende un momento e sparisce. Ha preso il primo treno per la Germania. Tre giorni di silenzio assoluto. Il produttore vuole sostituirlo. Piero si oppone con la tranquillità di chi conosce le persone: «Io non finisco il film senza Chet Baker.» E Chet torna. Senza tromba — l’aveva venduta a Monaco per comprare droga — ma torna. Gli prestano uno strumento, comincia a provare. Dalle prime note, racconta Piero, era meraviglioso.
Il film Smog: un italiano smarrito nella Los Angeles degli anni Sessanta
Il film di Franco Rossi ha una trama che è quasi un non-trama. Vittorio Ciocchetti — l’avvocato interpretato da Enrico Maria Salerno — arriva a Los Angeles per una causa di divorzio in Messico, perde la coincidenza all’aeroporto e vaga per la città in attesa del prossimo volo. Autostrade, piscine, architetture moderniste, il jet set losangelino, incontri fugaci, solitudini. Una sorta di Dolce vita trapiantata a Southern California, come scrive nelle sue splendide liner notes lo sceneggiatore Larry Karaszewski — l’uomo che ha firmato Ed Wood e The People vs. Larry Flynt — definendolo «uno dei ritratti più poetici di Los Angeles mai realizzati».
È il primo film italiano interamente girato a Los Angeles. Va alla Mostra di Venezia e poi scompare, quasi punito per la propria irriducibile particolarità. Troppo introspettivo per l’epoca, troppo sfuggente per un mercato che preferiva generi ben definiti come la commedia all’italiana o il noir. «Usava Los Angeles non come sfondo, ma come personaggio principale» scrive Karaszewski. E lo smog del titolo non è quello che intasa i polmoni, ma quello dell’anima: la nebbia esistenziale di una modernità bellissima e vuota.
La musica di Umiliani non accompagna le immagini. Le affianca. Hover alongside, scrive Karaszewski in inglese, e il verbo non ha una traduzione italiana all’altezza. Galleggia accanto. Non sottolinea, non commenta. Sta lì, come il protagonista, curiosa e leggermente distaccata e in perenne ricerca.
I nastri ritrovati: come sono emersi gli inediti dopo 60 anni
E qui la storia si fa ancora più bella. Fabrizi, sistemando le bobine dell’archivio CAM Sugar, si imbatte in cinque nastri etichettati Smog. Cinque bobine, per un disco che aveva dodici tracce. «Com’è possibile?» Una di quelle domande che, se ti fai nel posto giusto, cambiano la serata.
Quando li portano in studio, scoprono che non c’è soltanto il disco registrato all’epoca — già rarissimo, quotazioni stellari, probabilmente anche qualcuno in sala ne aveva uno. Ci sono circa tre ore di session. Brani suonati da Chet Baker, brani composti da solo da Piero, e la vita dello studio: chiavi cadute, un accordo sbagliato, il maestro che si innervosisce, Chet che minaccia di andarsene.
«Non si registravano i brani singolarmente» spiega Fabrizi. «La sessione è unica. Il recordista diceva rec, e si andava.» Aprire una bobina che è rimasta chiusa per sessant’anni è un’esperienza che lui fatica a descrivere. «È la vita che trovo dentro. Non solo la musica. La vita.»
Da quel materiale sono stati ricavati sette brani inediti. I nastri sono stati digitalizzati in alta risoluzione e restaurati con rigore filologico — ma attenzione: non un restauro per audiofili. «Non andiamo ad alterare la sorgente originale. Non aggiungiamo filtri, non togliamo il rumore di fondo se c’è. Perché c’è vita in quelle incisioni, e devono raccontare quel momento nel modo più fedele possibile.»
Smog dal vivo: l’ascolto al Gesto tra Chet Baker, archi e brani inediti
Al "Gesto" abbiamo ascoltato il tema principale, Smog, con la tromba di Chet e il dialogo degli archi. «Quest’orchestra di cinquanta elementi che fa l’amore con la tromba di Chet, e viceversa.» Abbiamo ascoltato Dawn, cantato da Helen Merrill — la voce world-weary che introduce nel film memoria, rimpianto e desiderio, le emozioni che resistono alla promessa di perenne reinvenzione della città. Umiliani l’aveva voluta fortissimamente, anche contro i problemi di costi e di produzione. Quando Merrill arrivò all’aeroporto di Roma, racconta chi era lì, Piero stringeva i pugni come un bambino.
Poi il Thinkin’ Blues — «qui davvero c’è Chet Baker al massimo della forma» — e Tension, l’afro-jazz in cui la tromba entra di forza sul riff della sezione ritmica, senza chiedere permesso. «Comando io. Entro. Ho voglia di spaccare.» E infine, come chicca finale, un brano degli inediti su cui Fabrizi ha messo gli occhiali prima di far partire il nastro «perché è una cosa davvero sacra»: Chet Baker da solo con la tromba, su traccia separata. Probabilmente si stava scaldando per il fraseggio del Thinkin’ Blues. Probabilmente era in una cabina separata dall’orchestra, come si usava all’epoca per i solisti.
«Non capita mai di trovare un solista da solo» ha detto Fabrizi, e la sala era in silenzio totale.
Se Smog fosse un cocktail: il jazz diventa esperienza sensoriale
Permettete una digressione necessaria, anzi imprescindibile. Smog in formato doppio vinile è esattamente come un certo tipo di cocktail che non si ordina facilmente — perché bisogna sapere cosa si sta chiedendo.
È un Old Fashioned anomalo. Bourbon come base, corpo americano, West Coast, profondo e ambrato: è la Los Angeles del 1962, quella del Jet Age e delle architetture moderniste. Un tocco di Campari al posto del bitters — quella nota arancio-amara che è il Mediterraneo, la melodia italiana che Umiliani non riesce a togliersi dal sangue neanche quando guarda le freeway dall’alto. Un cucchiaino di zucchero di canna grezzo, non raffinato: è la nostalgia, che non è mai dolce del tutto. Ghiaccio grande, un cubo solo, che scioglie lentamente mentre ascolti — il suono si trasforma, si scalda, acquista sfumature che all’inizio non sentivi. E sulla superficie, galleggiante come una nota di tromba alle tre del mattino, una sottilissima zest di limone siciliano. Perché Chet Baker poteva essere californiano quanto voleva, ma suonava come se avesse il sole di Sicilia nelle dita.
Lo si beve lentamente. Non si finisce in fretta. E quando hai finito, hai voglia di ricominciare dall’inizio.
Smog esce il 30 aprile: il vinile CAM Sugar con inediti per la Giornata del Jazz
Smog esce oggi. Trenta aprile 2026. Giornata Internazionale del Jazz, istituita dall’UNESCO nel 2011 per celebrare il jazz come «forza per la pace, il dialogo tra le culture e la dignità umana». Alessandro Sugar, Label Manager di CAM Sugar, ha scelto questa data con la precisione di un bartender che conosce il momento esatto in cui servire.
L’edizione è disponibile in doppio vinile — con il secondo LP in versione smoky trasparente, «anche per i non fumatori» dice Fabrizi alzando il disco verso la luce come un calice contro una lampada — doppio CD e digitale. I sette brani inediti stanno tutti sul secondo disco, quello trasparente, quello che prima non esisteva.
Le liner notes sono firmate da Larry Karaszewski — sceneggiatore di Hollywood che ama il cinema italiano meglio di molti italiani — e da Elisabetta e Alessandra Umiliani, figlie del compositore, che raccontano un’amicizia tra il padre e Chet Baker che non era solo musica. L’ultima volta che si videro, a Roma, qualche anno prima della morte di Baker, Chet lo salutò con «Caro Maestro». Piero rise e rispose: «Se io sono un Maestro, allora tu cosa sei? Hai fatto molto più di me.»
Avevano tutti e due ragione.
Per chi ama il jazz, per chi ama il cinema italiano, Smog non è un acquisto. È un atto dovuto.
E poi quella nota ritorna.
Non si chiude, non davvero.
Resta sospesa, come sessant’anni fa, tra un respiro e l’altro.
È lì che Smog continua a vivere: non nel passato, ma in quello spazio fragile tra le note, dove il tempo non finisce mai.