Il Solito Dandy presenta il singolo Gli Psicologi, i Film, l’Amore: il video

Musica

 Il brano, come suggerisce il titolo stesso, è suddiviso in tre parti e le immagini rispecchiano il trittico

IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELL'ARTISTA

Sarà che la musica prima di ascoltarla la vedo mi è sempre piaciuto curare i miei videoclip, dal primo disco fino a oggi. Mi piace come la stessa opera possa dialogare su più fronti. Non a caso da bambino ero pazzo per Fantasia di Walt Disney dove la musica classica incontrava l’animazione. Ed è proprio da questo grande amore per la settima arte che nasce la canzone Gli psicologi, i film, l’amore come dedica a tutto quello in cui credo e che mi salva ogni giorno. Soprattutto io che vivo la mia vita come un film di Woody Allen. Critico, comico, pieno di inciampi e costantemente accompagnato da un invadente dialogo interiore. Mi sono domandato se avesse oggi ancora senso parlare di videoclip o ci fossimo solo ridotti a qualche reel sui social e a un canvas su Spotify.

La risposta è arrivata rompendo la quarta parete. Portando lo spettatore nella mia realtà quotidiana, in un videoclip che è metavideoclip, come nel Ladro di orchidee di Spike Jonze dove lo stesso sceneggiatore diventa protagonista del film che dovrebbe scrivere.  Il video è girato interamente a CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia, un luogo dove più volte mi è capitato di fermarmi, respirare e riflettere. Il videoclip, come suggerisce il titolo stesso, è suddiviso in tre parti. Nella prima, Gli Psicologi, si parla dell’aspetto analitico e funzionale del videoclip come forma d’arte nel 2026 e su quanto oggi la musica stessa sia riconciliabile spesso a soli 15 secondi di ritornello. Nella seconda, i Film si tratta il tema della spettacolarizzazione della realtà e del nostro bisogno di fare sempre di più. Nella terza, l'Amore, arriviamo al lato emotivo e a tutto quello che non è riproducibile, rappresentabile, spiegabile, ma soltanto parte del nostro vivere e sentire dall’interno. In ogni sezione il “+” assume differenti valori.

Se nella prima parte, il fare di “più”, pare essere solo un qualcosa di inutile in un mondo funzionale e dedito alla comunicazione. Nella seconda parte ci si sposta su ciò che sarebbe ideale a livello scenico, la creatività che col “più” aggiunge ma si interfaccia con il reale. Nel terzo capitolo il “più” basta e diventa abbastanza nella visione dei sentimenti e dell’essere umano. Come in The Lobster di Yorgos Lanthimos l’amore è esperienza unica e lontana dalla standardizzazione della realtà, l’uscire dai canoni porta a qualcosa che risuona in una maniera molto più grande dentro di noi. 

 

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