Hachiko: "La nostra musica è un inno alla libertà anche nel linguaggio"
Musica
La coppia mascherata costruisce il suo progetto discografico dal futuro per dare speranza alla contemporaneità. Saranno in concerto a Milano al Miami poi al via le date estive. L'INTERVISTA
Quello della coppia mascherata Hachiko è un disco che viene dal futuro con un
intento ben preciso: quello di darci speranza. Racconta che un futuro dove le donne
possono essere libere come lo sono gli uomini, nel trattare pubblicamente e non la propria sessualità, esiste ed è meno lontano di quello che si possa pensare. Hypertroia è un concept album che esplora dall’inizio alla fine il rapporto complicato che sussiste tra le donne e la loro controparte maschile. L’attrazione in conflitto col disgusto per se stesse, la necessità in conflitto col desiderio di emancipazione, il desiderio di essere uguali contro la consapevolezza che non si potrebbe essere più diversi. In qualità di figura fluida del nuovo millennio, ricerca costantemente un’identità che le appartenga, per poi arrivare a una definitiva conclusione: non esiste un’unica identità, non esiste un unico modo di stare al mondo, bensì una forma che cambia da assumere alla bisogna. A contrapporsi ai maschi etero che ci hanno insegnato che bisogna essere una cosa sola c'è chi ci insegna che si
può avere mille forme ed essere potenti e indipendenti nelle nostre contraddizioni. Un album coraggioso, anche linguisticamente: peccato che il mascherarsi tolga un po' di tensione, Zorro, Spiderman e Wonderwoman hanno fatto il loro tempo, oggi per scardinare i retaggi della società abbiamo bisogno di supereroi da guardare in faccia, supereroi umani.
Partiamo dalla storia dell'abum: come lo avete costruito e quanti messaggi dal futuro avete ricevuto prima di partire col progetto?
Volevamo fosse un inno alla libertà anche come linguaggio, si parla non solo di sesso ma di espressione. E’ un esperimento linguistico, usiamo una terminologia che non si sente spesso nelle canzoni. Per noi parlare di sessualità è parlare di un aspetto fondamenatle dell’esistenza umana. Dal futuro ne siamo pieni di messaggio.
L’Italia, ma in generale il mondo, è ancora schiavo della morale per retaggio storico o perché il futuro ci fa paura?
Entrambe. Tutto ciò che non conosci non crea curiosità ma paure e anziché andare nel futuro piano piano è più comodo fermarsi.
Un vostro verso è “ho ucciso la vergogna”: è una certezza o anche questo è un auspicio?
Nella canzone è già avvenuto ma è un auspicio ma per chi ci ascolta. Il personaggio che viene dal futuro sei anche tu.
La Kampagnola che non mangia sashimi, non fa briefing e si beve una grappa al circolino è una immagine ottocentesca o esistono ancora? E’ una forma di luddismo umano la vostra?
Più che a guardare al progresso qui mettiamo in comparazione due stili di vita perché se si ragiona su una donna libera si pensa a quella di città, benestante e che può permettersi certi lussi, con uno stile di vita quasi lussurioso. E’ un racconto di provincia, ma ci sono mille modi di essere liberi. Siamo circondati da persone ignoranti e senza vedute.
In Sottona c’è un telefono che ci guarda: in questi tempi di app per incontri quanto è difficile scrivere di amore?
Abbastanza perché con l’avvento delle app sembra di essere al supermercato: consumi e vai al prossimo. Difficile non è l’amore ma la connessione, viviamo di incontri troppo veloci, ci si annoia con nulla e tutto sembra un fuoco di paglia o almeno non siamo più abituati a rapportarci in modo tradizionalista.
La Droga è una denuncia sociale contro una società che nonostante le aperture resta fortemente patriarcale: le ragazze di oggi sanno ingegnarsi per trovare una loro libertà o restano vittime del pregiudizio?
Un 50 e 50. C’è chi si libera e chi rimane nel pregiudizio colpita da troppi chissà cosa pensano di me. Non è chiaro se stiamo andando verso una liberazione o se torniamo indietro.
“Acqua azzurra acqua amara” è un citazione di Lucio Battisti: se lui fosse un artista del 2026 la penserebbe come voi o continuerebbe a sognare l’acqua chiara?
Lo immaginiamo, da uomo performativo, a sognare l’acqua chiara.
90Mila ha il featuring di Elena Romano, artista che non conosco personalmente ma che seguo e apprezzo. Perché lei e cosa significa oggi la parola sorellanza?
Il testo venuto da sé, ne abbiamo parlato ed è germogliata l’idea di farci una canzone. Tra donne spesso c’è una rivalità inutile e stupida invece bisogna sempre dare una mano a chi vuole fregarci il fidanzato perché domani potremmo essere noi ad avere bisogno di quel sostegno.
Parliamo di haters: ci convivete, gli ignorate o rispondete a tono?
Dipende. A volte ringraziamo degli insulti e gli auguriamo il meglio. Dipende dalle situazioni, se c’è intelligenza dietro all’insulto apri dialogo se no meglio ignorare la stupidità.
Cantate “Katy Perry ha baciato una tipa”, all’ultimo Sanremo ha fatto scalpore il bacio saffico tra Levante e Gaia: queste pubbliche dimostrazioni aiutano le persone timide a essere libere oppure non cambiano nulla?
Aiutano ma dipende dalla contestualizzazione del bacio. Se non hanno mai fatto riferimento a una comunità e all’improvviso ascolti non sfrutti il rainbow washing e dunque meglio evitare.
Quello che cantate possiamo davvero interpretarlo come “un romanzo di formazione”?
Davvero. Lo è. Anche con la giusta provocazione.
Visti gli argomenti che affrontate con la vostra musica e la vostra forza identitaria perché avete scelto di salire sul palco mascherati?
Come i Simpson, se adocchi un personaggio giallo pensi ai a loro. Esteticamente è carino anche se difficile viverci. Non siamo pronti socialmente ad affrontare la nostra posizione.
Che accadrà nelle prossime settimane della vostra vita artistica?
Un mese di stop poi suoneremo al Miami e quindi ci saranno date estive e probabilmente autunnali.