Fulminacci in concerto a Milano compone un mosaico di nuove consapevolezze

Musica
Federica De Lillis

Federica De Lillis

Fulminacci, autore di Stupida Sfortuna, arriva all’Unipol Forum di Milano con uno show che intreccia nostalgia, ironia e maturità artistica. Tra scenografie luminose e una scaletta che unisce nuovi brani e classici, il cantautore romano racconta lo spaesamento davanti a una vita che accade senza dare risposte, ci distrugge senza chiedere scusa e lascia solo calcinacci che, se in un primo momento sembrano solo pezzi da buttare, guardandoli meglio, possono diventare parti di un nuovo e colorato mosaico

Speranze deluse, amori finiti, domande esistenziali e nostalgia di quei vent’anni che speriamo non passino mai. Nessuno meglio di Filippo Uttinacci, in arte Fulminacci, è in grado di metterci sotto gli occhi le contraddizioni e l'ironia della vita che accade senza dare risposte, lasciandoci in pezzi. Ma il cantautore racconta anche cosa accade quando si trova la forza di ricomporsi. E' in quel momento che appare un mosaico nuovo, coloratissimo ed entusiasmante, rappresentato nella copertina del suo ultimo album “Calcinacci” ed evocato nel concerto di Milano attraverso un raffinato design che ha combinato strobosfere, elementi scenici e pixel luminosi.

Fulminacci abbandona lo stile da ventenne di città, t-shirt e chitarra. Qualcosa è cambiato e lo avevamo notato già dallo stile anni ’60 scelto per il palco di Sanremo 2026 da cui è sceso portando a casa un premio della critica “Mia Martini” per il brano Stupida Sfortuna.

Il cantautore romano arriva sul palco in un elegante completo azzurro, bretelle e cravatta a strisce blu e gialle. Un cambio di stile che annuncia una nuova fase artistica, matura e consapevole, ma che continua a non prendersi troppo sul serio e a usare ironia e auto-ironia per definirsi. Un boato di applausi accoglie il cantante all’Unipol Forum di Assago e lui ricambia intonando Forte la banda.

Immobile, le mani in tasca, Fulminacci canta Indispensabile con la finta nonchalance con cui si parla di un vecchio amore che ci ha spezzato o, nel suo caso, demolito, lasciando a terra solo polvere e frammenti di pareti.

Filippo ha raccolto da terra i calcinacci delle certezze e ha conquistato il palasport, consapevole della strada fatta da La Vita Veramente, album di esordio del 2019, che lo ha finalmente portato tra i big del pop, pur restando fedele alle sue radici di cantautore arguto e sottile, una delle penne migliori della sua generazione, caratteristica che spesso gli è valsa il paragone con un grande artista come Daniele Silvestri.

“Mi chiamo Filippo e questa è la mia banda” annuncia presentando il gruppo che lo sta accompagnando nel Palazzacci Tour: Claudio bruno alla chitarra, Giuseppe Panico alla tromba, Lorenzo Lupi alla batteria, Riccardo Nebbiosi al sassofono, Riccardo Roia alle tastiere e Roberto Sanguigni al basso. Un applauso interminabile gli strappa un sorriso prima della comparsa di una pioggia di stelle a Led ad accompagnare il brano Sembra quasi che tutti si affrettano a riprendere con il telefono.

“Grazie a tutti voi che siete la mia seconda casa”

Fulminacci tenta di mantenere la serietà sorniona con cui racconta i dolori, le gioie, le grandi domande esistenziali che prendono tutti prima o poi, ma lo tradisce il sorriso commosso di chi sa di avercela fatta a conquistare uno spazio nel cuore del grande pubblico. Nella scaletta si alternano suoi classici, come Resistenza e Brutte compagnie, e brani del nuovo album lanciato dopo Sanremo e che i fan di Milano conoscevano già benissimo. Come accaduto nelle precedenti date del tour, anche a loro va l’ormai atteso ringraziamento scritto su un foglio di carta: “Ringrazio l’altra faccia della medaglia, l’asso nella manica, il salto nel buio. Poi volevo ringraziare le premure, le seccature, la parola schiscetta e le fatture, siamo nella città delle fatture. Grazie, infine, al silenzio materno e assoluto delle corti lombarde mentre fuori tutti suonano il clacson. E poi volevo ringraziare tutti voi perché ormai siete la mia seconda casa e, anche se sembra strano detto da un romano, a volte, la cosa più bella di Milano è proprio il treno per Milano”.

Davanti al ventottenne romano ci sono soprattutto coetanei, sospesi in quella fase strana tra i venti e trent’anni, tra adolescenza e vita adulta, in cui spesso gli eventi costringono a fermarsi e mettere in discussione le certezze, lasciando sospesi “Tra l’asfalto e il cielo blu” come racconta in L’avventura, che chiude uno blocco di pop agrodolce che va dal brano Simile, passando per Le biciclette, +1, Aglio e olio, e chiuso da una cover di A-Punk dei Vampire Weekend.

Uno show ben costruito, tra pixel e divertenti coreografie

Lo show rallenta, Fulminacci si siede, lascia la sua chitarra e commuove il pubblico con alcune delle canzoni più toccanti del suo repertorio. Novità come Tutto bene e Nulla di stupefacente precedono brani indimenticabili come La siepe e San Giovanni.

Una scaletta costruita alla perfezione che ha alternato momenti profondi, attimi scatenati - come quello di Baciami baciami in cui in nessuno all’Unipol è riuscito a restare seduto -,spaccati teatrali con tanto di coreografie che hanno caratterizzato l’ultimo blocco del concerto.

Ad accompagnare l’esibizione, un affascinante visual design che, attraverso pixel luminosi che componevano e scomponevano tramonti, casette, cuori, esplosioni, ha evocato i mosaici che hanno illustrato le copertine dei singoli Niente di particolare e Stupida Sfortuna e dell’album Calcinacci appena pubblicato.

“L’Aurelia la facevo sempre in motorino a 18 anni, le prime parole di questa canzone mi sono venute in mente in motorino” racconta Filippo per introdurre Una sera che tutti iniziano a cantare.

È qui la potenza della penna di questo cantautore, capace di suggerire immagini vivide, raccontare luoghi e persone di una Roma che i suoi cittadini conoscono bene ma che non allontana chi non la vive perché, in un attimo, diventa spazio dell’immaginazione, teatro di sentimenti, solitudini e riflessioni universali.

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Le telecamere inquadrano qualcuno che la scritta “Milano fulminata” mentre i pixel luminosi sullo schermo si uniscono per le ultime due canzoni. Una congiunzione che è anche corto circuito: Santa Marinella canzone con cui scherzando Fulminacci ha detto più volte di aver “perso” Sanremo nel 2021 (arrivò sedicesimo) e Stupida Sfortuna, settima in classifica al Festival di quest’anno ma che ha donato a Filippo Uttinacci un successo ampio, risultato di anni di attività e ricerca artistica, da quando, nel 2019, in pochi conoscevano il suo nome, fino al grande coro di voci che riempiono l’Unipol per l’ultimo brano sanremese. I calcinacci hanno preso forma, Filippo si concede qualche minuto per realizzarlo. Saluta il pubblico insieme alla banda ma si trattiene qualche minuto in più da solo, guarda i fan emozionato, saluta con sincero “Grazie” ed esce di scena.

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