Michele Bravi, l'album Commedia Musicale: “Racconto storie di quotidianità sbagliata”

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Credit Mauro Balletti

Il cantautore torna con un album che è un taglio netto col passato al punto che lui stesso dice che dovrà ristringere la mano ai suoi fan. Poi parla della sua amicizia con Fiorella Mannoia e di quanto i tagli dei finanziamenti al cinema facciano male all'arte. L'INTERVISTA

Commedia Musicale è il nuovo progetto discografico di Michele Bravi (Daleth under exclusive license to M.A.S.T./Believe). Prodotto dallo stesso Michele Bravi insieme a Carlo di Francesco, il disco raccoglie undici brani che fanno da colonna sonora a una quotidianità buffa e comicamente goffa. Un viaggio psichedelico e sinfonico attraversato da contraddizioni emotive e imprevedibili aperture orchestrali, impreziosito dagli arrangiamenti di Alterisio Paoletti e dalla copertina realizzata

da Mauro Balletti.

Michele partiamo dalla storia di Commedia Musicale, il tuo nuovo album: come lo hai creato?
Questo per me è un disco particolare che stava nella mia testa da tempo, ma mai avuto il modo né la presunzione di iniziare a scriverlo perché lo immaginavo divisivo. La scintilla è stata l’incontro con Alterisio Paoletti e Carlo di Francesco. Ora ti dico che è un disco presuntuoso, tra commedia musicale e Pop. L’incontro ha portato a un lavoro psichedelico in maniera grottesca, c’è tanta orchestra sinfonica e anche i testi hanno una umanità differente, dopo il lavoro su metafore e sinestesia questo è un disco di dialogo con una orchestra che accompagna. E’ la colonna sonora di una quotidianità sbagliata. I precedenti dischi erano più lunari e intimi, questo è solare.

Come sei arrivato a questo cambiamento?
Per anni ho avuto la fortuna di pubblicare canzoni e sono stato riconosciuto nell’ambito della ballata cantautorale. Col pubblico già ci conosciamo in quel territorio, con Commedia Musicale devo ristringere la mano al pubblico. Avrei potuto non rischiare ma poi ho recuperato le playlist ascoltate con i miei nonni, canzoni celebrative della loro vita. Era la generazione del dopoguerra poi viaggio e così sono arrivato a un linguaggio che celebra la rappresentazione. Così il disco a prendere forma. Sono un amante della tragedia, mi piace l’elaborazione melodrammatica ma facendo una ricostruzione storica ho riscoperto cose che avevo lasciato indietro.

Mi fai un esempio?
La tragedia nasce per parlare a un ceto alto, tutto si sviluppa sfruttando il linguaggio teatrale ovvero lo sfondamento della quarta parete. Il disco crea giramento di testa, ma può fare sorridere e spero di portarlo nei teatri.

C’è molto della tua famiglia, dei tuoi rapporti famigliari. Poi in Genitore 3 affronti in maniera diretta il tema della paternità.
C’è stata una grande chiacchierata con mia madre, tante cose le ho risolte con i miei genitori. Mia madre era invincibile quando aveva 22 anni, è stato fatto il meglio che potevamo con quello che avevamo a disposizione. Dieci anni fa non avrei visto il mio nome in un nucleo famigliare, oggi non ho risposta ma la genitorialità è una domanda frequente e nel parlarne non può mancare la satira, si rischia una caduta enorme, essendo un tema spinoso c’è bisogno di tante domande e una è: è giusto che una cosa così intima e privata come la genitorialità passi al vaglio di uno sconosciuto? Io non sono genitore e combatto per una causa che non so se potrà riguardarmi, ma può qualcuno decidere su un tema così intimo?

E’ una presa di posizione forte. E’ una questione anche di religione?
Non sono parte della chiesa cattolica cristiana, rispetto il Papa come punto di riferimento sano, so che la presenza della Chiesa porta a un pensiero comune che limita la libertà individuale. Il mio può essere considerato un commento da bar ma quando oggi in qualunque occasione è doveroso dire che bisogna prendere posizione.

Con Fiorella Mannoia canti Domani è un Altro Giorno con dedica a Ornella Vanoni.
Sono un adottivo di casa Mannoia, quasi un terzo incomodo con mio grande piacere. Il disco ha una posizione chiara: volevo vicine solo persone capaci del rispetto umano. E lei, rispetto al movimento discografico, mi ha indicato quale rotta seguire. Per me è un manifesto di una commedia di vita. Mai ho conosciuto Ornella ma in quella canzone si dicono cose tenere e drammatiche contemporaneamente. Lei interpretava da teatrante.

Come è stato il processo scrittura?
Nasce piano e voce per costruire l’album in maniera coesa, la parte musicale asseconda l’anima del disco. Quando la narrazione del disco è chiusa subentra l’aspetto emotivo. Il disco lo ho scritto con autori vergognosamente più giovani di me e quando lo ho sentito finito era appena passato Sanremo e ho pianto per una settimana chiedendomi se è questa la richiesta del pubblico. Federico Fellini diceva di scrivere film per sconvolgere le persone, se piaccio a tutti ho fallito. Sono fiero e orgoglioso di questo disco, non so che accadrà nel mercato, non conosco la richiesta generazionale ma ho la fortuna di presentare qulcosa che da fruitore mi piacerebbe ascoltare.

Cabaret ha una atmosfera sognante, sempra incarnare tutto il progetto.
E’ il manifesto del disco, è tutto tranne che pop, era il modo per dire che le porte del disco si aprono su questo mondo, io parto già parlando col pubblico. Il gioco che si fa nella scrittura musicale, che non faccio da solo, è rompere una struttura geometrica di canzone; per me non è spontaneo per chi scrive con me è naturale. I pezzi sono nati velocissimi. La scrittura musicale sempre liberatoria e mai sofferente ma parlo della mia esperienza personale di scrittura

Che mi dici delle influenze cinematografiche?
E’ un esercizio di pazienza perché nel cinema l’ultima scelta è la tua. Mettere la voce in un personaggio che non ho inventato io, in una storia che non conosco in un linguaggio che non  è mio è una questione di empatia. Spero che il cinema resti nella mia vita se i progetti sono coinvolgenti.

Però il cinema italiano è in sofferenza.
Io posso permettermi un disco come questo perché sono proprietario del mio lavoro, nel cinema i budget sono diversi, sono stati fatti tanti tagli e dunque ne soffre. La creatività ne risente, non sono stati investiti soldi sui giovani e quelle voci oggi non hanno spazio per raccontarsi sul grande schermo, sono vittime di gerarchie politiche. Vedere tanti film fermi è una tragedia cinematografica.

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