La canzone è un viaggio intimo nella fragilità che ci rende umani, nella vulnerabilità che ci fa scoprire quanto profonda sia la nostra capacità di resistere, di ricominciare
IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELL'ARTISTA
Cosa Vuoi che Sia...è questa domanda che ci fa riflettere sulla nostra paura più profonda, quella di non essere all’altezza, di fallire, di non trovare il coraggio di lasciar andare. Racconta della paura che ci frena, di quell’istante esatto in cui ci blocchiamo, convinti che il tempo sia un nemico da fermare. Ma poi, in quell’attimo di resistenza, qualcosa comincia a cambiare. Capisci che tutto il coraggio che cercavi fuori, tra le mille voci che ti circondano, in realtà è sempre stato dentro di te. Un sussurro, un respiro, una scintilla di consapevolezza che ti dice: sei abbastanza. È un viaggio intimo nella fragilità che ci rende umani, nella vulnerabilità che ci fa scoprire quanto profonda sia la nostra capacità di resistere, di ricominciare. La fragilità, infatti, non è debolezza, ma forza nascosta, un ponte tra ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. Riscopriamo così quanto sia potente la consapevolezza di essere sempre e comunque artefici del nostro destino, di poter scrivere ogni giorno una nuova pagina, anche quando tutto sembra perduto.
Mi chiedo spesso: sarò abbastanza forte per affrontare questo dolore? Sarò in grado di fronteggiare ciò che la vita mi chiede di vivere adesso? Sono domande che spesso ci assillano, che ci portano a cercare risposte in ciò che ci circonda, in ciò che ci dà speranza o conforto. Ma nel momento stesso in cui saremmo pronti a lasciarci andare, ecco che “all’improvviso un nuovo giorno ci sveglia con il suo stupore” (come dice la canzone), e ci ricorda che ogni fine è anche un nuovo inizio. È un invito a lasciarci sorprendere, a trovare il coraggio di affrontare ciò che è scritto nella nostra leggenda personale. Il videoclip è diretto da Mattia Bello. Il singolo è stato scelto come brano di apertura di uno spettacolo speciale, dedicato ai malati di Alzheimer e alle loro famiglie. Uno spettacolo intitolato In Un Sogno, con la regia di Alberto Barutti, prodotto dalla Thymos Production. Lo spettacolo è uno strumento di sensibilizzazione, un modo per parlare di disabilità e malattie neurodegenerative attraverso l’arte. Artisti internazionali come Simona Gandola, scultrice e Sand Artist, e Felice Tagliaferri, scultore non vedente, collaborano in un progetto che mira all’inclusione, facendo della loro arte un ponte tra mondi diversi, un esempio di resilienza e speranza.
Questa canzone diventa così un potente strumento narrativo, un richiamo alla nostra forza interiore e alla capacità di riscoprire bellezza anche nei limiti più difficili. Ci ricorda che dietro ogni ostacolo si nascondono nuove possibilità, che la resilienza umana è infinita e che ogni sfida può trasformarsi in un’opportunità di crescita. Il brano, scritto da Beppe Frattaroli, è stato arrangiato in collaborazione con il Maestro Lorenzo Macrì e registrato presso gli AT Studio di Sulmona, con la partecipazione di artisti di grande talento: Michele Di Toro al pianoforte, Antonio Scolletta al primo violino, Alessandra Chiarelli al secondo violino, Luana De Rubeis alla viola e Giancarlo Giannangeli al violoncello. Un insieme di voci e strumenti che si uniscono per creare un messaggio di speranza e di rinascita, un’ode alla forza dell’animo umano di fronte alle sfide più dure.