Achille Lauro ad Assago: “La musica è fatta per accompagnarci nella vita”
MusicaA Milano, Lauro porta sul palco l’essenza dei Comuni mortali, racchiusa nella breve vita di una farfalla. Attraverso un viaggio in bianco e nero racconta le storie individuali di un grande romanzo collettivo fatto di amore, dolore e rinascita. “Il 16 marzo è il nostro giorno, bellezze” e a festeggiarlo arriva anche Laura Pausini, che alimenta così alcuni indizi pubblicati sui social: “Qualcosa potrebbe accadere anche nei prossimi mesi”
“L’unica cosa che lasciamo qui è solamente l’amore” scrive Achille Lauro ai fan dell’Unipol Forum di Assago. Sullo schermo compare una farfalla in bianco e nero: una vita magica proprio per la sua breve durata. Attraverso tre atti (l’Essenza dei Comuni Mortali, la Dannazione e il Destino) il cantautore racconta l’amore, la passione, il dolore, la rinascita. Lauro raggiunge il palco in un elegante abito nero, guanti e gioielli in oro bianco e l’emblematico ricciolo tirabaci, pronto per 90 minuti di concerto che sceglie di aprire con le note di Amor. “È stato un anno incredibile che aspettavamo da troppo, da quella notte a San Francisco” e poi dritti verso un viaggio sulla super strada di 1969: “Ladies and gentleman, benvenuti”. Ma Lauro chiarisce subito: “Per stasera c’è una regola, telefoni tutti in tasca, domani ce lo ricorderemo”. Fiamme incendiano il palco sulle note di Una stupida storia d’amore. Un’aura di nostalgia e romanticismo invade l’Unipol a Solo noi e il cantante ne approfitta per incalzare il pubblico: “Quante donne ci sono qui stasera? La prossima canzone (Marilù) racconta cosa significa crescere. Cos’è la vita se non imparare a vivere la vita?”. Si toglie le cuffie: “Voglio sentirvi, cantiamo insieme il ritornello”.
Lauro si mette a nudo, sul palco solo un elegante bianco e nero che ognuno può riempire con i propri ricordi e le proprie sofferenze. Seduto davanti al piano forte sulle ali della farfalla, accompagnato dagli archi, regala un altro assaggio della commovente performance portata a febbraio sul palco del Festival di Sanremo per ricordare le vittime del rogo di Crans-Montana. Il rosso dell’abito della soprano Valentina Gargano squarcia le tinte tenui della scena: è il grido disperato di Perdutamente. Lauro si inginocchia: “La musica è fatta per accompagnarci nella vita: ci fa amare, ci fa sognare, ci fa condividere cose, ci fa soffrire. È in grado di toccare corde così profonde da superare le parole stesse e se questa canzone è riuscita anche solo per un secondo a fare del bene a qualcuno, per noi ha raggiunto il suo senso più autentico”.
Lauro ama raccontare (e raccontarsi) non solo attraverso la musica
Via il microfono. Lauro lascia che sia il pubblico a cantare per lui Cristina, mentre si gode l’abbraccio del Forum, pieno fino all’ultimo posto. Poi è la volta dell’amore ferito di Walk of Fame che prepara il terreno a uno dei brani più attesi. “Per un attimo spegnete tutti i telefoni e presentatevi a chi avete alla vostra destra e alla vostra sinistra. Ricordatevi di chi avete vicino. È il nostro momento, per essere noi stessi e fregarcene”, trema il pavimento per Me ne frego. Raggiunto il picco, la montagna russa emotiva corre verso quell’Amore disperato che il cantante dedica “a una persona che mi ha salvato”.
L’apertura del secondo atto è affidata alla chitarra leopardata del producer Boss Doms, storico collaboratore di Lauro. A petto nudo, pantaloni di pelle, mescola Ragione e Follia. Il pubblico salta sulle note di Rolls Royce mentre si gode uno spettacolo in cui Lauro si racconta non solo attraverso la musica. La sua storia musicale, fatta di sperimentazioni continue, conclusioni e nuovi inizi, passa anche attraverso scelte stilistiche precise: il completo nero, i capelli all’indietro, il volto invaso dal tirabaci ora lasciano il posto a uno stile rock fatto di acconciature scompigliate e tutine di pelle con cui Lauro interpreta alcune importanti tappe della sua evoluzione artistica: Che sarà, Maleducata, Domenica, fino alla attesissima 16 marzo. Ma poi cambia ancora: “Benvenuti nel 1920, nel mondo del jazz, del proibizionismo, dell’improvvisazione” e un assolo di sassofono accompagna verso l’atmosfera sensuale di Pessima e Cadillac.
Nel mondo di Lauro tutto trova posto: dal pop, al rock, al jazz, fino alla cassa dritta di Bvlgari e Thoiry; una sperimentazione che fa di lui un artista che non si lascia prendere e affascina attraverso l’imprevisto e il divertimento sfacciato dai panta’ leopa’.
“Che giorno è oggi?” 16 marzo con Laura Pausini e l’appuntamento a San Siro
La parabola musicale di 90 minuti va verso la conclusione, Achille Lauro torna sul palco in un raffinato completo bianco sulle note intime di Barabba III per poi lasciarsi accompagnare dalla voce vellutata della soprano Valentina Gargano su Nati da una costola e C’est la vie.
La musica secondo il cantautore deve accompagnare, cullare, ferire ma anche medicare e, infine, unire. “Milano, siamo pazzeschi! Ci vedremo a San Siro il 15 giugno” annuncia in chiusura ma prima di andare accoglie sul palco un’ospite speciale.
“Che giorno è oggi?” urla il cantante al pubblico del Forum di Assago e sorprende i fan tornando a eseguire il brano 16 marzo insieme a Laura Pausini dopo la tanto applaudita esibizione al festival di Sanremo.
“Tra le tue, è la mia canzone preferita. Mi sento una tua fan” dice lei che, prima di andare, scherza sui meme creati dagli utenti proprio allo scoccare della mezzanotte del 16 marzo. “Alle prove prima dell’Ariston mi ha detto ‘Vai avanti te, io devo stare dietro’” e Lauro: “Le avevo detto: ‘Le ragazze vanno avanti, io sto un passino indietro’”. “Che gentleman” risponde ridendo Pausini. “Se 16 marzo arrivasse anche solo a una persona all’estero, sarebbe un sogno” confessa Lauro. “La stanno già cantanto” risponde Pausini che, in un post su Instagram pubblicato a poche ore dal concerto, aveva scritto “Qualcosa potrebbe accadere e anche nei prossimi mesi”. Nessun indizio da Achille Lauro sui progetti futuri, il cantante abbraccia affettuosamente la sua ospite e saluta il pubblico sulle note di Incoscienti giovani.