Checco Curci presenta il progetto I Resti della Festa: il video

Musica

Le immagini di Léa Ghyselinck raccontano la residenza artistica durante la quale è stato realizzato il disco

IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELL'ARTISTA

Quando ho iniziato a lavorare a L’amore non ha cuore avevo in mente un obiettivo

insieme semplice e ambizioso: realizzare un disco che non cercasse scorciatoie, che

non tentasse di rendere l’amore più bello di ciò che realmente è. Fragile e crudele allo

stesso tempo, l’amore non è soltanto un sentimento, ma una vera e propria entità che ci attraversa, ci sposta, ci trasforma. Per raccontarlo con sincerità era necessario

creare prima di tutto le condizioni giuste, ancora prima di registrare una nota. Tra luglio e settembre 2025 sono così tornato a Noci, il mio paese, insieme al produttore del disco Francesco Piro e a Léa Ghyselinck, direttrice visiva del progetto.

L’idea era quella di registrare i brani, già pre-prodotti a Milano, attraverso la formula

della residenza artistica: un tempo sospeso e intenso, capace di trasformare la

scrittura di canzoni, atto creativo per sua natura frammentato e solitario, in un

processo condiviso, continuo e corale. L’amore non ha cuore è nato così, in luoghi rimasti chiusi a lungo e riaperti grazie all’entusiasmo del lavoro comune. Spazi abitati da oggetti fermi da decenni che insieme ai nostri strumenti sono diventati parte attiva del suono. Non ci siamo limitati a registrare un album: abbiamo vissuto un’esperienza irripetibile, in cui luoghi, persone e strumenti si sono fusi in un’unica, grande materia sonora.

Da questa esperienza nasce I resti della festa, il film in cui Léa Ghyselinck, grazie a

una profonda capacità di osservazione, va oltre la semplice documentazione per

portare alla luce ciò che solitamente resta invisibile: le attese, i silenzi, i gesti ripetuti,

la stanchezza, la concentrazione, l’intimità che prende forma quando sensibilità

artistiche diverse si incontrano davvero. Muovendosi con rigore tra realismo e

astrazione, senza artifici né forzature, il suo sguardo restituisce molteplici livelli di

lettura, arricchiti da una cura minuziosa per i dettagli. I resti della festa non è un ‘contenuto’ costruito attorno a un disco, ma una sua estensione naturale, una parte integrante dello stesso racconto.

È un’altra forma data a una storia condivisa, segnata dal legame profondo tra amicizia e musica. Una storia ambientata in uno dei molti paesi in cui, per fortuna non solo di chi vi abita, resistono forme di “vita in comune”, per dirla con il titolo di un altro film scelto non a caso, di cui avvertiamo un bisogno sempre più forte, esattamente come abbiamo la necessità di raccontare, non solo le opere finite, ma anche la fragilità e la bellezza del lavoro creativo. Se L’amore non ha cuore è un disco che guarda all’amore senza indulgenza, I resti della festa ne è il controcampo: uno spazio in cui il processo diventa sostanza, e l’atto creativo trova senso solo nella relazione con l’altro. Due opere distinte, nate dalla stessa urgenza: trattenere, anche solo per un istante, ciò che normalmente scivola via.

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