Il brano racconta quell'attimo in cui desiderio e paura convivono, quando ci si prepara a lasciarsi andare ma non si è ancora certi di farlo davvero
IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELL'ARTISTA
Ciao a tutti, sono Kukla e sono felice di presentarvi il videoclip del mio nuovo singolo Oplà. Oplà apre Centrale, la seconda parte del doppio album Sistema Nervoso.
Il progetto è pensato come un viaggio in due direzioni: Periferico guarda verso l’esterno (la città, la distanza, il movimento) mentre Centrale compie il percorso inverso, tornando al battito, al centro più istintivo e viscerale delle emozioni. In questo ritorno al cuore, Oplà racconta l’istante dell’innamoramento: quel momento sospeso in cui il desiderio e la paura convivono, quando ci si prepara a lasciarsi andare ma non si è ancora certi di farlo davvero.
Il videoclip, diretto da Davide Del Mare e prodotto da Lateral Film, traduce questa tensione in un racconto visivo intenso e poetico. È ambientato all’interno del tendone di un circo, un luogo reale che diventa anche simbolico: lo spazio della mente dove sogno e memoria si confondono, e ogni gesto sembra riflettere un pensiero. Girato in un bianco e nero super contrastato, il video rimanda al mondo di Federico Fellini, con i suoi personaggi sospesi tra grazia e malinconia, ma si apre anche alle dissolvenze oniriche di Strade perdute di David Lynch, che Del Mare utilizza per evocare la continuità tra il ricordo e il presente, come in un sogno che non finisce mai.
Al centro ci sono io, una donna che si muove dietro la maschera di un novello Pierrot: cerone bianco, una lacrima disegnata, uno sguardo che unisce stupore e malinconia. Nel corso del video mi cadono di mano birilli, cerchi e altri piccoli oggetti del mondo della clownerie, frammenti di un gioco che perde equilibrio, come se l’amore stesso mi stesse scivolando via. È la rappresentazione delle nostre resistenze, di quel trattenersi che nasce dal timore di fidarsi. Come canto nel brano, “ci manca il coraggio, la fame e la semplicità”: tutto ciò che servirebbe per abbandonarsi davvero,
senza paura. In una sequenza centrale danzo con una scopa. Le metto un cappello, la stringo a me, la faccio ruotare come un compagno invisibile. È un gesto ironico e tenero, in cui la solitudine si fa invenzione, e l’assenza diventa presenza.
A farmi da contrappunto, due circensi sospesi su trapezi e funi si muovono in perfetta armonia. Rappresentano la tensione amorosa, la leggerezza che a me manca, quella che sogno o che forse ho conosciuto un tempo. In loro c’è la fiducia che nasce dal lasciarsi andare insieme, dal credere nell’altro, nel ritmo condiviso di un volo. E poi, un’immagine che resta: “nei miei orecchini immensi si aggrappano i circensi e fanno Oplà”. Del Mare la mette in scena letteralmente, mostrando minuscoli acrobati appesi ai misi grandi orecchini. È un dettaglio poetico che amplifica la vertigine del brano: l’amore come esercizio di equilibrio, tra desiderio e fiducia. Con Oplà musica e cinema che si intrecciano in un linguaggio unico. Un piccolo film
sull’attesa, sulla leggerezza e sull'ardore che nasce quando smettiamo di trattenerci e scegliamo, finalmente, di buttarci.