Ros, ribelli, maturi e punk con la loro Allegria Maldistribuita

Musica

Fabrizio Basso

ros

L'album consacra il percorso già avviato dai due singoli NormoSuper e La Ricetta, che hanno segnato un nuovo inizio in veste autoprodotta per questo gruppo esploso a X Factor nel 2017. L'INTERVISTA

Come non innamorarsi di un album intitolato Allegria Maldistribuita che suona punk, parla contemporaneo è ha una cover con i palloncini che fanno un po' capodanno e un po' Pennywise? I Ros, semifinalisti a X Factor 2017 (GUARDA LO SPECIALE), pubblicano il loro primo album ufficiale dopo l'Ep Rumore (un titolo profetico) e dimostrano di non avere paura di osare. Dieci canzoni graffianti e dirette corteggiate da distorsioni, testi irriverenti e dalla già sottolineata (con soddisfazione) attitudine punk. Il tutto viene amalgamato da Camilla Giannelli (voce, chitarra elettrica), Lorenzo Peruzzi (batteria, seconda voce) e Kevin Rossetti (basso elettrico) in un viaggio attraverso le emozioni e i disagi che ci divorano ogni giorno. È musica ma è anche una guerra contro sé stessi, gli altri e la società contemporanea, con la voglia di combattere e di combattersi una volta per tutte. Una chitarra elettrica, una batteria, un basso e una voce femminile sfacciata per un sound che ci accarezza e colpisce allo stesso tempo, facendoci cantare e sfogare tutti i sentimenti più contrastanti, così forte da perdere i sensi. Della storia di Allegria Maldistribuita, della crescita dei Ros, della loro musica selvaggia ho parlato con Camilla.

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Camilla partiamo dalla storia dell’album e dal titolo.

L’album è figlio del lockdown, ci siamo a lungo dedicati ai palchi e quindi abbiamo reagito lavorando sul disco. Per questo ha un verve di ribellione ed evasione in risposta al momento di fermo. Abbiamo esplorato le nostre emozioni che portano al titolo indagando paura, rabbia, melanconia e la poca allegria. Il titolo è volutamente provocatorio.
Musicalmente forzate molto: come è nata questa attitudine punk così libera e libertina?
Ci siamo fatti un esame di coscienza sull'approccio agli strumenti e alla musica spogliandoci di ogni filtro. Noi nella prima adolescenza suonavamo per sfogarci, poi abbiamo sperimentato varie vie e sonorità ma il prima disco deve essere identitario. Nessuna paura a ricorrere alle distorsioni e a urlare.
Non riesci a respirare…non è colpa di nessuno: è una crisi generazionale o esistenziale?
E' una emozione interiore di solitudine, di non trovare un posto. E' una crisi individuale che diventa collettiva.
La discoteca vuota de La Ricetta è figlia della pandemia?
E' un riferimento ai luoghi della musica, dell’aggregazione. Il nostro genere musicale è sinonimo di stare insieme, vivere il cumulo di energia: è difficile non immaginare un disco sul palco quando lo stai scrivendo. La ricetta è il locale pieno con tutta la sua energia.
Riesci ogni tanto a non pensare a un ca**o? Anche perché fa male
Ogni tanto sì, ma raramente.
Quando decidi di farti del male che fai?
Penso troppo, quando rimugianiamo sui dubbi esistenziali e lì che mi faccio male e butto fuori tutto in musica perché lo sfogo si trasformi in bene.
Hai davvero talento a distruggere e distruggerti?
Assoltamente di sì, è uno dei pochi talenti che mi riconosco.
Non so fingere di essere sociale, e non so fingere di essere normale e potrei continuare: viviamo in un Truman Show?
Qualcosa del genere, soffro l’ipocrisia, gli schemi, cerco di evadere da quelli sociali e da quello che ci dicono si dovrebbe fare. Nella finzione ti ci trovi senza accorgertene. La nostra è una ribellione.
Ti informi sempre su quali sono le farmacie di turno la domenica mattina?
C'è stato un grosso dibattito su quel verso. Certo ce ne sono, ma quando è nata la canzone la farmacia era chiusa. Rappresenta un po’ il risveglio da una notte folle, problematica, esagerata…cerchi la cura e ti ritrovi spesso solo.
Se siamo così stritolati da un mondo respingente, poco inclusivo…scappare da ogni cosa non dovrebbe essere poi così male.
In realtà sì ma scappando ti ritrovi in un altro posto e scapperesti anche da quello. Il nostro punto di riferimento è la luna, la sola cosa luminosa che si vede e per noi rappresenta la musica.
Per cosa abbandoneresti tutto ciò che ti appartiene?
La fame di mangiare è così forte nei Ros che vogliamo esplorare altri posti e altre emozioni per qualcosa che non ci appartiene. Vogliamo viaggiare verso mondi nuovi. A costo di restarne delusi.
Il graffio di una rosa incastrata nella schiena è piacere o dolore?
Entrambi, sono due sfere vicine nel cervello. Il dolore a volte è necessario per provare qualcosa.
Hardcuore è una splendida canzone d’amore e passione: che storia ha?
Nasce da una forte rabbia interiore. L’amore spesso finisce per fare più male che bene ma non puoi farne a meno. Qui si rinnega un amore più potente della voglia di scapparne.
Il soffitto di chi non sa ballare è molto diverso dalla soffitta a un passo dal cielo blu?
Probabilente sì, ci sono punti d incontro. Ballare per noi è un po’ come vivere. A non sapere ballare sembra di essere fuori dal coro e mi scuso di non esserne capace, ne prendo coscienza e lo dico al mondo.
Per mangiare le proprie paure bisogna bere tanto?
Preferisco trovare dentro di me la forza per mangiare le mie paure, i diversivi sono illusori.
Avete trovato la distrazione e l’emozione?
Diciamo che l’abbiamo trovata in sala prove. La cercheremo sul palco che per noi significa essere al posto giusto al momento giusto.
Cosa vi resta di X Factor?
La voglia di metterci in gioco: ti mette a dura prova, sempre di fronte a nuove sfide. Portiamo con noi anche molte emozioni che ci hanno fatto crescere grazie al nostro giudice Manuel Agnelli. Lui ci ha insegnato a credere in noi stessi fregandocene del resto.
Che accadrà nelle prossime settimane?
Il disco è nato per essere suonato, ci sono già date in programma. Saremo a Londra il 7 aprile e poi arriviamo finalmente in Italia.

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