Vittoria Brescia, la Sheila di Hair ci fa viaggiare nella vita con la sua arte

Musica

Fabrizio Basso

vittoria brescia

Protagonista di un musical che ha fatto la storia di Broadway, l'artista pugliese ci accompagna in un mondo lontano mezzo secolo ma incredilmente attuale. L'INTERVISTA

Questo faticoso debutto del 2022 è accompagnato da respiri di normalità. Uno si chiama Musical. Uno dei settori dell'arte che più la pandemia ha penalizzato sta tornando a portare il sorriso nelle nostre vite. HAIR The Tribal Love-Rock Musical è un protagonista di questa lenta ripartenza. Il prossimo weekend sarà al Teatro Valli di Reggio Emilia, due appuntamenti serali venerdì 14 e sabato 15, e uno pomeridiano domenica 16. Ruolo chiave della storia è Sheila. A interpretarla una giovane, talentuosa, matura artista pugliese, Vittoria Brescia. È quelo che possiamo definire un orgoglio italiano. Come tutti gli altri ragazzi del cast, merita una maggiore visibilità. Perché quello che fa Vittoria sul palco va oltre la mera rappresentazione. Lei ci porta, col cuore e con l'anima, in un mondo che è realmente esistito, con i suoi pregi, i suoi difetti e le sue contraddizioni. Vittoria Brescia è, con tutti i suoi compagni d'avventura, una divulgatrice di storia. Chi non ha letto sui libri di storia cosa è stato il Vietnam, lo potrà sapere attraverso Hair. Lo stesso vale per il movimento Hippy, per l'idea di ribellione, per le trasformazoni sociali. Merito ai teatri e agli spazi che li ospitano, ma il loro primo passaggio dovrebbe essere nelle scuole.

Vittoria partiamo da Hair: come hai preparato il ruolo di Sheila? Hai visionato le immagini della versione americana?
Fonte di ispirazione, di certo, Caissie Levy, che lo ha fatto nel 2009. C’è stata anche una ricerca storica perché, anagraficamente, non lo ho vissuto quel periodo. Sheila è la fondatrice della Tribe, lo fa per principi politici. Ogni azione che compie è mossa da ideali politici, viene da una famiglia benestante e abbandona il benessere per la filosofia hippy. Ho visto molti documentari. Ma la vera protagonista è la Tribe.
Nell’arte come nella vita ti senti una ribelle come il personaggio che interpreti?
Non sono ribelle, sono pacifica, il personaggio però mi ha ispirato per diverse situazione della vita, Sheila è più istintiva di me.
Oggi sesso, droga e rock’n’roll hanno ancora un valore oppure sono legati a un’epoca passata?
Il bello di Hair nel 2022 è che è attuale. Basti dire che il nudo non lascia indifferenti anche adesso.
I believe in Love è uno dei momenti più intensi del musical: l’amore ai tempi dei social mantiene la stessa forza di quello che tu canti?
È esattamente l’opposto. E la canzone è un io sono che presenta il personaggio, qui regna l'amore libero, senza pregiudizi e differenze. Il movimento Hippie era famoso per l’amore in tutte le forme. È difficile conoscere l’amore adesso, al tempo dei social, si è perso molto coraggio. E anche tanta spontaneità.
Ti sembra assurdo che oltre mezzo secolo dopo i potenti del mondo non abbiamo ancora trovato una soluzione per l’inquinamento ambientale?
Questo tema mi accomuna molto col personaggio, sono super ambientalista. Negli anni Settanta già sensibilizzavano i governi a investire sulla tutela ambientale e invece il mondo è peggiorato. Potremmo stare più attenti noi nel nostro piccolo ma se le decisioni non vengono prese con leggi specifiche non si può fare molto.
Come racconteresti a un adolescente il valore umano e civile del musical? In cosa consiste la sua attualità?
Il musical è sicuramente, come la letteratura, una apertura della mente. Il teatro coinvolge e sconvolge, ci fa conoscere di più. Mi ha aiutato a crescere, è stato formativo. È un diritto e un dovere conoscere l’arte.
Ti senti figlia della tua generazione?
Non mi ci sento, ma non saprei dirti di che generazione sono figlia. Invidio agli anni Settanta per una maggiore consapevolezza nella quotidianotà. I principi ideali e politici erano consapevoli ma c'era poca libertà. Oggi di libertà ne abbiamo ma è velata e mascherata.
Teo Teocoli, che fu protagonista nel 1970 di Hair, ricorda ancora oggi l’imbarazzo di recitare nudo: ci sono momenti del tuo ruolo che hai affrontato con imbarazzo?
La scena di nudo è un momento magico dello spettacolo, abbiamo fatto un training tutti insieme per prepararci e mai mi ha imbarazzato. È un momento profondo è magico, il solo imbarazzo è stato all’inizio quando provavamo e finita la scena dovevamo correre a cercare i vestiti.
Come è una tua giornata? Quanto dedichi alle prove? A esercitarti?
Durante l’allestimento lavoro otto ore al giorno tra prove canore e di ballo. L'allenamento fisico è quotidiano. Considera che in Hair siamo praticamente sempre in scena per due ore.
C’è un momento preciso in cui hai capito che l’arte sarebbe diventata il tuo lavoro?
Fino a 18 anni ho fatto solo danza, poi ho iniziato a studiare canto e a qul punto mio padre mi ha stoppata perché voleva che arrivassi alla laurea. Con tanto impegno reciproco poi sono riuscita a fare il mio percorso. Il primo musical che ho visto è stato un Grease amatoriale e mi  piaciuto subito. So che è un lavoro precario ma sul palco o quando inizia un allestimento, in questo caso dopo due anni che eravamo fermi, ti ricompensa di tutte le sofferenze. E mi sta bene il precariato.
Venire da un luogo del Sud moltiplica le difficoltà?
Vengo da Fasano e ho avuto la fortuna di avere scoperto questo universo nel mio paese grazie al Corso di Avviamento al Musical MTS, una associazione culturale che è diventata scuola di avviamento al musical; poi ho voluto proseguire. La Puglia è piena d’arte. Ci vorrebbero piu tour al Sud perché la gente è calorsa e accogliente.
Hai iniziato questo lavoro, seppur in forma diversa, nel 2011 sulle navi Costa Crociere: dieci anni dopo quali consideri le tappe fondamentali della tua carriera?
Le navi da crociera, perché ci sono stata due anni ed è stata una vera scuola, ho conosciuto un sistema molto professionale e preciso. Kinky Boots andato in scena al Teatro Nuovo di Milano con la regia di Claudio Insegno è stato il primo vero approccio a una produzione più grossa e ho imparato molto da grandi professionisti. Terza tappa Hair e finalmente da protagonista con un personaggio complesso. Far emergere il personaggio attraverso le relazioni con gli altri membri del gruppo è stata la sfida.
C’è un progetto o un personaggio che vorresti assolutamente vivere da protagonista?
Vorrei fare un personaggio cattivo ma ti dico pure che una parte di me vorrebbe fare di tutto. In Notre Dame e il Mistero della Cattedrale avevo un ruolo da cattiva ma ora vorrei una parte da antagonista vera.
So che hai lavorato in Germania: visto come viene trattata l’arte in Italia non ti è venuta voglia di restare all’estero?
Molto. Ero lead singer per il concerto The Spirit of Woodstock con una band di musicisti bravissimi. Mi è venuta voglia di fermarmi ma a volte mentre ero lì pensavo a come viviamo noi sotto tanti aspetti, escluso quello lavorativo, e non me la sono sentita. Ma è una opzione che resta.
Dopo Hair che accadrà? Ritieni che questo sia il tuo mondo oppure indagherai altri mondi dell’arte? Penso a Loredana Berté che fece Hair nel 1970 poi è diventata una cantante.
Non ci sono progetti anche per la situazione attuale che non li consente ma ti dico che non abbandono il musical e sono pronta per nuove audizioni. E ti confesso che non ho ancora scritto nulla di terminato ma ho iniziato un progetto musicale, desidero appena possibile cantare quello che scrivo.

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