Tupac Shakur, 25 anni fa la morte: 10 (+1) canzoni per ricordarlo

Musica

Gabriele Lippi

Il 13 settembre del 1996, dopo una settimana di coma indotto in ospedale a Las Vegas, moriva uno dei rapper più influenti della storia. Lasciando un'eredità di brani e classici immortali. Eccone una selezione

Venticinque anni fa, dopo una settimana di coma indotto al Centro medico universitario del Southern Nevada, moriva Tupac Shakur. Il rapper che aveva segnato per sempre la storia dell’hip hop aveva solo 25 anni, una vita piena di contraddizioni e controversie, una carriera ricca di successi, album e brani registrati. Sulla sua morte si sarebbe parlato a lungo, di chi lo ha ucciso, del perché, tra teorie del complotto e ancora più improbabili ipotesi di una scomparsa simulata per preparare un clamoroso ritorno ovviamente mai avvenuto. Ancora oggi se ne parla, si cerca una verità alternativa a quella stabilita dai giudici (regolamento di conti dopo una rissa tra gang rivali a cui l’artista avrebbe partecipato solo per difendere degli amici), fioriscono nuovi documentari come quello di prossima uscita firmato da Nick Broomfield (Last Man Standing: Suge Knight and the murders of Biggie & Tupac). Eppure, a 25 anni di distanza, più che della morte di Tupac ha senso parlare della sua vita, della sua figura, delle tante contraddizioni di un uomo che cantava i diritti delle donne ma fu condannato per stupro, della sua arte, rimasta immortale. Ecco 10 brani (più 1) per provare a capire chi è stato Tupac Amaru Shakur.

1.       Same Song

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Il primo Tupac non è ancora Tupac, ma un membro nemmeno di spicco dei Digital Underground, band hip hop funk di Oakland composta da Shock G, Money B, Dj Fuze e Chopmaster J. Tupac viene scoperto da loro ancora giovanissimo, comincia come ballerino e poi piano piano diventa membro a tutti gli effetti del gruppo. Same Song è il loro grande successo. Nel video Tupac viene introdotto da Shock G e arriva su una portantina vestito da sovrano africano. L’atmosfera scanzonata del brano è lontana da quelle che saranno le tematiche che renderanno celebre il rapper nella sua carriera solista, ma quell’imprinting funk tornerà a riaffiorare spesso nel corso degli anni a venire.

2.       BRENDA’S GOT A BABY

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È il 20 ottobre 1991 esce Brenda’s Got a Baby, secondo singolo da solista di Tupac che precede di poche settimane l’album di debutto 2Pacalypse Now. Il video in bianco e nero invade i canali tematici musicali statunitensi. Un ragazzo di 20 anni racconta la storia di una bambina diventata madre troppo presto, spaventata dalle nuove responsabilità che la attendono, abbandonata dal giovane uomo che diceva di amarla e rinnegata dalla famiglia. Brenda è il simbolo di tante donne del ghetto, abusate e maltrattate, e il brano, nella sua malinconia, ha una delicatezza e una dolcezza che mettono da subito in luce la grande sensibilità di Tupac. “Non è un nostro problema, sono fatti della famiglia di Brenda”, dice un ipotetico interlocutore dell’artista che risponde: “Ok, lascia che ti mostri come questo fatto riguarda tutta la comunità”.

3.       KEEP YA HEAD UP

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2Pacalypse Now è un grande successo, raggiunge il Disco d’Oro negli Stati Uniti e lancia definitivamente la carriera di Tupac. Un anno e mezzo dopo, nel marzo 1993, esce il secondo album, Strictly 4 My N.I.G.G.A.Z. Tra i brani del disco spicca Keep Ya Head Up, un’altra sentita dedica alle donne afroamericane che subiscono continue mancanze di rispetto dagli uomini. “C’è chi dice che più nera è la bacca, più dolce è il succo – canta Tupac all’inizio – io dico che più scura è la carne, più profonde sono le radici”. Il video, in cui compare anche l’attrice Jada Pinckett, migliore amica dell’artista dai tempi della Baltimore School of Arts, si apre con una dedica a Latasha Harlins, 15enne afroamericana uccisa da una commerciante coreana.

4.       DEAR MAMA

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Cosa spinge Tupac a dedicare buona parte della sua produzione musicale alla condizione delle donne afroamericane? L’esperienza personale. Figlio di un padre che ha abbandonato presto la famiglia, Tupac viene cresciuto dalla madre Afeni, attivista del movimento delle Black Panther, e dal patrigno Mutulu Shakur. Ma è il legame con la madre a segnarlo maggiormente nel suo percorso di vita e artistico. Un legame che Tupac celebra con Dear Mama, singolo estratto dall’album Me Against the World. “You’re appreciated”, sei apprezzata, canta Tupac che racconta gli alti e bassi del rapporto con una genitrice sempre presente e in grado di crescere i propri figli da sola.

5.       LIFE GOES ON

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La notte del 30 novembre 1994, mentre è a New York per una sessione di registrazione, Tupac Shakur viene assalito da criminali che sparano contro di lui cinque colpi di pistola. L’episodio gli cambia la vita, portandolo a una serie di ossessioni e manie. Comincerà a sospettare che il mandante dell’attacco, con ogni probabilità un tentativo di rapina, sia stato Puff Daddy, all’epoca manager della Bad Boy Records di Notorious B.I.G.. Comincerà inoltre a meditare spesso sulla sua morte, sempre più presente all’interno dei suoi brani. Succede anche in Life Goes On, canzone inserita nell’album All Eyez On Me (il primo doppio disco nella storia dell’hip hop) che parte come l’ennesimo omaggio all’amico Kato, ucciso qualche anno prima, ma che nell’ultima strofa diventa una sorta di testamento del rapper nato a New York e trapiantato in California. “Seppellitemi sorridente, con milioni nelle tasche, date una festa al mio funerale e lasciate che ogni rapper possa spaccare”, canta immaginando le sue esequie nell’unico modo in cui un gangsta rapper possa immaginarle.

6.       CALIFORNIA LOVE

All Eyez On Me non è solo il primo doppio album nella storia dell’hip hop, è una autentica pietra miliare del genere e della carriera artistica di Tupac. Viene inciso e registrato all’indomani dell’uscita dal carcere del rapper, liberato su cauzione dopo una condanna per violenza sessuale. A pagare la cauzione è Suge Knight, che in cambio ottiene la firma per 5 album su un contratto con la sua etichetta discografica, la Death Row Records. Tupac si mette al lavoro subito e di buona lena, collabora coi migliori artisti di quella che all’epoca è la più grande etichetta hip hop della West Coast, rappa accanto a Snoop Doggy Dogg, Daz e Kurupt, Method Man e Redman, Dr. Dre. Con quest’ultimo sforna una hit senza tempo, California Love, inno non ufficiale della Costa Occidentale, brano ancora oggi suonatissimo nelle discoteche di tutto il mondo. Instant classic con un videoclip che a un prologo in stile Mad Max fa seguire classiche scene di party organizzati a bordo piscina di lussuose ville di Hollywood.

7.       ONLY GOD CAN JUDGE ME

Accanto a banger come California Love e Holla at Me, All Eyez On Me mantiene brani più impegnati e personali come Only God Can Judge Me. Tupac è appena uscito dal carcere ma su di lui ancora pende la condanna per quella che lui ritiene l’accusa più infamante che possa essergli rivolta: violenza sessuale. Il rapper si difende, nega di aver partecipato allo stupro di gruppo di cui è accusato. Allo stesso tempo il ricordo dell’agguato a New York è ancora freschissimo. Si sente accerchiato, tradito da tutti, sente di non potersi fidare di nessuno e sfoga le sue angosce e quella che pare ormai essere una evidente paranoia nel brano Only God Can Judge Me. “Forse ero cieco davanti ai fatti, pugnalato alle spalle, non potevo fidarmi dei miei stessi compagni, solo un branco di sporchi ratti” e ancora “dicono che dovrei temere l’uomo bianco, ma è la mia stessa specie a portare avanti tutti questi omicidi”. Only God Can Judge Me è un flusso di coscienza, un viaggio nella mente di Tupac, nelle sue paure, nelle sue idiosincrasie.

8.       HIT ‘EM UP

Nel 1996 Tupac Shakur è un uomo di 25 anni all’apice del successo, sulla cresta dell’onda eppure colmo di rabbia. Ce l’ha con i bianchi razzisti, con le attiviste che lo accusano di propugnare un linguaggio sessista dimenticando brani come Keep Ya Head Up e Brenda’s Got a Baby, ce l’ha con la polizia e i giudici, ma soprattutto ce l’ha con la Bad Boy, con Notorious B.I.G., con Puff Daddy. Nessuno glielo leva dalla testa: sono stati loro a volerlo morto, loro a premere quantomeno idealmente il grilletto di chi lo ha colpito per cinque volte. Tutta questa rabbia trova sfogo in Hit ‘Em Up, lato B del singolo How Do You Want It, fuori dagli album da studio dell’artista e inclusa solo nel suo greatest hits postumo. Hit ‘Em Up colpisce per il flow rabbioso di Tupac, per le liriche violente, per una rabbia genuina che non ha nulla di costruito. Il dissing per eccellenza, se ne esiste uno, nella storia di un genere che del dissing ha fatto il suo pane quotidiano.

9.       HAIL MARY

Nemmeno due mesi sono passati dalla morte di Tupac quando, il 5 novembre del 1996, esce The Don Killuminati: The 7 Day Theory. Il disco rappresenta un nuovo punto nella carriera artistica di Tupac, che per l’occasione cambia nome e assume l’alias di Makaveli dopo essere rimasto colpito dalla lettura del trattato “Il Principe” di Niccolò Machiavelli. L’album è ricco di riferimenti esoterici e metafore della vita di strada del gangsta rapper e si apre con una preghiera laica, Hail Mary, letteralmente Ave Maria. Beat e rappato lentissimi, versi sincopati, testo ancora una volta durissimo. “Non sono un assassino, ma non provocarmi”, esordisce Tupac all’inizio del brano. La rabbia non è ancora passata.

10.   THUGZ MANSION

Tupac è morto, viva Tupac. Anche dopo la scomparsa dell’artista non c’è spazio per il dolore. The show must go on, in particolar modo se di mezzo ci sono tanti soldi, quelli che Suge Knight ha messo per far uscire Tupac di prigione e che ora intende recuperare. Fortuna che prima di andarsene, Tupac ha lasciato in eredità una enorme quantità di strofe registrate, pronte per l’uso, basta incollarci sotto una base. Nella quasi totalità dei casi, l’effetto è quello di un cibo precotto, liofilizzato e rivitalizzato con un po’ di acqua dentro un forno a microonde, con qualche sporadica eccezione. Sono pochi i brani postumi che brillano, uno di questi è Thugz Mansion nella sua versione remix, in cui Tupac si esibisce in un duetto virtuale con Nas. Eccolo il primo elemento a rendere interessante il brano: l’incontro, seppur fittizio, tra Tupac e quello che da molti è ritenuto il suo principale epigono. Altra scelta curiosa è quella di realizzare una base senza beat, solo una chitarra acustica, un espediente che dà l’opportunità di apprezzare la straordinaria vocalità di Tupac. Nelle sue strofe, l’artista scomparso fa da basso e batteria laddove basso e batteria non ci sono. Ancora una volta il brano racconta del rapporto tra Tupac e la sua morte, proponendo un suo ideale tutto personale di vita ultra-terrena, un paradiso, la Thugz Mansion, che è “l’unico posto in cui i criminali sono liberi e devi essere un gangster”, un posto in cui godersi uno show di Marvin Gaye, bere alcolici con Jackie Wilson e Sam Cooke, stare seduti accanto a Malcolm X, scoprire che Latasha Harlins è finalmente cresciuta e non è rimasta intrappolata nei suoi 15 anni.

11.   BONUS TRACK: CHANGES

Di come i brani postumi difficilmente abbiano avuto la capacità di raccontare e rendere merito al talento e al pensiero di Tupac abbiamo già detto. Eppure almeno una grande eccezione c’è, una canzone che Tupac non incise mai sulla base con cui la conosciamo ma che certamente può a ben diritto essere definita un suo classico. Changes è un brano che è in qualche modo sintesi di tanti brani: contiene versi di un’altra canzone di Tupac (I Wonder if Heaven Got a Ghetto), un’interpolazione di The Way It Is di Bruce Hornsby and The Range, e la versione pubblicata nel 1998, all’interno del Greatest Hits postumo, presenta non poche differenze con l’originale registrata da Tupac sei anni prima, quando ancora era sotto etichetta Interscope. A rendere speciale Changes, però, è soprattutto un testo ricolmo di denuncia e speranza al tempo stesso. Denuncia delle condizioni di povertà in cui vivono gli emarginati del ghetto, costantemente sotto il ricatto della droga e dello spaccio, della violenza della polizia. Speranza per un mondo migliore e consapevolezza che gli unici a realizzarlo sono gli uomini. “Dobbiamo cambiare, è tempo per noi come popolo di iniziare a fare dei cambiamenti, cambiamo il modo in cui mangiamo, cambiamo il modo in cui viviamo e cambiamo il modo in cui ci trattiamo l’un l’altro. Lo vedi che il vecchio modo non stava funzionando quindi tocca a noi fare quello che dobbiamo fare per sopravvivere”.

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