Casino Royale, Alioscia racconta “Polaris”, il nuovo album della storica band

Musica

Paolo Nizza

(Crediti foto: Sha Ribeiro)

Tra canzoni e brani orchestrali, tra apocalisse e mutazione, tra buio e luce, l’artista e frontman del gruppo ci guida in questo viaggio alla scoperta delle 8 tracce che compongo un album straordinario, disponibile dal 4 giugno

“Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume”, diceva Eraclito. Sicché, già al primo ascolto, Polaris, il nuovo album dei Casino Royale (disponibile su tutte le piattaforme digitali a partire da venerdì 4 giugno pubblicato da Believe e in vinile da Aldebaran Records) ci trasporta in un mondo nuovo.

Come se il reggae e il punk confluissero in un corso costante di pensieri e riflessioni. Un flusso di coscienza in cui scorrono all’unisono il perpetuo cambiamento e quella che Pasolini chiamava “la scandalosa forza rivoluzionaria del passato”. Canzoni come “Tra noi” o “Fermi alla velocità della luce” sono potenti squarci sul nostro apocalittico presente. Illuminazioni per orientarsi nel viaggio attraverso le strade impervie e tortuose di un’umanità “conquistata dalle proprie conquiste”. Nel Giulio Cesare, William Shakespeare scriveva “Ma io sono costante come la stella polare, che per il suo esser fedele, fissa e inamovibile non ha pari nel firmamento”, cosi Polaris ci parla di combattimenti compiuti al fianco e allo stesso tempo contro noi stessi, di caos e speranza. Per i Casino Royale “è nel movimento la vittoria”, per citare il grido di battaglia dell’Orda d’Oro di Tamerlano.  E Alioscia, con la sua voce unica, è lo sciamano che ci guida in questo scenario in cui tutto risplende, come nel finale del film La sottile linea rossa. Polaris è un disco coraggioso e magico, un invito al viaggio, una meravigliosa e intensa  narrazione collettiva. Perché “L’umanità è l’unico codice comune che abbiamo”.

(Crediti foto: Sha Ribeiro)

Polaris, Intervista ad Alioscia dei Casino Royale

“Io ora vedo e non prevedo… aria di festa e apocalisse”. Questo verso presente nella canzone “Tra noi” si è rivelato molto profetico. Quanto la crisi e l’emergenza e stiamo ancora vivendo hanno contato nella genesi di Polaris?

Gli accadimenti dell’ultimo anno hanno influenzato me e contestualizzato il lavoro che stavano facendo in maniera decisa. Insomma, una sorta di ironia della sorte. Però le riflessioni presenti nell’album sono figlie di questo tempo e non solo di questo anno. Raccontiamo la nostra società, il crollo di un sistema. Con la fine delle ideologie, la crisi delle religioni, è restato un vuoto, a volte riempito dalla tecnologia, da una socialità digitale. Per cui a cinquanta anni ho sentito la necessità su queste tematiche che mi hanno sempre interessato. Io e i Casino Royale abbiamo sempre creato, sulla base di un’urgenza e mai per questioni meramente lavorative. E in questo caso le nostre istanze erano in sintonia con il momento che stavamo vivendo. Per cui Polaris è una sorta di riflessione collettiva che racconta l’altra faccia della medaglia, dopo l’esaltazione della Milano post Expo..

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A proposito dell’importanza della collettività, credi che Polaris ci ricordi che il tutto è maggiore della somma delle singole parti?

E' così. Infatti non è un’opera esclusivamente musicale. Si tratta di un progetto di comunicazione. Hanno partecipato elementi molto diversi tra loro. In Polaris sono confluiti Scenario, il lavoro che avevamo fatto durante la quarantena, la versione punk di Fermi alla velocità della luce. Poi sono arrivati i podcast. Si tratta di un disco dedicato a chi ha voglia di approfondire e non si limita a seguire le leggi del mercato. Tant’è che Polaris diventerà anche un cortometraggio. E a febbraio arriverà anche il live. Si tratta di una maniera nuova di lavorare senza pressioni, ma seguendo le proprie urgenze. Siamo tornati a respirare in una situazione molto diversa. Però, per esempio, ho ascoltato il nuovo disco di Salmo e mi è parso avere più affinità con i Casino Royale che con la musica trap. E anche la tensione presente nelle opere di Iosonouncane, mi sembra la tensione che abbiamo espresso in Quarantine Scenario. Ed è la dimostrazione che non siamo soli e che gli artisti sono in grado di cogliere i segnali di ciò che sta avvenendo.

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Soprattutto nei pezzi strumentali, Polaris mi pare un lavoro molto cinematografico. Vi piacerebbe realizzare una colonna sonora?

Al momento l’idea è di realizzare noi stessi un cortometraggio con queste musiche. Detto ciò, amiamo molto il mondo del cinema. In molti dischi dei Casino Royale abbiamo campionato colonne sonore. In Polaris abbiamo deciso di optare per delle riletture orchestrali. Il tutto è nato quando ho partecipato in Val di Susa al “Festival Alta Felicità" e ho incontrato il compositore Giorgio Mirto. È stata una folgorazione. In fondo, ogni musicista sogna di sentire i propri pezzi in versione orchestrata. E questo è uno dei motivi per cui tanti accettano di partecipare a Sanremo, per sentire la propria musica amplificata, riverberata.  E poi credo che questo tipo di approccio orchestrale serva ad avvicinare mondi apparentemente distanti, a eliminare i pregiudizi. Io per esempio sono un ascoltare di  Rai Radio 3: da il concerto del mattino, a “Battiti”, sino a “Uomini e Profeti”. 

In un verso di Tra Noi dici “L’arma passata, presente e futura è la paura”.

Il riferimento in questo caso è che quando abbiamo paura siamo più facilmente manipolabili. E' una strategia utilizzata ai fini del controllo. Si tratta di un tema molto delicato. Personalmente ho i timori che hanno tutti quando si guardano allo specchio: la morte, il tempo che passa, la solitudine. In fondo sono argomenti presenti anche in altre canzoni dei Casino Royale: da “Ogni singolo giorno a “Guarda in alto”.

Credo che Polaris sia una bussola per orientarsi in questo mondo, una sorta di compendio per imparare a conoscere e a conoscersi.

Io non sono mai stato un cantante, nel senso classico del termine. E nemmeno un rapper. Mi sento un comunicatore che cerca un’empatia attraverso le insicurezze e non attraverso le certezze. Credo che il disco arrivi alle persone perché nasce da un’urgenza autentica. E’ una sorta di guida per percorrere insieme un’ipotetica strada. Come cantavo da sbarbato “Comincia da te stesso, poi rivoluzioni”. Perché quello che dobbiamo affrontare è un tempo tosto, tutta questa competizione estrema non ha molto senso ora. Mi interessa condividere un’idea, un’emozione con il grafico che si è occupato della copertina di Polaris o con il direttore d’orchestra. Questo progetto ha unito tante anime, tante energie, tante sensibilità, tante intelligenze. Questo è quello che conta. Abbiamo lanciato un sasso nell’acqua, vediamo quanti cerchi genererà.

Polaris unisce ciò che è stato con ciò che è e con ciò che sarà. Sei d’accordo?

Sì. Quello che manca alla nostra generazione, che se vuoi ha anche un background militante, impegnato, magari con la i minuscola, è una sintesi di quello che abbiamo fatto e vissuto. Abbiamo necessità di salvare il meglio per poterlo trasmettere. Per certi versi mi manca un certo idealismo. Io ho una figlia di 21 anni e ne ho un’altra di 4. Per me è importante lasciare una traccia per le generazioni future.

 

E’ anche una sorta di analisi Junghiana, un incontro con l’archetipo. Penso soprattutto a un pezzo come "Scenario".

Faccio fatica a parlarne. Io lo recitato, sono stato il tramite, ma si tratta di un messaggio che mi è arrivato. Ho iniziato a fare “Channelling” 7, 8 anni fa. Stavo vivendo un periodo difficile, di crisi. E questa pratica meditativa, questo lasciare scorrere il flusso delle parole, mi ha aiutato. Per cui quel testo non l’ho scritto io, l’ho ricevuto. Quando io canalizzo non c’è una esitazione o una parola sbagliata. Magari avessi quella saggezza, quell’equilibrio, quella lucidità. Per me è un messaggio d’aiuto rivolto a tutti. Qualcuno crederà che mi è venuto il trip new age, ma non è così. Sono molto terreno. Quest’anno ho sofferto per il Torino, la squadra di calcio per cui tifo, che si è salvata all’ultima giornata.

Dopo la parentesi astrale, ti riporto su una dimensione prosaica. Gestisci un bar, sei un grande esperto di distillati e di mixologia, quindi a quale liquore assoceresti Polaris?

Dire un whiskey single malt. È uno spirit che si assume e si percepisce con più sensi, come questo disco. Puoi annusarlo, prima di arrivare a sorseggiarlo. Polaris è un album crepuscolare, parliamo del nord, della stella polare, e la Scozia possiede quel peso specifico. 

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