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Claudio Baglioni si racconta In questa storia che è la mia: la recensione

Musica

Fabrizio Basso

Uno spettacolo eccezionale per tempi eccezionali: è l’opera-concerto realizzata presso il Teatro dell’Opera di Roma, tratta dall’omonimo e ultimo album di inediti dell'artista romano. Il nostro racconto

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Uno spettacolo unico con protagonista Claudio Baglioni e la sua epopea. In questa storia che è la mia è l’opera-concerto totale registrata presso il Teatro dell’Opera di Roma, tratta dall’omonimo e ultimo album di inediti dell'artista romano. Eccezionale non solo nell’ideazione, con parole e musiche di Claudio Baglioni e la direzione artistica di Giuliano Peparini, ma soprattutto nella realizzazione. In altri tempi non sarebbe mai stato possibile dare vita a un’opera che trasforma in ambiente scenico ogni spazio (retropalco, palchi, golfo mistico, platea, foyer, camerini e corridoi) di un teatro.

E' Pierfrancesco Favino con un monologo ad accompagnarci nella storia di Claudio Baglioni quasi anonimo al piano in questo incipit. E sempre con la tastiera che segna il tempo del cuore ecco Eleonora Abbagnato, splendida e leggiadra, che fa da prologo all'apparizione di Claudio Baglioni che con Altrove e qui ci prende per mano e ci accompagna nel suo mondo. Nel suo baricentro un giovane performer che sembra Joker e nei palchi i ballerini, eleganti, immersi in questa storia che è la mia. Il palco si popola con Gli anni più belli, sembra di essere nell'atmosfera festosa di Porta Portese dove vivere è il prezzo del futuro, noi guance senza fiato noi labbra di peccato. Altri ospiti sono Giovanni Baglioni e Danilo Rea.

Un tempo sospeso, una clessidra e si entra in Quello che sarà di noi, una domanda profonda accompagnata dal corpo di ballo che si abbandona a un lento tranne una coppia che volteggia come in un rock'n'roll al rallentatore. Sulle ultime note c'è una tromba che sembra quella di Chet Baker e con le note si alzano i pensieri lasciandoci alle spalle l'eco di un silenzio in sottovuoto. Mentre Claudio Baglioni ci porta In un mondo nuovo i ballerini fanno roteare dei piccoli mappamondi precedendo il poetico momento in cui le ragazze si muovono verso la telecamera fianco a fianco, un quarto stato di Pellizza da Volpedo 2.0. Un interludio con un accenno di Uomo di varie età e poi si torna nella liturgia della serata con Come ti dirò nobilitato da una signora in rosso che ispira un legame immenso di follia.

La sensualità invade ogni spazio con Uno e Due. Stavolta la signora è in blu e il suo seduttore è in canottiera. Lei sorride e hai proprio la sensazione di fiume e sponda che si accarezzano, con dolcezza o con impeto, ma non possono fare a meno l'uno dell'altra. E infatti la navigazione prosegue con Mentre il fiume va con i ballerini che si mascherano a mezzo volto col sorriso perché siamo all'esaltazione dell'amour toujours. Torna un accenno ai concerti allo stadio dell'Uomo di varie età e poi scende la Pioggia blu su un letto gigante posto al centro della scena che è un manifesto alla seduzione, un'immagine perfetta la tua sagoma svestita. Solo ballerini per introdurre il Mal d'Amore, sembrano indossare una marsina contemporanea che aleggia nel teatro come gli spifferi del cuore. Attaco lirico per Reo confesso che poi vira sul rock per un brano che è un urlo in un confessionale in mezzo a un labirinto col tempo disconnesso. Lo strazio che si legge nel volto del Joker è da scuola di recitazione.

E adesso è strano pensare a tutto ciò che è successo...Claudio Baglioni si rimette la giacca e si siede al piano per un'altra incursione nell'Uomo di varie età. Joker rivolge i suoi tormenti allo specchio, il ballerino si muove su un divano consunto mentre la lei di Io non sono lì annichilisce tutti col suo erotismo che si riflette su più specchi, moltiplicando il desiderio di perdersi dentro un bacio eterno. Fa molto Eyes Wide Shut la coreografia studiata per Lei Lei Lei Lei e capiamo che è in testa sempre. Dodici note racconta la ragione che mi porta alla follia tra la perdizione e la virtù. Sul palco d'onore, a braccia aperte, la protagonista di questa canzone è un incanto. E intanto il ballerino si tormenta accarezzando dei manichini vestiti come le nobili di Versailles nel salone delle feste prima che la presa della Bastiglia segnasse la fine di un'epoca. Il finale è con Uomo di varie età in versione integrale: quanti istanti che ricordo e quanti che non so...è così ogni volta che Claudio Baglioni ci prende per mano e ci porta nel suo mondo.