Kurt Cobain, i dubbi sulle cause della morte nel dossier pubblicato dall'FBI

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Camilla Sernagiotto

©Getty

Il Federal Bureau of Investigation ha pubblicato un dossier relativo alla morte del frontman dei Nirvana in cui si metterebbe in discussione il suicidio. I documenti comprendono alcune lettere inviate all'allora procuratore generale in cui si accenna alla possibilità che il cantante non si sia ucciso bensì assassinato

L'FBI ha pubblicato un dossier relativo alla morte di Kurt Cobain: dieci pagine intitolate The Vault in cui, tra le altre cose, si metterebbe in discussione il suicidio del cantante dei Nirvana, in alcune lettere ricevute dal procuratore generale.
I documenti contenuti nel plico del Federal Bureau of Investigation parlano infatti della possibilità che la leggenda del grunge non si sia tolto la vita da solo ma che sia stato assassinato. Dubbio che da sempre assale moltissimi fan.

A riportarlo è stato Rolling Stone, che ha esaminato il dossier relativo alla morte di Cobain reso pubblico nei giorni scorsi. Non è una novità quella della pubblicazione di documenti legati alla morte di celebrità: l'FBI periodicamente li rende consultabili.

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Nel dossier dell'FBI sono riportate due lettere (di cui non viene rivelata l'identità degli autori).

"Milioni di fan in tutto il mondo desidererebbero risolvere le incongruenze relative alla morte del loro beniamino. Il fatto che un'ingiustizia del genere sia avvenuta proprio negli Stati Uniti è davvero avvilente. Serve che venga rivelata la verità!", recita la prima missiva contenuta in The Vault. Risale al 2000 ed è stata scritta all’allora procuratore generale Janet Reno.

Questa lettera cita anche un libro del 1998, Who Killed Kurt Cobain? The Mysterious Death of an Icon, e il film del 1998, intitolato Kurt & Courtney, per sostenere la tesi dello scetticismo dilagante circa il presunto suicidio del leader dei Nirvana.

La missiva coinvolgerebbe anche Tom Grant, l’investigatore privato contattato da Courtney Love per indagare circa la scomparsa del marito prima del suicidio.

La seconda lettera è datata 2007 e afferma: "Ci sarebbe l'evidenza relativa all'omicidio di Kurt Cobain. La polizia, però, non ha mai preso in considerazione questa ipotesi e si è sempre concentrata sul suo suicidio".

In questo documento si parla della parte finale del presunto messaggio lasciato da Kurt Cobain, soffermandosi sul fatto che la grafia non coinciderebbe con quella della prima parte. Anche l’assenza totale di impronte digitali sull’arma trovata sulla scena viene presa in considerazione come indizio di non attendibilità della tesi del suicidio, secondo l'opinione dell'autore di questa missiva.

Per entrambi i documenti depositati, l’FBI ha specificato che le richieste non sono attendibili in quanto non si ravviserebbero violazioni della legge federale.

"Apprezziamo la preoccupazione relativa all'ipotesi di omicidio in cui sarebbe stato coinvolto Kurt Cobain. Tuttavia, gran parte delle indagini per omicidio rientrano nella giurisdizione delle autorità locali o statali. Al momento non siamo in grado di identificare alcuna violazione della legge federale all'interno della giurisdizione investigativa dell'FBI”, si legge nel dossier.

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I documenti resi pubblici contengono anche un estratto del fax che nel gennaio del 1997 fu inviato agli uffici dell'FBI di Los Angeles e Washington (e a svariati dirigenti della NBC).
Il mittente del fax è la Cosgrove/Meurer Productions di Los Angeles, casa di produzione di una serie di documentari relativi ai casi irrisolti.

Nel fax si parla di teorie di complotto e di incongruenze che farebbero del "suicidio" di Cobain un caso non risolto.

L'attenzione si focalizza sulla figura di Tom Grant, investigatore privato di Los Angeles ed ex vice sceriffo della L.A. County che fu assunto da Courtney Love prima del suicidio del marito, quando Kurt scomparve misteriosamente dal centro di riabilitazione per tossicodipendenti in cui era ricoverato.  

Grant ha definito l’ipotesi del suicidio "affrettata" e ha dichiarato di aver trovato incongruenze degne di nota, sottolineando pure i dubbi relativi all'autenticità della presunta lettera d'addio del frontman dei Nirvana.

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