"Cosa lascio di me", Roby Facchinetti si racconta

Musica

Sabrina Rappoli

Mentre è ancora in giro per promuovere il suo album "Inseguendo la mia musica", Roby Facchinetti è al lavoro sull'opera "Parsifal". I testi sono di Stefano D'Orazio, l'amico scomparso, il batterista dei Pooh che con Roby ha condiviso decenni di carriera

“Quando qualcuno ultimamente mi chiede come sto, rispondo che sto benissimo”. Così, Roby Facchinetti, nell’intervista via Skype per parlare del suo nuovo singolo “Cosa lascio di me”.

Roby, che vive a Bergamo, tra le città più martoriate dal Covid lo scorso anno, vuole essere propositivo, vuole guardare avanti, “Questo è un virus maledetto, ma la parte peggiore del viaggio è alle spalle, anche se ha lasciato dolore e lacrime: si vede la fine del tunnel”.

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L’album “Inseguendo la mia musica”, che contiene il singolo, è nato dopo “Rinascerò, rinascerai”, una canzone, questa, scritta un anno fa insieme con Stefano D’Orazio e dedicata proprio a Bergamo “un successo che è arrivato in tutto il mondo, io e Stefano eravamo molto colpiti per la reazione della gente e per la funzione che il brano aveva avuto”, ricorda Roby.

“Subito dopo “Rinascerò, rinascerai”, nei mesi del completo lockdown, ho sentito il bisogno di realizzare un progetto musicale”, confessa Facchinetti. “Per fortuna l’anno prima avevo registrato il mio tour “Inseguendo la mia musica”, avevo due ore di musica registrata, che rappresenta tutto ciò che avevo fatto come compositore con i Pooh, ma desideravo anche qualcosa di nuovo e così sono nati – oltre a “Rinascerò, rinascerai”, altri 4 inediti, tre dei quali hanno i testi di Stefano D’Orazio e poi c’è “Cosa lascio di me”, scritto da Maria Francesca Polli, autrice che ha lavorato anche con Mina”.

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Un bisogno di raccontarsi, quello di Facchinetti, a 360 gradi, per raccontare il suo passato e il suo presente. “Mi piace particolarmente, “Cosa lascio di me”, mi coinvolge e così il video che lo accompagna, fatto da Gaetano Morbioli”.

Il videoclip contiene  100 immagini della vita di Roby Facchinetti, della sua famiglia, dei suoi genitori, dall’infanzia a oggi, passando - ovviamente - per il lunghissimo periodo vissuto con i Pooh.

Il brano racconta cosa lasciamo di noi e cosa diventiamo, anche grazie agli incontri che facciamo. “Cosa arriva al cuore degli altri, cosa lasciamo loro?”, si chiede Roby. “Non abbiamo il coraggio di chiedere agli altri cosa piace o non piace di noi e cosa regaliamo agli altri quando siamo insieme. Invece è importante cercare di scoprire cosa lasciamo nel cuore degli altri. L’autrice del testo, Maria Francesca Polli, è riuscita a legare perfettamente il testo con la musica e questo non sempre è facile”.

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Con Roby parliamo anche di Valerio Negrini e Stefano D’orazio, entrambi non ci sono più, entrambi hanno dato ai Pooh un grandissimo contributo. Negrini soprattutto come autore dei testi della band, D’Orazio come grande batterista.

Valerio Negrini – rivela Roby – lo chiamava al telefono per fargli sentire i testi che scriveva per i Pooh, “delle poesie”, le definisce Facchinetti. “Valerio era un uomo straordinario, un grande viaggiatore, che portava nei suoi testi le sue avventure in giro per il mondo”.

OPERA "PARSIFAL" TESTAMENTO ARTISTICO DI STEFANO D'ORAZIO

“Stefano D’Orazio è stato 43 anni nei Pooh e poi abbiamo vissuto insieme al di là dell’artista; è stato un uomo generosissimo, dava ritmo alla sua maniera alla nostra musica, col suo tocco e con la sua personalità”. Roby ricorda che non si sono mai allontanati, fino al giorno del ricovero di D’Orazio in ospedale, quando il Covid l’ha portato via. Un rapporto che ha permesso loro di realizzare l’opera "Parsifal", un’opera di più di due ore, un lavoro lungo, che presto andrà in scena “il modo migliore” – evidenzia Roby “per onorare la memoria di Stefano D’Orazione, che di "Parsifal" ha scritto i testi. "Parsifal", in qualche modo, è il nostro testamento”.

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