I 30 anni di Losing My Religion, il capolavoro dei REM che cominciò... con un mandolino

Musica

Giuseppe Pastore

Il 19 febbraio 1991 usciva il più grande successo della band di Michael Stipe, traino del settimo album "Out of Time" e classico senza tempo della musica internazionale. Composto quasi per caso su una poltrona davanti alla tv...

Compie oggi trent'anni uno dei capisaldi del pop/rock anni Novanta, e non solo; il pezzo più famoso e rappresentativo di una delle band più – come si dice oggi – iconiche della musica contemporanea; la hit di maggior successo di un gruppo già attivo da oltre un decennio all'uscita del singolo che svoltò le loro vite, decretandone un successo di rilevanza mondiale. Insomma, parliamo di Losing My Religion dei R.E.M., che vide la luce il 19 febbraio 1991.

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Nacque per caso, come spesso succede ai capolavori dell'arte. Il chitarrista Peter Buck aveva acquistato poche ore prima un mandolino e se ne stava seduto in poltrona davanti alla tv strimpellando qualcosa e cercando di impratichirsi all'uso di uno strumento che non sapeva suonare. ““Stavo registrando tutto e il giorno dopo, quando riascoltai il nastro, mi accorsi che c'era un sacco di musica tipica di uno che sta imparando a suonare il mandolino, poi di colpo c'era Losing My Religion, e poi ancora altra musica tipica di uno che sta imparando a suonare il mandolino”. Buck condivise la sua folgorazione con gli altri componenti del gruppo, altrettanto entusiasti tanto da riunirsi in sala di registrazione di lì a poche settimane, al Bearsville Studio di Woodstock, New York. A quella sessione avvenuta nel settembre 1990, oltre al mandolino di Peter Buck, si unirono anche chitarra acustica (Peter Holsapple), basso, tastiere (Mike Mills) e batteria (Bill Berry), più gli archi dell'Atlanta Symphony Orchestra aggiunti successivamente e degli “applausi” che furono inseriti in post-produzione, portati alla luce da una puntata della serie tv Song Exploder su Netflix.

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L'uscita di Losing My Religion anticipava di tre settimane l'uscita del settimo disco Out of Time (pubblicato il 12 marzo). Sceglierla come primo singolo fu un'idea molto discussa e controversa e non del tutto condivisa dalla Warner Bros, ma il pezzo ottenne subito il favore delle radio americane, nonostante non fosse un singolo ideale per le tipiche heavy rotation delle stazioni. Come più volte spiegato dal frontman Michael Stipe, il titolo non aveva nulla a che vedere con crisi mistiche o spirituali: losing my religion è un'espressione tipica degli Stati Uniti del Sud e traducibile più o meno con “perdere la ragione” o “perdere la pazienza”. Il testo parla semplicemente di un amore non corrisposto che rischia di sfociare nell'ossessione, uno dei temi universali della musica pop di ogni tempo, traendo ispirazione da Every Breath You Take dei Police e – come rivelato da Mike Mills – anche dalle linee di basso dei Fleetwood Mac. Trascinato da cotanto singolo, Out of time vendette oltre dieci milioni di copie grazie anche al videoclip molto suggestivo diretto dal futuro regista cinematografico Tarsem Singh, eletto Video dell'Anno agli MTV Music Awards 1991: si apre con l'altissima citazione da Sacrificio di Andrei Tarkovsky e contiene riferimenti a Caravaggio e a varie immagini sacre come quella del martirio di San Sebastiano. Trent'anni dopo si appresta a superare gli 800 milioni di visualizzazioni su Youtube ed è indiscussa pietra miliare della storia del rock: Rolling Stone l'ha inserita al 170° posto della classifica delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi e non è raro trovarla nei contesti più vari, come per esempio in questa scena di Beverly Hills 90210 in cui Brenda, appena mollata da Dylan, esaspera il proprio struggimento ascoltando a ripetizione la canzone nello stereo. Riuscite a immaginare qualcosa di più anni Novanta?

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