Campos, tra fiume e mare si viaggia sull'orlo del vulcano con Latlong

Musica

Fabrizio Basso

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E' il terzo lavoro discografico della formazione nata dalla collaborazione tra Simone Bettin (già co-fondatore dei Criminal Jokers) e il musicista e producer Davide Barbafiera, ai quali si aggiunge il bassista Tommaso Tanzini. L'INTERVISTA

Latlong è undici brani nei quali sonorità acustiche e innesti elettronici danno vita a una ambientazione singolare, frutto di un lavoro diproduzione ricco e accurato. Il risultato è una tavolozza di suoni e colori nitidi che lasciano spazio a un universo poetico e immaginativo misterioso, affascinante, tutto da scoprire. Due anni dopo Umani, vento e piante, il trio pisano Campos conferma la scelta della lingua italiana per il nuovo album di inediti, pur mantenendo quel sound dal respiro internazionale che rimane elemento distintivo del lavoro della band fin dall’esordio discografico in lingua inglese con Viva nel 2017. Latlong è un neologismo, è la crasi tra latitudine e longitudine.

Partiamo dalla storia del disco?
Abbiamo cominciato a lavorarci un anno e mezzo fa. Col tempo siamo andati a scremare il materiale accumulato sottolineando le caratteristiche che più ci piacciono. Continua il nostro confronto con la lingua italiana. Il lockdown (tutto sul coronavirus) inizialmente ci ha bloccato poi le scadenze ci hanno motivato ad andare avanti. Abbiamo fatto tutto online e poi quando si poteva ci si vedeva in studio. Per fortuna abitiamo tutti a Pisa.
Oggi latitudine e longitudine dividono il mondo più che in passato: per voi cosa separano e cosa uniscono?
A disco finito questo concetto, nato perchè raccontiamo di avventure di esploratori, identifica il viaggiare in un luogo non fisico, magari che neanche esiste. E' una voglia di evasione molto intima con destinazioni immaginarie.
Siete più da acqua dolce o da acqua salata?
Qui abbiamo l’Arno ma siamo vicino alla foce dunque siamo salmastri, siamo muggini.
Fuggire da tutto suppongo sia una provocazione…ma c’è qualcosa da cui vorreste scappare?
Anche da noi stessi, è difficile talvolta guardarsi allo specchio. La contemporaneità ci sta stretta, vorremmo fuggire dai negozi che chiudono, dagli ordini online, dall'hype dei singoli: c’è nostalgia nell’album e non riusciamo a togliercela di dosso.
Come si sconfigge la ruggine dell’anima?
Anche accettando gli aiuti. Con la fiducia e il lasciarsi un po’ andare. Serve anche il coraggio di voler cambiare.
L’Arno oltre che un valore geografico ha anche un valore storico-mitologico per voi?
E’ un paesaggio costante, è la vita che scorre e non si ferma mai: può accadere di tutto ma c’è sempre. Poi c’è il fatto che nasce altrove, si sposta, custodisce le sue storie. Se attraversi il ponte è difficile non guardarlo. Plasma anche la mentalità di abita a Pisa.
Per non perdersi nel blu scegliete la bussola o la stella polare?
La stella polare perché la bussola non si riesce a leggere, gira sempre.
Musicalmente avete paura di non lasciare un segno, di essere dimenticati?
E' una debolezza che ha ognuno di noi, non è una questione di lavoro. Anche se si pensa di essere superiori a questa idea. L’avvertiamo la sensazione, ed è naturale, è l'accettazione di fare cose e andare avanti pur sapendo che la gente si dimentica. Non deve però condizionare le scelte.
Si dice che il vulcani siano la porta dell’aldilà: ci andreste a fare un giro avendo in mano un biglietto di ritorno?
Volentieri, ha un senso visto che siamo a celebrare i 700 anni Dante. Eppoi anagraficamente siamo nel bel mezzo del cammino di nostra vita dunque sarebbe un viaggio perfetto.
Optate per il Paradiso dantesco o per quello che ci racconta la Chiesa?
In quello che ci racconta la Chiesa è tutto bello. Ma forse si sta ancora meglio nell’Eden dell’Islam.
Come nasce il nome di Campos?
Ci chiamavamo Viva quando il progetto è nato in Germania. Ci piaceva un nome corto e abbiamo studiat varie opzioni. Campos era il portere del Messico negli anni Settenta, era anche artista e si faceva le maglie con i suoi quadri. Amiamo gli sportivi fuori dal fisico perfetto. Ci convince più ora che prima.
Alla fine del viaggio volete trovarvi su un argine o su una spiaggia?
Su un argine perché ci sa più di salvezza. Il fiume porta via e l’argine è laterale e trasmette un senso di redenzione e salvezza.
Cosa pensate di fare per promuovere Latlong?
Ora siamo in sala prove, anche per non annoiarci e prendere confidenza con gli arrangiamenti live, vogliamo farci trovare pronti quando sarà il momento. Non siamo troppo attratti dalla versione streaming die live. Aspetteremo. I social li usiamo il minimo indispensabile, lo reputiamo adatto per il singolo e noi siamo un band.
Quindi resta all'ombra dell'argine?
Non abbiamo fatto grandi cose fino a oggi. Stiamo pensando a qualcosa ma è prematuro, vorremmo uscire con un po’ più elettronica, con un link solo audio. L’elettronica ci piace ma poi va tenuta sotto controllo, devono uscire le canzoni. Vedremo che accade siamo curiosi noi per primi.

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