Maru, la vita è un Toi tra arte di perdere e non prendersi sul serio

Musica

Fabrizio Basso

Francesca Burrani
Maru_foto di Francesca Burrani

La giovane cantautrice siciliana si apre all'elettronica e alla dance facendo saltare i confini musicali a cui ci aveva abituato. Nel disco infrange le barriere di genere grazie alla sua voglia di andare oltre ogni pregiudizio. L'INTERVISTA

Invaso di musica da anni ho trovato in questa difficile stagione dominata dal covid19 (tutto sul coronavirus) un elemento positivo: ho maggiore possibilità di ascoltarla. Mi sono approcciato a Toi di Maru con curiosità ma mai avrei creduto di ascoltarlo addirittura tre volte e in rapida successione. Il disincanto, la melanconia, la resilienza, quello stare dalla parte dei vinti consapevoli fa del lavoro di questa giovane cantautrice siciliana una perla rara. Anticipato dai singoli Quechua e Zitta, l'album di Maria Barucco, così si chiama sulla carta di idrntità, è un diario in fieri della generazione under trenta. Ora entriamo nel mondo di Maru che vive a Bologna ma non rinuncia a friggere gli arancini che la legano alla sua Siracusa.

Partiamo dalle origini dell’album?
Nasce dalla necessità di raccontarsi, la scrittura per me è un metodo di analisi e di sfogo. Le canzoni sono brani premonitori, dopo questa attenta analisi e dopo parecchio tempo, riascoltandoli possedevano il filo del gioco. Prima del titolo erano pezzi frammentati, non li contenevo in uno stesso pacchetto: mi chiedevo se sono io?
Il valore del titolo, Toi con la i?
Riassume l’idea di restare in gioco per goderselo e non per vincere. E stare coi piedi per terra.
Già nel precedente Zero Glitter cercavi te stessa: ti sei trovata?
Più o meno mi sono trovata, c'è una costante crescita altrimenti non continuerei a scrivere, ora ci sono più maturità e professionalità. Non rimpiango né rinnego tutto quello che ho messo in Zero Glitter, album al quale sono affezionata. In Toi c'è una crescita musicale e di composizione, si respira qualcosa di fresco e attuale, ho abbandonato l’ukule e sono cresciuta con l'aiuto di Pietro Paroletti e Fabio Grande, i miei produttori.
Col senno di poi avevamo tutto quanto…ti soffermi spesso sul senno di poi?
Moltissimo, lo sguardo al passato lo ho davvero tanto. Mi domando se le scelte che ho fatto sono giuste, spesso ho abbandonato qualcosa per capirne un’altra. Lo sguardo ricade sempre sul passato, cerco di ridurlo, ma credo sia un tema che riguarda anche te, riguarda tutti.
Passi per i fatti strani, ma ci sono davvero le verità assolute?
Nei sentimenti no. Dubito che ci siano anche con noi stessi. Ci sono più fatti strani che verità assolute.
Cosa rende una amica…idiota?
E’ soggettivo. Le idiozie sono le cose per le quali non vale la pena perdere tempo. Una persona da cui non prendi nulla.
Per cosa scaleresti l’Himalaya in infradito?
Di certo per mia sorella Bianca; poi per la mia famiglia. Per qualche persona lo ho creduto, per altre lo credo ancora. Ma per la mia famiglia soprattutto.
Mai come quest’anno avremo un capodanno senza alcun proposito: come lo immagini?
Sempre così. La sola volta che ho avuto dei propositi li ho scritti su una mattonella di casa mia in fase di ristrutturazione.
Quella di Siracusa?
Sì. Sono legata ai posti, fatico ad accettare i cambiamenti. Quella volta ero a Siracusa, a mezzanotte ho preso la tavoletta e la ho lanciata in mare…so che non è conforme al riciclaggio di quel tipo di materiale, ma quella volta mi sembraba giusto così. Poi ho sbagliato il lancio e la tavoletta si è frantumata contro gli scogli: in quel momento ho compreso che è inutile averli i proponimenti.
Quale è il tuo test per stare meglio?
Sono più io un test per gli altri. Free Trial affronta le frequentazioni e dove porteranno. Io sono un test molto spesso, posso fare stare meglio qualcuno per poi scoprire che ho un periodo di prova.
Quanto è viva la Bologna della musica? E’ la città che citi in Free Trial? O è una citta immaginaria come quelle di Italo Calvino?
Amo Italo Calvino ed è bello sentirlo citare. La città in questione è Siracusa. Racconto dell'Ortigia Sound System che si tiene in riva al mare e arriva gente da tutta Italia. Nasce dall'idea di ragazzi giovani ed è rivolto alla vera musica indie e a quella elettronica. Nei giorni dell'OSS la città è un caos, un po’ come Berlino la sera di Natale alla Porta di Brandeburgo. Io ero nel parcheggio e mi sentivo coraggiosa e quasi punk a scrivere lavami su tutte macchine.

La tua posizione sui concerti?
Ho visto qualche concerto in estate, è stato un buon risultato, ci teniamo alla musica e dunque va bene tutto. A Bologna ho freqeuntato una Arena Puccini piena di sedie e che fatica vedere tutti seduti. All’inizio del mio percorso ho suonato davanti a pochissime persone e sono nate grandi amicizie. Lo farei ancora ma mancherebbe il resto. Occorre destreggiarsi in modo colto. Toi è molto ritmato, per lui serve un ambito più elettro pop. Amo sempre più sintetizzatori e sampler, che costano un botto ma ti cambiano la vita.
Cosa farai nelle prossime settimane?
Su instagram mi diverto, farò qualcosa più per dilerttarmi che per spingere Toi, di altro non credo si possa fare moltissimo. Uscire con un disco in questo periodo è un atto di coraggio. Conosco le persone che mi seguono, sono molto presente sui social per divertimento e per ascoltare chi mi scrive. Posso dirti che chi mi ascolta sa ascoltare, la mia non è musica da sottofondo.

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