Flo smonta l'uomo normale e lancia la bella normalità

Musica

Fabrizio Basso

flo cangiano

L’artista partenopea lancia il singolo e annuncia il nuovo progetto discografico, che vede la produzione artistica di Sebastien Martel. Il nuovo album di inediti, dal titolo 31SALVITUTTI, uscirà il prossimo 13 novembre. L'INTERVISTA

Lo abbiamo in casa. Oppure è il vicino. O l'amico con cui si beve un aperivo. O l'amica con cui si fa shopping. Quello che accomuna queste, e mille altre tipologie umane, è una pericolosità inconsapevole. La ha tirata vuori dall'oblio quotidiano con un brano che dietro l'allegria della voce e della musica nasconde l'uomo nero. L’uomo normale di Flo Cangiano è colui che è inconsapevole di quanto razzismo, di quanta omofobia, di quanto fascismo si nasconde dentro i suoi gesti quotidiani. Ne abbiamo parlato in una lunga telefonata.

Flo, cosa è la normalità oggi?

Si può leggere in due modi, può essere qualcosa di positivo se legato al nostro stato di benessere naturale, all'essere felici. Altre volte è una spinta a conformarsi perché bisogna rispondere a uno schema e ad aspettative che spesso non si concretizzano.
Come è il tuo uomo normale ideale?
Nella vita si cambia spesso idea. Prima ho pensato che dovesse fare l'artista come me, poi non ti incontri mai e quando lo fai parli di lavoro. E mi sono innamorata di un uomo che ama il mio lavoro ma nella vita fa altro. Muove curiosità e stimoli confrontarsi con chi fa un altro mestiere. Ciò detto in generale non mi piacciono gli uomini palestrati.
Quale è oggi il valore della famiglia?
Vengo da una famiglia napoletana iper tradizionale. Da noi la famiglia è una istituzione, è difficile staccarsi. Nell’adolesceneze ho odiato modelli e regole ma nel tempo ti strutturi e ti rilassi, non ti formi più nello scontro. La famiglia è ancora la casa, per me sapere di poterci tornare è importante. A volte è asfissiante: pensa alla regola del natale e del pranzo della domemica. Io a 18 anni ho fatto i primi viaggi e mi guardavano come una figlia strana perché avevo la patente e giravo mentre le cugine erano già sposate. Mia mamma ha la quinta elementare: ho un fratello a New York e una sorella ingegnere. Ora mia mamma va a New York e ai miei concerti. A New York esce con coppie gay conosciute tramite mio fratello: prima che fossimo adulti non le concepiva e invece ora è normale. E' cambiata.
Gli indiani sono il pericolo o la riserva dove cercare serenità?
Nella canzone sono gli indiani d’India con le botteghe. Sono carini e gentili e mi sento protetta quando torno a casa di notte perché le loro botteghe sono aperte e dunque c'è vita. Io lo percepisco come sicurezza, per altri questi indiani rappresentano un rischio. Ho paura dei gruppi chiusi, delle riserve, delle sette di pensiero che non si rapportano col mondo fuori. Mi piace scrivere in solitario ma devo vedere che accade per trovare ispirazione. Qualche giorno fa ho trascorso due ore nel posteggio di un circo a ossservare la gente e i movimenti.
Come è nata L'Uomo Normale?
Il disco era già pronto, le canzoni già scelte. Poi il mio produttore Sebastien Martel è arrivato a Napoli e siamo stati una settimana insieme per conoscerci, abbiamo lavorato a casa e tra chitarra, caffè e pizza mi ha parlato di una musica che secondo lui era giusta per me. Ed era vero: dunque ho tolto una canzone e ho aggiunto questa all'album. Mi è piaciuto fosse nata da un incontro reale. Lo spunto parte dal ragazzo "sparato" dal carabiniere: tante persone che stimo avevano giustificazioni, qualcuno ha detto che ci faceva il ragazzo fuori così tardi. Queste per me sono contaminazioni da un pensiero fascista. E’ l’inconsapevolezza che mi turba. Omofobia e maschilismo inconsapevoli sono terribili.
Cosa mi puoi dire di 31SALVITUTTI?
Che è bellissimo. Sono sempre stata fedele a me. Musicalmente quando riascolto i mie lavori almeno una cosa la cambierei, qui no: c'è un suono metropolitano creato in presa diretta. C'è una sensazione di anni Settanta. Il titolo si richiama a un gioco…tana salva tutti: è il primo atto eroico di ognuno di noi.
Cosa è Brave ragazze?
Un progetto che avevo in testa da anni, è nato con appunti di viaggio segnati in un quaderno di annotazioni. E' una raccolta di donne anche non famose ma che hanno fatto cose importanti. Cantautrici coraggiose del mondo latino che ho tradotto e interpretato: nello spettacolo la canzone è un pretesto per raccontare le loro storie.
Tu sei una brava ragazza?
Sì lo sono per come lo intendo io.
Tu hai partecipato a molte rassegne: la qualità che riscontri è alta?
Al Parodi si arriva in dieci, Musicultura si parte in 60  e si seleziona dopo quindi c’è di tutto all'inizio. Il mainstream toglie troppo spazio. Bisogna però libersi dell’idea di mainstream come avversario così si campa meglio, si hanno meno frustrazioni. E' un po' come la differenza tra il calcio e altri sport. Noi oscilliamo tra jazz e world music e si possono fare un sacco di cose. La televisione è blindata…io sono stata invitata due volte da Gigi Marzullo e mi hanno visto in tantissimi. Ecco chiederi la possibilità di un po’ di visibilità in più.
La tua opinione sulla ripartenza della musica?
Trovo giusto ripartire anche con 50 persone. Chi sta nel mainstream può stare fermo, hanno altre forme di ingresso tipo gli sponsor che sostengono i loro social. Chi ha un piede nel jazz e uno nei club tra 100 e 300 posti deve lavorare. Io ho una squadra di dieci persone e sono sconosciuta al grande pubblico. Non mi piace l’idea di diretta facebook perché svilisce il lavoro a meno che non hai mezzi per fare le cose in grande.
Cosa succederà nella tua vita da qui a fine anno?
In estate dopo che la davo per spacciata qualcosa si è mosso. Ho lavorato col progetto acustico di Brave Ragazze. Col quartetto e la band sarebbe stato impossibile perché la gente balla ai miei live. A novembre farò una presentazione di 31SALVITUTTI a Napoli e poi Roma, Milano, Torino, Firenze sono in agenda ma dipende tutto da che succederà.

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