I 45 anni di "Born to Run", l'album che consacrò Bruce Springsteen

Musica

Il 25 agosto del 1975 usciva il disco che avrebbe proiettato alla ribalta mondiale il giovane cantautore statunitense gettando le basi della straordinaria carriera del Boss

"Born to run", il disco che ha consacrato Bruce Springsteen alla ribalta internazionale, compie 45 anni. Uscito il 25 agosto del 1975, ha gettato le basi della straordinaria carriera del Boss, la cui musica è sopravvissuta attraverso le generazioni e il tempo senza mai perdere la propria forza. Eppure, la creazione di "Born to run" ha rappresentato per il cantautore un bivio fondamentale in un momento estremamente complesso della sua carriera, in bilico su un filo sottilissimo tra fallimento e successo. Parlando di quell’album, un anno dopo la sua uscita, Springsteen avrebbe detto: "Sono nato, invecchiato e morto, facendo quell’album".

La carriera ad un bivio

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Bruce Springsteen era un artista di 26 anni nel 1975, quando si trovò ad affrontare il primo vero momento cruciale della propria carriera. Ingaggiato dal leggendario John Hammond, aveva firmato un contratto con la Columbia per tre album. I primi due dischi, "Greetings From Asbury Park" e "The Wild The Innocent and The E Street Shuffle", sul piano commerciale non erano stati affatto un successo, sebbene molti dei loro singoli sarebbero diventati dei must springsteeniani. L’intenzione della major, quindi, era quella di mandarlo a casa qualora anche il terzo album si fosse rivelato un flop dal punto di vista delle vendite. Bruce e i membri della sua band, quindi, nonostante la lunga gavetta alle spalle, si trovarono da un momento all’altro con le spalle al muro. E con un solo concerto in programma, il terzo album sarebbe stato decisivo per il proseguo del loro percorso nel mondo della musica. L’alternativa c’era, ma lontana dai palchi internazionali e dalle sale di registrazione.

La creazione di "Born tu run"

L’idea del Boss per il nuovo album era quella di dare corpo ad una concezione di epica musicale attraverso la rilettura del "Wall of Sound" di Phil Spector. Le cose in studio, però, erano ben lontane dall’andare secondo i programmi fino alla svolta. Protagonista del momento chiave fu Jon Landau, il celebre giornalista di Rolling Stone, che vide in Springsteen il futuro del rock'n'roll. Landau decise di collaborare attivamente alla realizzazione dell’album. Per prima cosa subentrò nel ruolo di produttore, sostituendo Mike Appel, il primo produttore manager con il quale il rapporto si sarebbe chiuso definitivamente qualche anno dopo in tribunale. In secondo luogo, Landau sfruttò la sua profonda cultura musicale e la fitta rete di contatti per tirare le fila del futuro capolavoro del Boss. Le sessioni in studio furono massacranti e passarono per mesi e mesi di reclusione, con passaggi, arrangiamenti e soluzioni riprovati migliaia di volte. L’unico momento di pausa fu dettato da quello che avrebbe potuto essere l’ultimo concerto della band.

Dal possibile fallimento alla consacrazione

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Alla fine, però, “Born to run” vide la luce, con la foto di copertina di Eric Meola, il ritratto dello Springsteen di allora: magro, con la Fender Telecaster a tracolla, il chiodo e la spilla di Elvis. Nel disco otto tracce per la durata totale di 39 minuti e 20 secondi: sul lato A "Thunder road", "Tenth Avenue Freeze-Out", "Night" e "Backstreets", sul lato B "Born to run", "She’s the One", "Meeting across the River" e "Jungleland". Dal possibile fallimento alle copertine di "Time" e "Newsweek" nella stessa settimana, l’uscita di "Born to run" fu l’alba della leggenda del Boss, sorta il 25 agosto del 1975.

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