Take That vs Backstreet Boys, Francesca Baraghini sceglie i Take That

Musica

Francesca Baraghini

Sono stati i primi a nascere a tavolino per intercettare i bisogni dei giovani. E, tra tutti, c’è solo uno che ha veramente talento: Robbie Williams, colui che ha mandato tutto in frantumi e che ora, il 29 maggio, permetterà invece il grande ritorno della boy band

Chiara Piotto sceglie i Backstreet Boys

 

Take That o Backstreet Boys. Ovvero: Regno Unito o Usa? Io odio i cloni quindi scelgo i primi: i Take That. Lo so che non sono i primi in assoluto e non sto parlando dei New Kids on the Block, tra l’altro americani, nati nel 1984 e tuttora sulla scena anche se non mi spiego il perché, sul serio. Potremmo sfogliare l’album dei gruppi studiati a tavolino da un manager e scoprire che sono nati prima i New Edition. Anche qui, born in Usa. La verità è che non troverete su Wikipedia o su Google che la prima vera boy band nasce in Gran Bretagna, a metà degli anni ’70, grazie a Malcolm McLaren, produttore discografico e, lasciatemi aggiungere in grassetto, marito di quel genio di Vivienne Westwood. Oggi, ex marito. Certo, questa è un’altra storia, è una favola punk fatta di scelte che avvengono all’interno di un negozio di vestiti. Non è una bufala se scrivo che un futuro componente dei Sex Pistols viene scelto perché entra indossando una maglia con scritto: “Odio i Pink Floyd. E non serve avere visto al cinema “Il diavolo veste Prada” per capire che la moda pensata e poi lanciata dalla Westood non era - e non è - una banale provocazione. E’ stata molto di più. Del resto, bisogna stare attenti quando il vero obiettivo di una maglietta strappata non è suscitare curiosità, ma scandalizzare e destabilizzare. Potrebbero nascere canzoni come “Anarchy In The UK”, no? Insomma, avrete capito che tra Regno Unito e Usa, quando si parla di musica, scelgo gli inglesi.

CINQUE RAGAZZI CAPACI DI INDOSSARE PENSIERI E SOGNI DI UNA GENERAZIONE

approfondimento

Le boyband più famose degli anni 90

 

E’ vero che le canzoni per gli adolescenti, oggi, le fanno gli americani (penso ad Ariana Grande, Justin Bieber). Ma riflettendoci, credo che il fenomeno pop adolescente lo abbiano creato gli inglesi con David Copperfield: un adolescente che si batte affinché gli adolescenti vengano capiti. Sto andando fuori tema? Forse, ma era per giustificare che le mie passioni musicali abitano lì: dalla battaglia di Brighton negli anni ’60 agli Who, dai Beatles ai Take That. Quindi, siamo a Manchester (e non aprirò la parentesi Oasis prima che il sito di Sky Tg24 mi sfratti), è il 1990 e il produttore Nigel Martin Smith decide che i giovani hanno bisogno di un punto di riferimento. Cioè, intercetta in cinque bellocci dal sorriso pulito, tutto ciò che le giovani generazioni avrebbero voluto dire, indossare e sognare. L’amore prima di tutto. Personalmente, non ne ho mai subito il fascino, ma solo perché troppo perfetti e troppo sorridenti per una appassionata di “Super Vicki”. Anche se è pur vero che chiunque passasse dagli studi di “Non è la Rai”, ai miei occhi, era degno di attenzione. Credo di averli scoperti così, con una Ambra Angiolini in anfibi neri che li presenta uno per uno. Non sono stati costruiti per cantare di politica stile Sex Pistols, loro “I just want you back for good”.

Il 29 maggio il grande ritorno

approfondimento

Robbie Williams annuncia la reunion con i Take That

 

Nelle loro canzoni soffrono sempre per qualche ragazza, un po’ come i Backstreet Boys, ma vengono prima e piacciono a tutti, anche alle mamme. E poi, non sono fighetti, ma proletari. Non basta una camicia a quadri per far capire al mondo che si è nati in periferia, anzi. I Take That non si auto-citano nei ritornelli, non ne hanno bisogno. Mentre tutte sognano di trovare un ragazzo identico a Mark Owen che dica una frase tipo: “I wanna feel you in my arms again”, spesso senza sapere che stanno sognando sulle parole dei Bee Gees, non un gruppo qualunque. Anche nelle cover sono avanti, diciamolo. Ed è una cover che quasi quasi si mangia gli stessi Bee Gees e che, se vogliamo dirla tutta, non porta bene al futuro della band. Infatti, a differenza dei Backstreet Boys, si sciolgono. Consegnano nelle mani dei concorrenti anche quel pubblico che non li avrebbe mai traditi. Eppure, come succede spesso per le grandi storie d’amore che finiscono, siamo sempre state qui ad aspettare. Anche quando i Backstreet Boys superavano il record di vendite prendendosi la stella sulla Hollywood Walk of Fame. Tutte a cantare quando alla radio parte una canzone di una o dell’altra boy band, ma a ricordarci solo la faccia di Robbie Williams quando si esce dalla logica del gruppo, di qualunque gruppo si parli. Quando si fanno i conti con la solitudine del palco e ci ricordiamo che siamo nel 2020, la faccia di “Rob” è l’unica che resiste al tempo. Anche per questo scelgo loro: perché uno su dieci ha talento per davvero. E se decide di andarsene, se ne va mandando tutto in frantumi. Ma se decide di tornare, cosa che farà solo il 29 maggio per beneficenza, quel giorno non esiste niente di paragonabile. Tranne… che il ritorno dei fratelli Gallagher.

Spettacolo: Per te