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Caterina Cropelli si racconta in Caterina, un viaggio intimo e maturo

Musica
Catertina Cropelli fotografata da Elia Cattaneo

Partendo da Cles, passando per X Factor, la giovane cantautrice trentina pubblica il suo primo lavoro che ha ribattezzato semplicemente Caterina. Ecco l'intervista a Caterina Cropelli

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(@BassoFabrizio)

Un inizio da autodidatta bambina e una chitarra che non lascerà mai più. E a essere così decisa aveva ragione Caterina Cropelli che dopo avere assaggiato X Factor arriva oggi a pubblicare il suo primo album che ha battezzato semplicemente Caterina. E' un lavoro ricco di suggestioni e di sfumature, un album pensato e lasciato germogliare il tempo giusto. Nessuna fretta, nessuna ansia di sfidare il complicato mercato discografico. L'attesa è valsa la pena. L’album, prodotto da Piero Fiabane e registrato e arrangiato da Clemente Ferrari, è come un diario in musica che suggestiona a ogni capoverso. Ne ho parlato al telefono con Caterina.

Caterina finalmente è uscito. Un album che ha avuto una lunga gestazione.
Lo vico come una ricerca. Fino a tre anni fa non scrivevo, c'erano brani iniziati ma non finiti.  La pazienza porta i suoi frutti, chi ha la calma per aspettare fa un buon raccolto. Mi ha fatto capire questo il mio manager Piero Fiabane. Poi arriva il momento in cui bisogna essere pronti anche se non lo si è veramente.
Come capisci che è l'attimo perfetto?
Ci vuole un tocco di magia in più impreziosito da consapevolezza e amore.
Il video di Duemilacredici lo hai girato in casa: non è il progetto originario, giusto?
Sì, non era il video principale che doveva essere girato a Roma. Ma essendo bloccata me lo sono fatta da sola e ho optato per una cosa sincera e che mi rispecchia. L'ho fatto in casa: direi naturalezza e qualche imperfezione.
Se non erro citi Caparezza nel testo.
Giusto: quell’estate ero stata a un suo concerto e quando ho scritto Duemilacredici mi è rimasto impresso il suo fuori dal tunnel.
Utilizzi tutte le sfumature della tua voce.
Ci sono pezzi usciti abbastanza spontaneamente in base ai periodi che stavo vivendo: erano anche analisi e dunque la voce andava sullo stesso piano. Per fare un esempio Clemente Ferrari ha saputo far suonare la mia voce sottile anche in pezzi come O2 che è più ruvido e non mi aspettavo un simile risultato.
In Cemento contribuisci ad abbattere muri e odio.
Lo ho scritto insieme a Veronica Marchi (anche lei con un passato a X Factor, da poco ha fondato una etichetta discografica per sole donne Maieutica Dischi, ndr). Mi sono ritrovata a cantarla e la ho inserita. Abbattiamo il cemento e i pregiudizi.
L'unico featuring è con Anansi.
Quando ho scritto La tua collezione sentivo che mancava qualcosa. Poi in un disco è bello avere un featuring. Lui è un talento ed è trentino come me. Ci siamo trovati praticamente sulla porta.
Qualcuno ha fatto Il Cielo in una Stanza, tu hai fatto Il Cielo in una Scatola.
E' indubbiamente un rimando alla stanza. Sono diverse, la mia parla del destino e cher vorrei spedirmi via posta e scappare. Una vita da artista è un po’ da zingari, si è instabili bisogna vivere alla giornata.
Ci riesci?
Da tre anni in qua ho imparato molto da questa vita carpe diem.
Sei fatalista o il destino si costruisce?
Sono fatalista e lascio che il destino vada: alcune cose sono predestinate ma si può anche lavorare perché qualcuna accada. La vita ti porta sempre sulla strada giusta anche se sembra che tutto vada a rotoli. Inconsapevolmente la vita ti guida e io dico: prendi il bello di tutto anche del brutto.
Duemilacredici è il primo singolo e anche il brano che chiude il disco.
Il mio manager mi ha detto che era buono per chiudere l’album. E’ un pezzo spensierato con un bel messaggio di ricongiungersi. E’ nato per ultimo.
Il coronavirus ti ha stoppato la promozione.
Avevo un aprile tutto pieno di date, aspettavo questo momento da un sacco di tempo. Faccio qualche diretta di instagram. Cerco di essere più vicina a chi mi segue. Poi ci saranno le date da recuperare e l'idea, oggi, è di partire già dall’estate.
Cosa fai a casa?
In queste ultime due settimane ho sempre avuto molto da fare. Il singolo mi ha impegnato con le riprese e il montaggio casalingo e le giornate volano. Creo contenuti per i miei social. Ho quasi meno tempo di prima. E poi faccio la spedizioniera.
Cioè?
A chi lo richiede spediamo il disco a casa e sapendo chi è il destinatario e la fiducia che ha in me...ogni copia ha una dedica speciale.