Giorgio Poi, chi è colui che ha fatto del Vinavil una poesia

Smog è il disco e Smog Tour è il...tour: ma quando Giorgio Poi ha in mano la chitarra e lascia partire la voce non ci sono né smog né foschia nella sua musica ma solo i colori della vita. Un piccolo ritratto dell'artista pimenotese

(@BassoFabrizio)

L'estate, quella del 2019 intendo, non avrebbe lo stesso sapore buono senza La Musica Italiana di Calcutta e Giorgio Poi. Poi ho avuto il privilegio di sentirla eseguire insieme al Locus Festival di Locorotondo, in d Valle d'Itria dove la provincia di Bari si incontra con quella di Taranto. Il suo ultimo album si intitola Smog e il suo tour Smog Tour. Fa parte di quella generazione Indie che ha rilanciato la musica d'autore. Solo che lui ha una marcia in più. Come Margherita Vicario e lo stesso Calcutta. In questo novembre prosegue lo Smog Tour, un viaggio nell'Italia contemporanea raccontato con ironia. Potrebbe essere l'Ennio Flaiano della musica 2.0. Oppure un Beppe Viola moderno. Il cognome vero è Poti ed è piemontese di Novara ma la sua adolescenza si sviluppa a Lucca. Ma il salto di qualità è il diploma in chitarra classica che consegue a Londra. Inizia così la sua esperienza musicale che in origine è di gruppo: la sua prima band si chiama Archaeology of the future che poi diventa Cairobi. Sta un po' in Germania e frequenta gli Stati Uniti.

Quando si dice nomen omen: il brano che gli apre una breccia nel mercato italiano si chiama Niente di Strano e nel video compare Luca Marinelli. E' l'inizio di una grande inizio che si concretizza nel 2017 con l'album Fa Niente. Le radici sono in alcuni grandi nomi della musica italiana o meglio in un interesse improvviso, potente che ha fatto germogliare la sua creatività. Ma il bello di questo album, che ha influenze estreme, da Vasco a Piero Ciampi, è che miscela sapientemente un ritmo e una metrica italiani con un suono molto americano. Oltre al brano che titola il disco contiene pezzi che oggi sono cult e chi partecipa ai suoi concerti li canta all'unisono. Cito, tra gli altri, Tubature, Paracadute, Acqua Minerale, Doppio Nodo e Le foto non me le fai mai.

Il primo album Fa Niente è andato bene e, come mi ha raccontato, gli ha dato soddisfazioni "anche perché è stato fatto un po’ al buio cercando di creare un progetto sostenibile, suonabile in tre. Con Smog ho aggiunto molto nell’arrangiamento e sapevo di potere avere una persona in più sul palco. E’ più strutturato e portarlo in giro è fantastico. Al momento della scrittura non penso alle reazioni, penso per me, al messaggio che desidero trasmettere. Le mie canzoni, come tutte le altre, sono interpretabili, per alcuni incomprensibili. Questa libertà di interpretazione è applicabile a tutto. Sono contento se il pubblico canta insieme a me. Non sono tra i più cantabili, molti miei testi sono difficili da ricordare, certe mie parole possono risultare ostiche. Per cui non ci rimango male se il pubblico sta guardare e basta".